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Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Borsalino

Giuseppe Borsalino, sec. XIX fine (Fototeca Civica di Alessandria, Fondo Sartorio).

 
 

a cura di Claudio Rabaglino

Operai durante la lavorazione dei cappelli presso lo stabilimento Borsalino di Alessandria, sec. XX prima meta' (Fototeca civica di Alessandria, Fondo Sartorio).

 
 
Il vero punto di svolta nella storia dell’impresa alessandrina si verifica al principio degli anni Settanta, quando Giuseppe Borsalino intuisce che l’azienda (che dà ormai lavoro a 130 dipendenti, con una produzione giornaliera di 300 pezzi) ha bisogno, per compiere un decisivo salto di qualità, di superare definitivamente la dimensione artigianale del primo periodo, per imboccare con determinazione la strada dell’industrializzazione. Ne consegue un forte investimento nella progressiva meccanizzazione del processo produttivo, ispirandosi alle innovazioni tecniche introdotte di recente in Inghilterra (ad esempio l’uso della macchina da cucire), a conferma della grande attenzione sempre mostrata dal fondatore nei confronti del rinnovamento tecnologico della propria azienda.
Di pari passo procede la costante innovazione stilistica del prodotto, finalizzata al progressivo miglioramento della qualità complessiva del cappello Borsalino, che nelle intenzioni dell’azienda deve diventare “il” cappello di lusso per definizione.
Gli ultimi vent’anni dell’Ottocento risulteranno importanti anche per la scelta strategica di dare un grande impulso all’esportazione dei propri prodotti, elemento che caratterizzerà da qui in poi la vita dell’azienda.

I risultati positivi non si fanno attendere: la crescita dell’impresa di Giuseppe Borsalino diventa impetuosa, tanto da rendere necessario il trasferimento in una nuova sede molto più ampia delle precedenti, dove tra l’altro viene anche concentrata la produzione di due fabbriche aperte alcuni anni prima fuori dall’ambito piemontese, a Genova e a Verona. Il nuovo stabilimento, inaugurato nel 1888, sorge nel centro della città, in corso Cento Cannoni.
Quando il fondatore muore, nel 1900, lascia un’azienda in piena espansione, che può ormai vantare qualcosa come 1.250 addetti ed una produzione annuale di 750.000 cappelli, di cui una significativa parte destinata ai mercati esteri, e che, non a caso, nello stesso anno ottiene un importante riconoscimento internazionale, il Grand Prix all’Esposizione Universale di Parigi. 
L’uscita di scena di Giuseppe Borsalino, che viene sostituito dal figlio Teresio (già da diversi anni impiegato in azienda, anche in qualità di apprendista), rappresenta la fine del periodo di costruzione dell’identità della Borsalino e del suo definitivo affermarsi come grande impresa nazionale ed internazionale, un’epoca in cui è stata guidata con determinazione da un imprenditore indubbiamente capace e lungimirante, attento tra l’altro a conquistare il consenso dei sempre più numerosi dipendenti, non solo attraverso una politica di salari relativamente alti, ma anche tramite la costruzione di un pionieristico sistema di welfare aziendale (cassa pensionistica, di malattia e di infortuni, collegio per i figli dei lavoratori), allo scopo di garantirsi il più possibile la pace sociale all’interno dell’impresa, limitando la fisiologica dialettica tra capitale e lavoro.