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Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Distillare attimi di spensieratezza. La Stock nell'economia triestina. (Archivio di Stato di Trieste, 2009)

Copertina del "Time" dedicata a Lionello J. Stock, fondatore della ditta Camis & Stock, 1975 (Archivio di Stato di Trieste, fondo Stock spa).

 
 

18 aprile - 23 maggio 2009, Archivio di Stato di Trieste, a cura di Giulio Mellinato

Nel 1884, un giovanissimo Lionello Stock  vedeva in Trieste l’ambiente dalle mille opportunità da cogliere e valorizzare, un mercato effervescente in rapida espansione e un crocevia di affari e scambi che univa la rete marittima mediterranea con quella continentale e ferroviaria del Centro Europa. Un terreno fertile dove i capitali in cerca d’impiego erano spesso più abbondanti delle occasioni per metterli a frutto.
Non altrettanto era accaduto al nonno decenni prima, quando la situazione era esattamente inversa: abbondanza di talenti imprenditoriali, attirati in città dalle opportunità del porto franco, ma scarsità di capitali per sostenerne le iniziative. Così il nonno andò a Spalato dove ebbe migliore fortuna. E a Spalato suo figlio Abramo Stock, padre di Lionello, irrobustì l’impresa e contemporaneamente trovò il modo di costituire una solida tradizione famigliare con i suoi dieci figli.
Lionello Stock era il primo maschio, e fu inviato a Trieste per studiare all’Accademia di Commercio. Era la spia dei cambiamenti ormai avvenuti: Trieste indiscutibilmente rivestiva il ruolo non ufficiale di “capitale marittima” dell’Adriatico asburgico. Vi si concentravano i capitali, le istituzioni, i circuiti commerciali, le relazioni d’affari più importanti, relegando Spalato e gli altri porti dell’Impero in una posizione subordinata.
Lionello se ne accorse, e rimase a Trieste per costruire un’attività propria, pur ricevendo il fondamentale sostegno della famiglia. L’ambiente era quello della borghesia mercantile di religione ebraica, pragmatico, integrato nel tessuto cittadino, ma attento a conservare ampi orizzonti nelle proprie relazioni sociali e d’affari.
Nel 1884, appunto, Lionello Stock sembrava trovarsi nel posto giusto, al momento giusto con l’idea giusta. Nel porto, per una singolare coincidenza, si incrociavano i vini dalmati in transito per l’esportazione e il legname pregiato (soprattutto rovere) destinato a trasformarsi in botti per la sua conservazione. Inoltre, l’evoluzione dei consumi (assieme al generale miglioramento del tenore di vita) stava diffondendo anche tra le classi medie abitudini un tempo proprie soltanto delle fasce privilegiate della società, come l’attenzione alla moda nella confezione degli abiti, e la diffusione di consumi alimentari non essenziali: dal caffè alla cioccolata, fino ai liquori.

 

Il primo stabilimento Camis & Stock in località Barcola, Trieste, 1884 (Archivio di Stato di Trieste, fondo Stock spa, Archivio fotografico).

 
 

Infine l’idea: una distilleria che utilizzasse a Trieste il vino e il legname disponibile in porto per produrre un liquore sul modello francese, allora molto in voga. Inoltre, Lionello Stock iniziò a diffondere il suo cognac Medicinal anche tra nuove categorie di consumatori, come il pubblico femminile, che poteva berne un bicchierino senza timore di attirare le critiche dei benpensanti.
Fu un successo che ben presto valicò i confini della benestante e gaudente Trieste della belle époque e si diffuse dapprima nell’Impero asburgico, e nel giro di qualche anno anche al di fuori dei confini nazionali.
Un successo che seppe anche sopravvivere a due guerre mondiali: dopo la Prima, con la diffusione all’interno del mercato italiano, e dopo la Seconda, compensando la perdita delle filiali attive nell’Est Europa con un irrobustimento della rete superstite.
Nel 1948 la morte di Lionello lasciò spazio a una nuova generazione e aprì un nuovo periodo, dopo che i forti legami che aveva intrecciato con alcuni tra i più stretti collaboratori gli avevano consentito di far sopravvivere la ditta  anche oltre le leggi razziali e il suo allontanamento dalla gestione negli anni della guerra.
Negli anni Cinquanta, la nuova dirigenza iniziò una rapida espansione sia quantitativa che qualitativa. Si raggiungono nuovi mercati, vengono riprese e aggiornate le campagne pubblicitarie, ma soprattutto viene ampliata la capacità produttiva secondo una logica verticale che andava dalla vigna al prodotto finito.
Erano gli anni del miracolo economico italiano, e la Stock seppe approfittare delle nuove opportunità ampliando progressivamente la quantità di consumatori, e aumentando il valore della produzione: dai 400 milioni di lire del 1950, ai 700 del 1955, agli oltre 2 miliardi e mezzo del 1960. Il capitale sociale, che dal 1928 al 1948 era rimasto sempre fermo a 5 milioni di lire, rapidamente si moltiplicò e raggiunse livelli da centinaia di milioni. Furono anni nei quali la pubblicità della Stock era sui cartelloni, sulle insegne luminose e anche alla radio, abbinata ai primi programmi sportivi di successo.
La Stock non poteva più vendere il suo liquore di punta come cognac, ma il forzato cambio di denominazione in “brandy” sembra quasi passare inosservato: il nome della distilleria triestina bastava a veicolare i suoi liquori sui mercati. In più, i prodotti si moltiplicarono: dal brandy allo cherry, dal liquore al caffè e alla vodka e poi tutti gli altri, in cento varianti e aromi.
Negli anni Novanta la cessione della ditta ai tedeschi della Eckes, e infine agli americani della Oaktree, “globalizza” la Stock, con effetti che anche recentemente hanno suscitato l’attenzione dell’opinione pubblica, concentrando l’attenzione soprattutto sugli ultimissimi avvenimenti.
Ma la creazione di Lionello Stock è qualcosa di molto complesso, che può essere compreso soltanto dopo un’analisi puntuale del suo ricchissimo archivio storico. Per questo, la mostra organizzata presso l’Archivio di Stato di Trieste vuol ricordare non solo l’importanza della Stock nel più generale sviluppo dell’economia e della società triestina, ma anche (e forse soprattutto) il fatto che i 26 milioni di bottiglie di liquori Stock prodotti nel 2007 sono stati soltanto gli ultimi di una lunghissima serie, frutto del lavoro e dell’ingegno di migliaia di persone nel corso di una autorevole storia aziendale, che è parte importante della storia dell’intera città. Una storia che merita di essere conosciuta per intero.