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Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Manifatture Cotoniere Meridionali (Mcm)

Stabilimento delle Manifatturiere cotoniere meridionali (fondate nel 1835 da Roberto Wenner a Salerno), anni Quaranta (Archivio storico municipale di Napoli, Fondo Domenico De Lucia).

 
 

Le Manifatture cotoniere meridionali Roberto Wenner & C. nascono nel 1913, quando l’industriale svizzero, approfittando della brusca crisi del settore, procede all’acquisizione di due società con impianti a Poggioreale (Ligure napoletana di filatura e tessitura e Industrie tessili napoletane) riunendole con la sua impresa, proprietaria di un grande stabilimento a Scafati, nel Salernitano.
Braccio destro di Wenner e artefice dell’operazione è il venticinquenne Bruno Canto, spedito a Napoli dal Rettore della Bocconi dopo aver discusso una brillante tesi di laurea sull’industria cotoniera. Durante la guerra Canto, in rappresentanza dalla Banca italiana di sconto, e sfruttando la legislazione contro i beni dei nemici, estesa nell’occasione alle proprietà appartenenti ai cittadini di Stati neutrali, conduce una battaglia furiosa per l’uscita degli imprenditori svizzeri dal capitale con il pretesto della necessaria italianizzazione dell’azienda. Nel maggio 1918 l’operazione si conclude con la nomina di Canto a Direttore Generale e Amministratore delegato delle Manifatture cotoniere meridionali, ragione sociale da cui è cancellata la denominazione Roberto Wenner & C.
Canto impegna l’azienda nei primi anni Venti in una larga espansione produttiva a debito, facilitata dalla svalutazione monetaria e dall’ipotesi di conquista dei mercati esteri. Tale politica prosegue anche quando, in seguito al fallimento della Banca italiana di sconto, il Banco di Napoli, istituto di emissione, entra in possesso del pacchetto azionario di controllo dell’impresa.

 

Dalla fine del 1926, con il regime monetario di “quota 90”, cominciano progressivamente le difficoltà del gruppo fino a quando, nell’estate del 1930, il Direttore Generale del Banco di Napoli decide di affidarne la gestione all’ex Ministro del Tesoro prefascista, Giuseppe Paratore.
La scelta di Paratore alla Presidenza delle Manifatture cotoniere meridionali comporta il ridimensionamento della grande industria cotoniera, ma ne consente la sopravvivenza nella difficile congiuntura degli anni Trenta. La nuova amministrazione si pone l’obiettivo di normalizzare le eccessive ambizioni della gestione Canto, soprattutto ora che le scelte di politica monetaria del Fascismo impongono un drastico taglio allo sbocco estero.
Nel secondo dopoguerra la proprietà della maggioranza delle azioni finisce all’Iri, che tenta il salvataggio dell’azienda con alterna fortuna e, comunque, nel segno di una parabola marcatamente discendente.
Nel 1970 l’impresa passa all’Eni e infine, a metà degli anni Ottanta e dopo un ulteriore smembramento, al capitale privato.

Bibliografia
G. Wenner, L’industria tessile salernitana dal 1824 al 1918, Salerno, Camera di commercio di Salerno, 1953; G. Wenner, L’origine delle Manifatture cotoniere meridionali: il cotonificio di Scafati, in «L’industria meridionale», 1961, fasc. VI-VII-VIII; M. Fatica e N. De Ianni, Bruno Canto, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell’Enciclopedia Italiana; A. De Benedetti, La Campania industriale, Napoli, Athena, 1990.