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Archivi d'impresa

Il Distretto industriale di Civita Castellana

Operai al lavoro presso la Ceramica Kerasan srl fotografati da Alfredo Romano, Civita Castellana 1987 (Biblioteca Comunale Civita Castellana, Fondo fotografico).

 
 

di Francesco Fochetti e Maria Emanuela Marinelli

In Italia le aree industriali connotate da tipicità e specializzazione produttiva sono complessivamente 48.  Il distretto industriale di Civita Castellana è una delle aree a forte specializzazione produttiva presenti nella Regione Lazio e l’unica presente nella Provincia di Viterbo. La maggior parte delle imprese opera nel settore ceramico, e specificatamente in quello della produzione di sanitari e stoviglierie.
La struttura produttiva è articolata su un complesso di 51 aziende, concentrate soprattutto nei comuni di Civita Castellana e Fabrica di Roma, a cui devono aggiungersi circa 40 piccole imprese artigianali, operanti sia nella produzione di ceramiche sia nell’indotto connesso a tale produzione; nel complesso tali imprese assicurano posti di lavoro che si aggirano intorno ai 3700.
La Regione Lazio, con la legge regionale n. 36 del 19 dicembre 2001, al fine di incrementare lo sviluppo economico, la coesione sociale, l’occupazione e, in particolare, di rafforzare la competitività del sistema produttivo, nonché di ricercare ed attivare nuove linee di intervento, con la deliberazione n. 135 del 08/02/2002, istituiva vari distretti industriali e sistemi produttivi nell’ambito regionale, tra i quali il distretto industriale di Civita Castellana. Esso veniva individuato in base alla specificità della produzione industriale dell’area ed esteso anche ai seguenti Comuni: Castel Sant’Elia, Corchiano, Fabrica di Roma, Faleria, Gallese, Nepi, Sant’Oreste.
Le testimonianze di una produzione ceramica di pregio nella zona di Civita Castellana, risalgono all’antichità classica; anche in epoca rinascimentale la produzione ceramica dovette avere un ruolo di rilievo nell’economia locale, mantenendosi per secoli.
Nel 1776 Giovanni Trevisan detto Volpato, otteneva da papa Pio VI la privativa per l’estrazione di argille di tipo caolinico nel territorio di Civita Castellana. Successivamente, nel 1792 lo stesso pontefice concedeva, con un chirografo, analoga concessione per la produzione di terraglia ad uso inglese  ad altri beneficiari tra i quali vi era il famoso architetto Giuseppe Valadier.
Nel 1801 il Volpato, che nel frattempo si era specializzato nella produzione di ceramica di tipo inglese, aprì, in società con il figlio Giuseppe, una fabbrica a Civita Castellana, in cui la produzione più pregiata era rappresentata da piccole statue in gusto neoclassico riproducenti sculture greche e romane. Negli ultimi decenni del XIX secolo vennero fondate a Civita Castellana altre importanti industrie ceramiche, tra le quali possiamo citare Brunelli, i fratelli Cassieri, la società Conti, Tomassoni; nel 1881 venne fondata l’industria Marcantoni, che proseguì la propria attività fino al 1960 con la produzione di stoviglierie, ceramiche artistiche e sanitari.
 
Nel frattempo giunse in Italia il water closed, brevettato nei primi anni del sec. XIX in Inghilterra da Sir John Harington; il civitonico Antonio Coramusi fondò in località Terrano una piccola fabbrica nella quale cominciò a produrre questo tipo di sanitari utilizzando le materie prime locali. Da questo momento in poi la produzione dei sanitari sarà, insieme a quella delle stoviglierie, la caratteristica produttiva di Civita Castellana e del suo comprensorio, trasformando gradualmente le imprese artigiane in realtà industriali che cominciarono a far ricorso all’importazione di materie prime di migliore qualità di provenienza estera. Nel 1913 Ulderico Midossi e Ugo Favalli insieme al Comune di Civita Castellana fondarono una Scuola d’arte professionale ceramica nella quale si alternarono come docenti molti artisti di fama tra i quali Cambellotti, Guttuso, Marini Martinez, Carotti, Tazzi, Montanarini, Ettorre e Visani.
Sempre in quegli anni, in località Treja nacque la ceramica futurista italiana per merito di Roberto Rosati che all’Accademia di Belle Arti di Roma era stato allievo di Cambellotti.
Nel 1911 Serafino Vincenti, che aveva fondato un’industria a Civita Castellana, ottenne nella prima Mostra romana della ceramica 3 medaglie d’oro e fondò con il fratello nel 1927 la Ceramica Vincenti, dedita alla produzione di articoli sanitari, che ha cessato la propria attività nel 1997.
Nel 1911 Alessandro Sbordoni fondò un’azienda che in seguito fu suddivisa in tre stabilimenti, dei quali due dislocati a Civita Castellana e uno a Stimigliano Scalo nel quali, oltre agli articoli sanitari, si producevano anche piastrelle e oggetti di decorazione artistica, che non tramontò mai del tutto continuando a prosperare in altre piccole aziende molto qualificate (Falisca ars, Faci, F.lli Crestoni, Coramusi, Vaselli). Negli anni ‘20 la Ceramica Percossi iniziò la produzione di piastrelle. 
Durante il ventennio fascista, l’economia autarchica e in seguito la seconda guerra mondiale non giovarono all’industria ceramica civitonica, la quale dovette rinunciare all’utilizzo di materie prime d’importazione, ripiegando su quelle locali che davano luogo a una produzione di minor pregio.
Nel dopoguerra si verificò un fatto nuovo e singolare che condizionerà la tipologia delle aziende civitoniche nei decenni successivi: gli operai rimasti senza lavoro si organizzarono rilevando quello che restava delle aziende dalle quali erano stati licenziati, divenendone, di fatto, i proprietari.