Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Fiat

Vettura Lancia Alfa 12 HP, 1907-1909 (Archivio e centro storico Fiat, Fondo Lancia)

 
 

a cura dell'Archivio Centro storico Fiat.

(scheda redatta nell'ambito del progetto Censimento degli archivi d'impresa in Piemonte)
 
  
     La Fiat fu fondata l’11 luglio 1899 da un gruppo di appassionati delle nuove tecnologie meccaniche. L’automobile, al volgere del secolo, era un prodotto di lusso, che rispondeva al gusto sportivo delle prime gare di velocità, o alle richieste piuttosto eccentriche di dame e gentiluomini che si facevano carrozzare gli chassis a misura dei propri desideri. Tuttavia, i fondatori della Fiat, tra i quali spiccava l’ex ufficiale di cavalleria Giovanni Agnelli, divenuto amministratore delegato nel 1902, diedero vita a un’iniziativa imprenditoriale di ampio respiro: l’entità del capitale iniziale (800.000 lire) e le dimensioni del primo stabilimento in corso Dante erano tali da distinguere la nuova società dal pulviscolo delle attività artigianali dei numerosi pionieri del nuovo mezzo di locomozione, assurto a simbolo della libertà di movimento, della velocità, della modernità. Con i suoi 150 dipendenti la Fiat si collocava fin dall’inizio del secolo tra le maggiori imprese, quelle che puntavano ad avviare la costruzione di autovetture su scala industriale.
     Nei primi anni del Novecento la produzione automobilistica a Torino fu insieme il frutto e il motore di un periodo di intensa crescita economica per il capoluogo piemontese, caratterizzato dal moltiplicarsi delle opportunità e dal fervore delle iniziative. Nonostante il mercato italiano restasse limitato alle capacità d’acquisto di ristrette élite, il nuovo prodotto concentrò risorse e attivò le produzioni collegate. La passione e l’ingegnosità dei costruttori consentì di collocare buona parte delle automobili verso i più ricchi mercati esteri. La Fiat conobbe un immediato e rapidissimo sviluppo, sia per la capitalizzazione che per la dimensione degli impianti e il numero degli addetti. Quotata in borsa nel 1903, le sue azioni raggiunsero presto valori iperbolici in un’euforia che investì anche gli altri titoli del settore. Nel 1906 contava già 1.500 operai e la produzione era passata, dalle 24 vetture nel 1900 a 1.150 autoveicoli.
     Due furono gli assi della strategia di espansione messa in atto fin dai primissimi anni: l’acquisizione di una presenza internazionale e la diversificazione produttiva verso gli altri mezzi di trasporto. Così, mentre iniziava nel 1903 l’esportazione di vetture negli Stati Uniti, veniva avviata la costruzione di veicoli industriali e motori marini. Sempre nel 1906 le esportazioni Fiat ammontarono a 6 milioni di lire su 9 di valore complessivo della produzione. Nel 1908 fu costituita, negli Stati Uniti, la Fiat Automobile Co., e due anni più tardi fu realizzato il primo impianto di produzione in America, a Poughkeepsie, nello Stato di New York.

 

 

Stabilimenti Fiat di corso Dante, Torino 1916 (Archivio e centro storico Fiat, Fondo iconografico)

 
 

 Un primo, importante passo verso una produzione meno ristretta, sportiva e di élite, fu compiuto nel 1912 con il lancio della Tipo Zero, una vettura di cilindrata ridotta costruita in serie (2.000 esemplari in quattro anni), il cui prezzo iniziale di vendita, grazie al buon andamento delle vendite poté essere ridotto dopo il primo anno da 8.000 a 7.500 lire. Nel primo quindicennio del secolo l’industria dell’automobile si affermò prepotentemente a Torino, assumendo in pochi anni un ruolo di assoluta preminenza nella vita economica e nella modernizzazione della città. Mentre in precedenza dominavano le attività tessili e quelle artigianali del vestiario, del legno, delle calzature, delle produzioni alimentari, alla vigilia della prima guerra mondiale il settore metallurgico e meccanico arrivò a occupare un terzo dei 100.000 addetti all’industria, e poco meno della metà del settore lavorava alla costruzione di mezzi di trasporto.

     La nascita di nuovi grandi stabilimenti (in rapporto agli standard dell’epoca) comportava la formazione di un moderno proletariato di fabbrica, con i conseguenti conflitti sociali. Nel panorama sindacale spiccava il ruolo di avanguardia assunto dagli operai automobilisti (secondo l’espressione allora in uso), che costituivano la maggiore concentrazione italiana di operai meccanici; si trattava di lavoratori dalle elevate competenze professionali: accanto ai motivi di contrasto d’interesse, nelle officine vi era collaborazione tra maestranze, capi e direttori, per la ricerca e il gusto del lavoro ben fatto, per l’orgoglio di appartenere a una élite di produttori di un simbolo del progresso tecnico e della modernità.
     Oltre alla Fiat, che aveva ormai assunto una posizione dominante nel panorama cittadino e nazionale, vi era a Torino una ventina di imprese del comparto automobilistico (15 ne aveva Milano). Solo alcune però operavano su scala industriale. Inoltre, dopo le alterne fortune del boom borsistico, cui era seguita la caduta verticale dei titoli nel 1907, poche altre aziende, oltre alla Fiat, erano uscite pressoché indenni: alla fine del 1911, mentre la Fiat aveva 1.750 operai in corso Dante, 470 alla Fiat-Brevetti e 490 alle Fonderie, si contavano a Torino l’Itala con 920 operai, la Lancia con 360, la Spa con 335, la Scat con 225, la Rapid con 140, la Diatto-Frejus, l’Italo-Ginevrina e l’Aquila con 125 operai ciascuna. Tutte queste imprese, dalle più gloriose alle meno note, sarebbero state, presto o tardi nell’arco del secolo, assorbite dalla Fiat.