Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

"Ferropoli", giornale dello stabilimento Ilva-Bagnoli, 1947 (Bagnolifutura spa, fondo Ilva di Bagnoli)

 
 

Nel giugno 1937 nasce la Finsider, holding di settore dell’Iri, alla cui testa è posto Bocciardo, che recupera gran parte delle idee di Sinigaglia, e governa un acceso scontro tra il progetto di Rocca relativo alla costruzione di un terzo centro siderurgico a Cornigliano e l’idea alternativa di Giordani che vorrebbe potenziare lo stabilimento napoletano.
La produzione di ghisa a Bagnoli tra il 1934 e il 1940 passa da 110.000 a 317.000 tonnellate, mentre quella dell’acciaio da 138.000 a 177.000. Il numero di occupati, sfruttando anche il ruolo che il Fascismo assegna a Napoli, capitale dell’Impero, giunge nel 1937 a superare le 4.000 unità.
La guerra produce danni ingenti agli impianti. I maggiori a Bagnoli sono quelli procurati, nel settembre del 1943, dai tedeschi in ritirata. Di fronte alla resistenza degli alleati a consentire la ripresa produttiva a Bagnoli, sono le stesse maestranze ad assumere spontaneamente le iniziative necessarie alla riapertura. Nel corso del 1944, da marzo a giugno, gli operai passano da 500 a 800.

 

L'altoforno n. 4 presso lo stabilimento Ilva di Bagnoli, Napoli, anni Cinquanta (Bagnolifutura spa, fondo Ilva di Bagnoli).

 
 

Grazie all’appoggio del Governo De Gasperi, Sinigaglia torna nel dopoguerra a riproporre il suo piano siderurgico, ottenendo questa volta i mezzi per attuarlo. All’impianto di Bagnoli viene restituita una centralità produttiva rilevante e una conseguente forza politica e sindacale che contrasta con la marcata deindustrializzazione dell’area.
Negli anni Cinquanta l’Ilva è il baluardo a Napoli della lotta contro il centrismo e contro il “laurismo”, con una sindacalizzazione che fa capo alla Cgil radicata e profonda (circa il 72% delle maestranze nel 1951).
Negli anni Sessanta e Settanta, con la costituzione dell’Italsider, del quarto centro siderurgico di Taranto e il programmato quinto centro a Gioia Tauro, lo scontro sindacale e industriale si sposta verso la ricerca di più difficili equilibri. In seguito si continuerà a lungo a coltivare l’illusione di potersi ritagliare uno spazio importante nella produzione mondiale, nonostante le nuove sfide competitive e i vincoli della Commissione europea. Il risultato finale sarà non solo il fortissimo ridimensionamento della grande siderurgia, ma anche, per ciò che riguarda Bagnoli, la dismissione e il continuo differimento della bonifica dell’area.