Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Genova 1945 - 1970: Gli anni gloriosi

Raffineria ERG, Genova-San Quirico, 1966 (Fondazione Edoardo Garrone).

 
 

All’indomani della Liberazione l’industria genovese appare provata. Oltre ai danni subìti, il problema maggiore è quello di attrezzare le fabbriche a nuove produzioni di pace dopo che, per anni, si erano dedicate a soddisfare la domanda bellica. E ciò deve avvenire in un momento di gravi difficoltà contingenti: frequenti sono le interruzioni nell’erogazione della corrente elettrica, insufficienti gli approvvigionamenti di materie prime, ostacolati dalle pessime condizioni delle infrastrutture di trasporto; è poi particolarmente teso il clima negli stabilimenti dove le maestranze reclamano aumenti salariali e non sono disposte ad accettare una pura e semplice restaurazione del clima di rigida disciplina imperante negli anni del Fascismo e della guerra. Soggetto decisivo di politica industriale è l’Iri, la cui sorte è per poco in discussione: si ascoltano infatti le voci di chi, in nome di una visione liberista, e ritenendo l’istituto un’eredità del passato Regime, ne propone la liquidazione; prevale però l’orientamento condiviso dai grandi partiti di massa che dominano la scena, di mantenere in vita l’ente che nel 1946 dà lavoro nella sola Genova a circa 50.000 persone (30.000 all’Ansaldo, oltre 8.000 alla San Giorgio – passata in tale anno sotto il controllo pieno dell’Iri –, 5.600 alla Società italiana acciaierie di Cornigliano Siac, 4.200 all’Ilva); le aziende private con più di 1.000 dipendenti sono la Piaggio e la Bruzzo (quest’ultima, con 2.000 occupati nelle acciaierie di Bolzaneto). Nel 1948-1949 l’Iri presenta articolati piani di ristrutturazione che interessano tanto il settore meccanico quanto quello siderurgico. Nel 1948 nasce la Finmeccanica, cui fanno capo società con complessivi 50 stabilimenti e 88.500 dipendenti. Nel 1949-1950 la holding procede a una riorganizzazione delle imprese controllate, seguendo il criterio di accorpare nella stessa società le fabbriche che svolgono lavorazioni analoghe. L’Ansaldo subisce una radicale trasformazione, perde alcuni stabilimenti e acquisisce i cantieri navali della Odero-Terni-Orlando di Livorno e del Muggiano (La Spezia), divenendo un’azienda prevalentemente navalmeccanica. Contestualmente si costituisce l’Ansaldo-San Giorgio, che rileva gli impianti elettrotecnici delle omonime preesistenti imprese. Nel 1945 viene nominato Presidente della Finsider Oscar Sinigaglia, il quale rilancia il progetto di creare un grande stabilimento siderurgico a ciclo integrale a Cornigliano. Nel 1948 la Finsider formula una organica proposta in tal senso, che è accettata dal Governo; la motiva la convinzione dell’ineluttabilità di uno sviluppo economico implicante la domanda di crescenti quantitativi d’acciaio, della sempre più stretta integrazione del sistema economico occidentale, della dimensione europea di tale processo d’integrazione. E il respiro europeo del disegno di Sinigaglia è testimoniato di lì a poco dalla presentazione, nel 1950, del “piano Schuman”, che si traduce nel 1951 nella costituzione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca).

 

Dépliant pubblicitario della Societa' Costa Crociere, Genova, 1960 (Fondazione Ansaldo, fondo Costa).

