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Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Genova 1970 - 1980: Il decennio terribile

Operaio impegnato alla macchina fresatrice nello Stabilimento Ansaldo San Giorgio di Genova Cornigliano, anni '70 (Fondazione Ansaldo)

 
 

Con gli anni Settanta termina la fase di maggiore espansione economica del mondo occidentale. Gli shock petroliferi, con il brusco aumento del prezzo del greggio, il disordine monetario internazionale, il malessere sociale che investe i Paesi industrializzati, nuovi scenari competitivi sul mercato mondiale: questi alcuni dei principali fattori che influenzano negativamente l’andamento delle economie europee e, naturalmente, anche dell’Italia. Genova è investita in pieno da questo processo, che colpisce in modo particolare la sua struttura industriale. Il risultato di ciò è evidenziato dai dati relativi all’occupazione: se nel 1971 risultano occupati nel settore manifatturiero nella provincia 97.135 addetti, il loro numero scende a 92.841 nel 1981. Il calo è reso meno evidente dal diffondersi della cassa integrazione, che mantiene formalmente occupati lavoratori di fatto inattivi, ed è contrastato con una certa efficacia, nel decennio considerato, dalla forza delle organizzazioni sindacali, in grado di impedire la drastica riduzione degli organici in imprese che ne avrebbero bisogno. Dietro le cifre si nascondono dinamiche specifiche e realtà talvolta in controtendenza. La crisi colpisce, per ragioni di carattere generale e per motivi particolari, molti dei settori portanti dell’industria ligure. La siderurgia conosce negli anni Settanta un periodo difficile. Brusche sono le oscillazioni nei consumi di acciaio, che non crescono più come nei precedenti decenni: nel 1974 se ne impiegano in Italia 22 milioni di tonnellate, nel 1975 solo 15 milioni e ancora 17 nel 1977. Si aggravano drammaticamente i conti dell’Italsider, la grande impresa siderurgica dell’Iri nata nel 1961 dalla fusione di Ilva e Cornigliano, il cui bilancio è appesantito da investimenti onerosi effettuati per potenziare i propri stabilimenti, prevalentemente al di fuori della Liguria, in momenti in cui sarebbe stata consigliabile una gestione più attenta delle risorse finanziarie. A Taranto l’Italsider ha costruito negli anni Sessanta uno dei più grandi impianti siderurgici d’Europa, e nel 1970 decide di raddoppiarne la capacità produttiva, quando l’industria siderurgica mondiale già si era orientata verso impianti di dimensioni più contenute, ma specializzati in differenti tipi di prodotti di qualità. Gli impianti genovesi dell’impresa, siti a Cornigliano e a Campi, risentono dei problemi del gruppo e della negativa fase che il settore sta attraversando. Ma, contrariamente a quanto avviene in altri Paesi dell’Europa occidentale, non si procede con la necessaria sollecitudine a ristrutturare gli impianti (con eventuali riduzioni della capacità produttiva e dell’occupazione), per non acuire la già vivace conflittualità sindacale. Accanto alla siderurgia, anche l’industria delle costruzioni navali sembra destinata a un inesorabile declino, incalzata da un’agguerrita concorrenza estera capace di produrre navi mercantili a costi assai competitivi.

 

Veduta dell'impianto siderurgico progettato e realizzato in Messico dalla Societa' Italimpianti di Genova, 1976 (Fondazione Ansaldo)

 
 

Se queste sono le ombre, non mancano nel quadro aspetti più positivi. Intenso è lo sforzo di sistemazione e riorganizzazione delle imprese dell’Iri operanti nel campo della produzione di grandi macchinari per centrali energetiche, convenzionali o nucleari: si tratta di imprese manifatturiere (che hanno come capofila l’Ansaldo) e impiantistiche (Amn) che nella seconda metà del decennio si raggrupperanno attorno all’Ansaldo. Il nuovo gruppo industriale si misurerà anche con un certo successo sui mercati internazionali, dove cercherà quelle commesse necessarie a integrare una domanda interna discontinua. Dinamico è anche il comparto dell’elettronica, dove la Elsag cresce, mostrandosi capace di progettare e realizzare centri di smistamento postale automatizzati. Accanto a Elsag, controllata dalla finanziaria Stet dell’Iri, è presente nel settore elettronico anche la consociata italiana del gruppo multinazionale Marconi. Tanto nel settore dell’elettronica, quanto nella meccanica – che progetta e realizza impianti e macchinari per la generazione di energia –, si assiste a un cambiamento storico nella composizione della forza lavoro: diminuiscono nettamente, in cifre assolute e in percentuale, le tradizionali figure operaie – le “tute blu” –, mentre aumentano gli impiegati – i “colletti bianchi” –, ingegneri e tecnici o amministrativi. Nell’impiantistica industriale tale processo è completo: nel grattacielo dove ha sede l’Italimpianti, grande impresa anch’essa del gruppo Iri, lavora solo personale non operaio.

Risorse bibliografiche
P. Rugafiori, Ascesa e declino di un sistema imprenditoriale, in Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità a oggi. La Liguria, a cura di A. Gibelli e P. Rugafiori, Torino, Giulio Einaudi editore, 1994, pp. 257-333; M. Doria, “Economia mista” e deindustrializzazione, in Storia della Liguria, a cura di G. Assereto e M. Doria, Roma-Bari, Laterza, 2007.