Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Cantieri Navali Tosi

Un buon numero di sommergibili
Per queste unità navali arrivano commesse anche dal Governo argentino e nel contempo si lavora anche per la Marina mercantile, costruendo due piroscafi per il Lloyd sabaudo e due motonavi per la navigazione sul Tirreno delle società Florio e Partenope. La crisi internazionale interrompe tuttavia la ripresa. Quando si esauriscono le commesse in corso riguardanti un buon numero di sommergibili (Fieramosca, Settembrini, Ruggiero Settimo, Serpente, Salpa, Diamante e Smeraldo), nuovi licenziamenti investono i cantieri: i 2.500 occupati del 1930 scendono a 2.000 nel 1931, 1.382 nel 1932 e, ancora tra il 1933 ed il 1934, sono licenziati altri 200 operai. Quando in quegli stessi anni l’Iri assume il controllo di tre quarti della cantieristica italiana e avvia un programma di riordino dell’intero settore gravato da sacche di inefficienza, il Tosi viene valutato dal Comitato creato da Beneduce nel 1934 come uno stabilimento moderno e ben attrezzato, importante per la sua posizione strategica, per la sua funzione di integrazione dell’Arsenale e per il suo legame con l’azienda di Legnano.
Una effettiva inversione di tendenza avviene tuttavia solo a partire dal 1936, in seguito alla guerra d’Etiopia e ai nuovi investimenti destinati alla politica di riarmo. Nel 1939 il cantiere lavorava a pieno ritmo raccogliendo commesse dalla Marina mercantile oltre che da quella militare e da altri Stati.

 

Cantieri navali di Taranto, 1947-1948 (Archivio di Stato di Taranto, fondo Prefettura).

 
 

Priva di capitali
La Tosi aveva peraltro riacquistato il controllo sull’intero capitale sociale dei Cantieri e nel 1935 le due società si fondono nuovamente. Durante il Secondo conflitto mondiale, la tradizionale specializzazione in sommergibili viene confermata e affiancata a lavori per grandi corazzate. Tuttavia, già durante i primi mesi del 1943, la produzione è rallentata sia per i bombardamenti, sia per la difficoltà a reperire le materie prime. L’andamento negativo delle operazioni di guerra determina infatti prima la sospensione e poi l’annullamento di commesse già in esecuzione per 13 sommergibili e due turbonavi.
Con l’armistizio si arriva a mantenere una parziale attività attraverso un accordo per la riparazione del naviglio delle potenze cobelligeranti e l’allestimento di una officina per riparazioni di locomotive per le Ferrovie dello Stato. Alla fine del conflitto, la cantieristica italiana è investita da una nuova profonda crisi per l’esaurirsi delle commesse sia militari sia private, mentre l’intera industria italiana si avviava ad affrontare le conseguenze della nuova divisione internazionale del lavoro. In questo contesto, l’azienda di Legnano provvede nel marzo del 1947 a scorporare gli stabilimenti di Taranto dal proprio patrimonio per apportarlo a una nuova società appositamente costituita, la Cantieri Navali Taranto spa, la cui Presidenza viene affidata all’ammiraglio de Courten. Essa delibera un aumento di capitale da un milione a 200 milioni di lire con la emissione di azioni assegnate per intero alla Franco Tosi, a titolo di corrispettivo dell’apporto degli stabilimenti. La società pertanto nasce priva di capitali e mezzi finanziari, in quanto lo stesso aumento di capitale è coperto dal conferimento di beni immobili e capitale fisso.