 
 

Il “piano Sinigaglia” ha dunque come ambito territoriale d’attuazione Genova, la cui lunga storia siderurgica si sostanzia allora in una massiccia presenza di fabbriche e di sedi centrali di imprese (in particolare le aziende dell’Iri Ilva, con quattro stabilimenti che occupano, nel 1948, 4.842 addetti, e Siac). Oltre alla realizzazione del nuovo stabilimento si prevede la chiusura dei vecchi impianti Ilva e la specializzazione della Siac nella produzione di fucinati e pezzi fusi di grandi dimensioni. Negli anni 1950-1953, utilizzando i fondi del “piano Marshall”, si costruisce su terreni ottenuti con riempimenti del mare il centro siderurgico che, conferito alla società Cornigliano, è intitolato a Sinigaglia, scomparso nel 1953. Le scelte di politica industriale dell’Iri comportano investimenti e dismissioni: queste ultime sono vanamente contrastate dal movimento sindacale e si traducono in migliaia di licenziamenti. Il periodo compreso tra il 1950 e l’inizio degli anni Settanta è caratterizzato da una prolungata e significativa crescita economica – la provincia di Genova è ben piazzata nelle graduatorie nazionali per quanto riguarda il reddito procapite –, ma l’industria vi contribuisce solo parzialmente. Le ristrutturazioni attuate nel biennio 1949-1950 non hanno definito adeguate strategie per molte imprese. L’occupazione nel settore manifatturiero in provincia di Genova si riduce tra il 1951 e il 1971 (passando da 106.924 a 97.135 addetti), al contrario di quanto accade nelle altre aree industriali del Nord-Ovest. Il comparto meccanico non supera le sue permanenti difficoltà. La San Giorgio viene suddivisa nel 1954 in diverse società: avrà vita non effimera il ceppo da cui in seguito si svilupperà la Elsag, attiva nell’elettronica. Faticano l’Ansaldo San Giorgio, impresa elettromeccanica poi fusa nel 1966 con la milanese Compagnia generale di elettricità per dar vita all’Asgen, e la stessa Ansaldo. La cantieristica navale, nonostante ripetute leggi che erogano contributi pubblici al settore, soffre sul mercato internazionale la concorrenza dei più competitivi stabilimenti esteri (svedesi e giapponesi); occasioni di lavoro, ma non sufficienti a far chiudere in attivo i bilanci aziendali, sono garantite dalle commesse dell’Iri, per conto del quale si costruiscono navi passeggeri di indubbia qualità (i grandi transatlantici Andrea Doria e Cristoforo Colombo). Nel 1966 un nuovo riassetto coinvolge l’Ansaldo, privata dei cantieri navali, che vengono attribuiti a una nuova società pubblica, l’Italcantieri, con sede a Trieste. A compensare questa decisione, che suscita vivaci proteste a Genova, l’Iri, con la costituzione dell’Ansaldo meccanico nucleare, punta a creare proprio nel capoluogo ligure il polo strategico dell’industria nucleare italiana. Più positivo è l’andamento del settore siderurgico. Trainante è lo stabilimento di Cornigliano, che si avvia a produrre milioni di tonnellate di acciaio: i lamierini sono utilizzati dal settore automobilistico – la Fiat se ne serve per le carrozzerie delle sue auto – e dall’industria dell’elettrodomestico, entrambi in fortissima crescita. Nel 1961 lo stabilimento è conferito all’Italsider, che assorbe dopo poco la Siac. Impetuoso, in questi anni, è lo sviluppo del comparto della raffinazione del petrolio. Raffinerie sorgono e si ampliano a Genova (importantissime quelle della Erg fondata da Edoardo Garrone) e nella vicina Busalla (Iplom). Resta limitato il peso delle piccole e medie imprese a fronte del ruolo assolutamente prevalente dei grandi gruppi industriali, tra i quali primeggiano quelli pubblici. Le proteste operaie esplose nel 1969, prima, e la battuta d’arresto della crescita economica, con il primo shock petrolifero del 1973, mettono in seria difficoltà le imprese della città. 

Risorse bibliografiche
M. Doria, Economia mista e deindustrializzazione, in Storia della Liguria, a cura di G. Assereto e M. Doria, Roma-Bari, Laterza, 2007. P. Rugafiori, Ascesa e declino di un sistema imprenditoriale, in La Liguria, a cura di A. Gibelli e P. Rugafiori, Torino, Einaudi, 1994. G. Giacchero, Genova e Liguria nell’età contemporanea, Genova, Sagep, 1980.