Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Bevilacqua

Riproduzione di un costume storico confezionato con i pregiati tessuti della manifattura artigianale Bevilacqua per il Centro internazionale delle arti e del costume di Palazzo Grassi, Venezia 1952 (Archivio storico Tessitura Bevilacqua)

 
 

Angelo Bevilacqua muore nel 1935, lasciando l'azienda al fratello Cesare, presto affiancato dal figlio Giulio. La strategia di espansione si deve misurare nella seconda metà degli anni Trenta con le crescenti difficoltà dovute alla contrazione del consumo interno di beni di lusso, mentre la produzione di tessuti di qualità apprezzati in particolar modo all’estero soffre a causa degli elevati dazi doganali. Il capitale sociale viene quindi diminuito e durante la seconda guerra mondiale l’azienda riesce a mantenere comunque i livelli occupazionali inalterati, grazie soprattutto alle commissioni provenienti dai mercati internazionali. Dopo la partenza di Cesare Bevilacqua per il fronte in Russia, la gestione aziendale ricade sui procuratori Vittorio Bevilacqua e Antonio Tassinari: nel bilancio del 1944 (l’anno più duro), si afferma il “profondo desiderio di mantenere in piedi ed attiva – per quanto ridottissima – la produzione dei tradizionali nostri tessuti d’arte – velluti, sopra rizzi, broccati […] – nonché il proposito di non abbandonare i resti di quella vecchia maestranza specializzata, che assai difficilmente, quando andasse sperduta, potremmo domani rimpiazzare”.
Il periodo successivo al conflitto mondiale coincide con una nuova fase di rilancio: l'incremento della domanda è sostenuto con un più massiccio ricorso alla fornitura casertana: il fatturato vede quasi il raddoppio delle vendite sul mercato interno, mentre si registra una notevole flessione degli ordini dalla clientela americana e nord europea. In questo periodo l'impresa inizia la trentennale collaborazione con la stilista Giuliana di Camerino per la produzione delle collezioni di borse Roberta. Questa incursione nel mondo della moda diventa fondamentale per la solidità dell'impresa, perché la fornitura in quella direzione arriva a rappresentare circa il 40% del fatturato. Le altre commesse italiane riguardano le tradizionali forniture di arredi ecclesiastici, ma anche le nuove ordinazioni di tessuti dalle Ferrovie dello stato, dall'Alitalia, dal Quirinale e dal teatro La Fenice, mentre la clientela privata è sempre quella selezionata e molto facoltosa che richiede un prodotto artistico di lusso.

 

Con l’anno 1966 si apre invece una nuova fase di incertezza: dopo il ritiro di Cesare Bevilacqua viene nominato un nuovo consiglio d’amministrazione che vede presenti anche membri delle famiglie Tassinari e Sanfilippo. I segnali negativi registrati già nei primi anni Sessanta a causa dei maggiori oneri dei costi di mano d’opera impongono una difficile scelta strategica nel momento in cui viene a mancare la guida imprenditoriale familiare: si tratta allora di scegliere se puntare sulle produzioni industriali o conservare le tradizioni artigiane della lavorazione a mano sugli antichi telai. Si delinea quindi il ridimensionamento della produzione artigianale di alta qualità a favore di un'estensione della produzione in serie proveniente da fornitori esterni e commercializzata con il marchio Bevilacqua. Dagli anni Ottanta la Chiesa inizia a ridimensionare le proprie richieste, così come le istituzioni, mentre emerge una nuova clientela formata dai negozi di arredamento e dagli architetti-designer di interni. L'offerta contempla sempre velluti, broccati, lampassi e damaschi fatti a mano dall'azienda e alcuni tessuti eseguiti meccanicamente da terzi. Nel 1993 l'iniziativa imprenditoriale torna nelle mani di un esponente della famiglia, Luigi Bevilacqua, figlio di Giulio Bevilacqua, che manifesta la decisa volontà di riportare l'azienda agli antichi splendori. La produzione è allora quasi interamente meccanica ed esternalizzata, i telai manuali ancora attivi sono solo due, il personale dipendente è limitato a sei persone. La strategia di rilancio prevede di ripartire dal patrimonio di competenze tecniche e reputazione nel mondo, richiamando le vecchie tessitrici, ormai in pensione, affinché istruiscano le nuove leve nell'uso dei tradizionali telai a mano. La Bevilacqua ricomincia a partecipare a fiere ed eventi internazionali dedicati al design degli interni e la sua produzione di lusso figura nelle riviste di settore. Nuovi investimenti consentono di internalizzare la produzione meccanica di tessuti di qualità, mentre la tradizione dell'antica tessitura serica manuale resta vitale nella produzione su ordinazione. L'ultima generazione della famiglia di imprenditori, rappresentata dai figli di Cesare Bevilacqua, Rodolfo e Alberto, riorganizza infine la rete di distribuzione a livello globale.

Risorse bibliografiche
D. Davanzo Poli, Il genio della tradizione: otto secoli di velluti a Venezia. Venezia, Cicero, 2004; G. Roverato, L’industria nel Veneto: storia economica di un ”caso” regionale, Padova, Esedra, 1996.