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Archivi d'impresa

IV Centro siderurgico Italsider

A Taranto cominciano inoltre a delinearsi i rischi ambientali derivanti dal grande insediamento industriale.
Il 31 maggio 1980 la Comunità europea dichiara lo stato di crisi manifesto per il settore. Di fronte alla caduta della domanda globale, la Comunità interviene per definire trimestralmente le quote di produzione o per imporre un programma di chiusure. In Italia si avvia un grande piano di ristrutturazione della siderurgia pubblica: le aziende Italsider che versano in grave crisi di liquidità vengono conferite nel 1981 alla Nuova Italsider e sottoposte a ricapitalizzazione. A Taranto, nel 1981, con la consulenza della Nippon Steel, viene formulato un piano destinato a migliorare l’efficienza degli impianti, inficiata dalle diseconomie di scala, dalla bassa produttività, da errori gestionali. Nel 1987, anche in seguito a una ripresa del mercato siderurgico, il piano comincia a dare buoni risultati. Nel 1988 inizia quindi il processo di liquidazione volontaria della Finsider, dell’Italsider, della Nuova Deltasider e della Terni acciai speciali, che si conclude con la costituzione dell’Ilva. Nonostante il buon andamento dello stabilimento di Taranto, il ciclo espansivo si arresta e nel 1992 i prezzi dei prodotti siderurgici subiscono una forte flessione che determina la crisi irreversibile dell’Ilva, in una fase in cui intorno all’acciaieria emerge una complessa questione ambientale che interessa l’intera area del capoluogo ionico. Alla sua parziale soluzione, durante gli anni Novanta saranno rivolti buona parte dei nuovi investimenti.
Nel 1993 Giovanni Gambardella, Amministratore delegato dell’Ilva viene sostituito da Hayao Nakamura, a lungo consulente della Nippon Steel per Taranto, mentre nell’orizzonte della siderurgia pubblica si fa strada l’ipotesi della privatizzazione. L’Imi è infatti incaricato di valutare il gruppo Ilva, segmentato in seguito ad una ristrutturazione che ha assegnato gli impianti di Taranto e Novi Ligure alla società Ilva laminati piani (Ilp). Nel 1994 cominciano le trattative per la cessione dell’Ilp. La cordata composta dalla British Steel Corporation, dal gruppo Lucchini e dalla società francese Usinor è inizialmente tra le più accreditate. Successivamente si inserisce il banchiere statunitense Miller in accordo con il gruppo Riva ed alcuni investitori di Taranto e di Novi Ligure. Nel 1995 la più grande acciaieria d’Europa viene ceduta alla neocostituita Rilp spa e da questa successivamente incorporata. La Rilp è controllata dal gruppo Riva mentre come soci di minoranza figurano il gruppo indiano Essar, Nicola Amenduni, delle Acciaierie Valbruna di Vicenza, i fratelli Farina della Metalfar di Erba, ed un gruppo di banche pubbliche.

 

Risorse bibliografiche
F. Del Prete, Puglia, in Le regioni del Mezzogiorno, a cura di V. Cao Pinna, Bologna, Il Mulino, 1977; G. L. Osti, L’industria di Stato dall’ascesa al degrado, Bologna, Il Mulino, 1993; M. Pennuzzi, Storia dello stabilimento dalla nascita ai giorni nostri, Taranto, Centro studi Cgil, 2001; M. Pizzigallo, Storia di una città e di una “fabbrica promessa”: Taranto e la nascita del IV Centro siderurgico, in «Analisi Storica», 1989, 12.