Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Genova 1918 - 1945: Anni difficili

Varo della turbonave passeggeri "Rex" nel Cantiere Navale Ansaldo, Genova-Sestri Ponente, 1931 (Fondazione Ansaldo).

 
 

Gli anni del Primo dopoguerra sono tormentati, per le forti tensioni politiche che portano alla crisi dello Stato liberale e per la complessa congiuntura sociale ed economica. La crisi postbellica in Liguria è acuta per la difficile riconversione produttiva che le maggiori imprese devono compiere e punteggiata da ridimensionamenti e crolli (clamorosi sono quelli dell’Ilva e dell’Ansaldo dei Perrone, allora le due principali società manifatturiere italiane, nel 1920 e nel 1921). Maggiore diviene il coinvolgimento delle banche miste nella proprietà di aziende che spesso non sono in grado di saldare i propri debiti. La Banca commerciale italiana controlla l’Ilva siderurgica, affidata alla direzione di Arturo Bocciardo; la Banca d’Italia, attraverso il Consorzio sovvenzioni valori industriali, dispone delle azioni dell’Ansaldo, privatizzata nel 1925 e legata poi al Credito italiano. Tra il momento in cui la crisi esplode in tutta la sua gravità e il ritorno a una condizione di relativa normalità, alla metà degli anni Venti, è più diretto l’intervento dello Stato a sostegno di imprese che non riescono, o non possono, riportare in ordine i propri conti. Negli anni Venti si succedono dunque pesanti ristrutturazioni e fasi di fragile ripresa. L’industria genovese, pur subendo colpi duri, non modifica i propri lineamenti di fondo sotto il profilo produttivo. La novità consiste nella conclusione della lunga stagione della borghesia industriale genovese, che vede irrimediabilmente ridotto il suo ruolo nazionale: le principali aziende manifatturiere della Liguria, e la quasi totalità delle grandi imprese metalmeccaniche, sono ormai controllate dal sistema bancario. Il 1929 si apre con l’acquisizione di un’importante commessa da parte dell’Ansaldo, cui la Navigazione generale italiana ordina un grande transatlantico, il Rex, che nel 1933 conquisterà il premio internazionale Nastro azzurro per aver compiuto la traversata dell’Atlantico nel tempo record di quattro giorni e 14 ore. Tra il 1929 e il 1933 cambia completamente, e in peggio, lo scenario dell’economia mondiale. La crisi che ha come epicentro gli Stati Uniti (con il crollo della Borsa di Wall Street a New York, avvenuto il 29 ottobre 1929) investe anche l’Europa. In Italia la negativa congiuntura assume connotati particolari, che rischiano di compromettere la politica del regime fascista volta a consolidare il consenso attorno al Governo: le difficoltà dell’industria si ripercuotono direttamente sulle più importanti banche miste che detengono nel proprio portafoglio i pacchetti azionari di controllo di numerose imprese.

 

Operai in posa nella portaelica della turbonave passeggeri "Rex", Genova-Sestri Ponente, 1930 (Fondazione Ansaldo).

 
 

Per evitare il tracollo delle banche lo Stato interviene: nel 1933 viene creato l’Istituto per la ricostruzione industriale (Iri) che si fa carico delle passività delle banche acquisendone le attività e trovandosi quindi proprietario di parti rilevanti dell’apparato industriale del Paese. Nasce lo Stato imprenditore: proprio Genova è sede di molte delle principali società che finiscono in mano pubblica (si tratta delle imprese metalmeccaniche Ansaldo, Ilva, Oto, Oarn, Fossati, oltre che di compagnie di navigazione) e può a buon diritto essere considerata la “capitale delle partecipazioni statali”. L’Iri nasce come ente temporaneo: il suo compito è quello di risanare le aziende, cancellarne i debiti e cederle nuovamente ai privati. L’evoluzione economica degli anni Trenta e l’acuirsi delle tensioni politiche a livello internazionale inducono il Governo Mussolini a consolidare la presenza dell’industria di Stato: l’Iri nel 1937 diviene, con un cambiamento di statuto, ente permanente, destinato a svolgere un ruolo di primo piano nella storia italiana sino alla sua liquidazione avvenuta negli anni Novanta del Novecento. Una nuova generazione di manager pubblici si affaccia alla ribalta: sono uomini, formatisi nel mondo delle banche o delle imprese private, che gestiscono le aziende dell’Iri cercando di trovare – talvolta con successo, talaltra no – il giusto punto di equilibrio tra esigenze delle imprese e direttive provenienti dal potere politico. Alcuni di loro sono protagonisti del riassetto delle aziende metalmeccaniche liguri: Agostino Rocca, ingegnere, dal 1935 alla testa di Ansaldo e Siac, e Oscar Sinigaglia, che guida l’Ilva (holding finanziaria dell’Iri per la siderurgia), dimostrano indubbie capacità nel tentativo di dare efficienza a imprese dalle molte carenze. L’industria genovese nella seconda metà degli anni Trenta si risolleva dalla crisi – ancora una volta – grazie alle generose e abbondanti commesse pubbliche legate alla politica di riarmo e bellicista del Fascismo. Si ripropone così lo schema che vede le fabbriche della città come “arsenali” di guerra. A dimostrazione dell’avvenuta ripresa, i dipendenti dell’Ansaldo (scesi da 13.400 a 9.200 nel triennio 1930-1932) ammontano a 16.500 nel 1936 e a 23.000 nel 1939.