Ministero per i beni e le attivita' culturali e per il turismo-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Fiat

Linea di montaggio dei motori dello Stabilimento Fiat Termoli, 1982 (Archivio e centro storico Fiat, Fondo iconografico)

 
 

Tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta si sono registrati, in campo interno, i successivi ampliamenti e ammodernamenti degli impianti produttivi al Sud, e, sul piano societario, l’acquisizione dell’Alfa Romeo (1986) e della Maserati (1993). In campo internazionale hanno continuato a svilupparsi le joint-ventures, gli accordi di cooperazione, di partecipazione, di produzione su licenza Fiat; particolare attenzione è stata dedicata alla componentistica, un settore cresciuto di importanza con l’avvento dell’elettronica, nel quale la capacità di integrare e ottimizzare le risorse gioca un ruolo primario nei nuovi assetti organizzativi dettati dai principi della «produzione snella».
     A partire dalla fine degli anni Ottanta la concorrenza internazionale si è fatta più aspra in relazione all’apertura e all’ampliamento dei mercati a livello mondiale. La sfida competitiva globale si è intensificata con la crisi dei primi anni Novanta, collegata a un breve ma pesante ciclo depressivo che ha colpito in particolare l’economia europea. Per fronteggiare le nuove condizioni di mercati sempre più esigenti, instabili e imprevedibili, la Fiat ha puntato da un lato all’innovazione organizzativa, introducendo modelli più adatti alla gestione delle tecnologie dell’automazione flessibile, dall’altro lato ha ampliato la presenza internazionale.
     L’obiettivo della qualità totale è stato perseguito con i modelli della produzione snella e della fabbrica integrata, che realizzano una riduzione dei livelli gerarchici e una responsabilizzazione verso il basso nella cooperazione per risolvere i problemi produttivi là dove sorgono. La gestione della risorse umane come fattore primario del successo aziendale ha favorito l’avvio di relazioni industriali di tipo partecipativo. I nuovi sistemi tecnologici e organizzativi hanno trovato piena realizzazione nei nuovi stabilimenti automobilistici d’avanguardia di Melfi (stampaggio e carrozzeria) e Pratola Serra (motoristica), la cui costruzione è stata avviata nel 1991 e ultimata nel 1994.
     Il modello innovativo di questo periodo è stato la Punto, costruita a partire dal 1993, indicata come «Auto dell’anno» nel 1995. Nel campo delle superutilitarie si è assistito al lancio della nuova Cinquecento, prodotta in Polonia, e, recentemente, della nuova Seicento. Nel 1996 è stato avviato un processo di ricambio generazionale nell’alta dirigenza: Giovanni Agnelli è diventato presidente d’onore del gruppo Fiat, Cesare Romiti ha preso il posto di presidente e Paolo Cantarella è diventato amministratore delegato. Nel 1998, nella carica di presidente, è subentrato Paolo Fresco.
 

Immagine pubblicitaria per il lancio della Fiat Uno, Cape Canaveral 1983 (Archivio e centro storico Fiat, Fondo iconografico).

 
 

     Il potenziamento delle posizioni internazionali della Fiat, indispensabile per reggere la competizione globale, è stato perseguito con la forte attenzione ai mercati emergenti, in Asia e America Latina. Tale strategia ha consentito all’azienda di realizzare, nel 1997, oltre il 60 per cento del fatturato all’estero. In questo stesso anno la Fiat ha prodotto, direttamente nei propri stabilimenti sparsi in Italia, in Europa e nel resto del mondo o attraverso joint-ventures, 2.739.000 autovetture, 188.300 veicoli industriali, 127.700 trattori agricoli. Sempre nel 1997 la Fiat contava 147.700 dipendenti in Italia, 46.900 nel resto d’Europa, 47.400 nel resto del mondo.

     Nel 2000 la Fiat, confermando il suo ruolo internazionale, stringe un accordo strategico con il colosso mondiale del settore automobilistico, la General Motors. Tre anni più tardi, il 24 gennaio 2003, scompare l’avvocato Giovanni Agnelli, che per quarant’anni ha guidato l’azienda.
     Parallelamente, per fronteggiare la crisi che il gruppo sta attraversando, la Fiat ridisegna il proprio perimetro industriale e si focalizza sulle attività automotoristiche, cedendo alcuni settori di attività non strategici, come l’aviazione e le assicurazioni.
     Nel 2003 muore anche Umberto Agnelli, che aveva assunto la presidenza dell’azienda alla scomparsa del fratello. Ai vertici del gruppo vengono nominati Presidente Luca Cordero di Montezemolo, Vicepresidente John Elkann e Amministratore delegato Sergio Marchionne, i quali avviano un profondo piano di rilancio che fa tornare il gruppo Fiat in utile nel 2005. Fa parte della storia recente anche la risoluzione del Master Agreement con la General Motors, che comporta lo scioglimento di tutte le joint-ventures. È il 13 febbraio del 2005 e la Fiat Auto ritorna completamente italiana.
     A sottolineare la ritrovata salute del gruppo c’è, anche simbolicamente, il lancio della Fiat 500, nel luglio 2007, modello che fa registrare subito un ottimo successo commerciale e che, in alcune versioni, viene equipaggiato con il nuovo motore Twin, frutto della progettazione e sperimentazione del Centro ricerche Fiat, di Powertrain e Magneti Marelli nell’ambito dei consumi ridotti e a basse emissioni.
     Per far fronte ad una competizione globale sempre più serrata la Fiat ha acquisito, nel 2009, una quota pari al 20 per cento della Chrysler, e assumendo in questo modo il ruolo di holding di controllo. Le sinergie commerciali e produttive tra i due gruppi consentiranno il reciproco accesso ai mercati europeo e nordamericano e avranno ricadute, grazie allo specifico know-how accumulato negli anni, nella progettazione e sviluppo di motori a basso contenuto inquinante ed elevato risparmio energetico. Partnership commerciali e produttive vengono inoltre stipulate in India, Russia, Cina, Serbia nei settori dell’auto, dei veicoli commerciali, dei mezzi pesanti.
     All’inizio del terzo millennio e del secondo secolo di vita dell’azienda, il gruppo Fiat dimostra di essere una grande multinazionale italiana capace di affrontare la globalizzazione, confermando il suo ruolo non solo nella produzione automobilistica e di mezzi di trasporto, ma in molteplici ambiti di mercato e rappresentando ancora una volta, una risorsa per lo sviluppo economico italiano e mondiale.