Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

ROSSI, Alessandro

Alessandro Rossi fu esponente tra i più significativi degli industriali italiani del secondo Ottocento, 1890 ca (Comune di Schio, Archivio Lanerossi)

 
 

Schio, Vicenza, 21 novembre 1819 - Santorso, Schio, 28 febbraio 1898

Quinto di sette figli, a vent’anni affianca il padre nella direzione dell’azienda di famiglia, un modesto opificio per la lavorazione della lana con sede a Schio, vicino a Vicenza, e che in quel momento impiega solo quaranta operai. Fra il 1841 e il 1842 compie un lungo viaggio all’estero durante il quale ha modo di visitare numerosi stabilimenti tessili in Gran Bretagna, Francia e Belgio, nonché di entrare in contatto con gli ambienti del socialismo utopico britannico e del sansimonismo francese. Rimasto unico gerente dell’azienda dopo la morte del padre, nel luglio 1845, Rossi ne avvia una radicale trasformazione, sostenuta da cospicui investimenti, per aumentare la capacità produttiva, introducendo innovazioni tecniche, potenziando gli impianti esistenti e costruendone di nuovi Nel 1846 introduce le filatrici meccaniche mule-jenny e nel 1849 la prima macchina a vapore e i primi telai meccanici. Sempre nel 1849 avvia la costruzione di un nuovo edificio – la Fabbrica alta – destinato a diventare il corpo centrale di un nuovo e più grande stabilimento. Nel 1861 il Lanificio Rossi conta già 800 operai e un fatturato annuo di tre milioni di lire, con “case di vendita” a Biella, Firenze, Milano, Napoli e Padova. Negli anni seguenti vengono reclutati nuovi tecnici dall’estero e nel 1862 vengono acquistati nuovi macchinari di fabbricazione belga. Nel 1866, al momento dell’annessione delle province venete al Regno d’Italia, il Lanificio Rossi occupa un’area di 30.000 metri quadrati con 9.500 fusi, 340 telai e circa 1.000 operai distribuiti fra Schio e i due nuovi opifici di Pieve e Torrebelvicino, nell’alto Vicentino.

Nel 1866 Rossi viene eletto deputato, nelle file della Sinistra, e quattro anni dopo viene nominato senatore, proponendosi in parlamento come portavoce degli interessi industriali. In questa veste, abbandonando le precedenti posizioni liberiste, diventa uno dei principali sostenitori della necessità di un cambiamento della politica economica italiana in senso protezionistico, anche a prezzo dell’alleanza con la parte più conservatrice dei ceti agrari. Rossi, che guida una piccola ma agguerrita pattuglia di industriali settentrionali, vede infatti nella concorrenza internazionale un ostacolo alla crescita della nascente industria nazionale, data la grave arretratezza dell’Italia e la povertà delle sue infrastrutture.
 

Alessandro Rossi fotografato in un momento di intimità familiare nella Villa di Santorso in compagnia della nipotina e del suo fido cane, 1890 ca (Comune di Schio, Archivio Alessandro Rossi)

 
 
Nonostante l’impegno politico, Rossi non trascura lo sviluppo dell’azienda, che fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta espande le sue attività alla filatura e alla tessitura della lana pettinata, prodotto fino a quel momento quasi interamente importato dall’estero. Nel 1873 porta a termine un complesso progetto che vede la fusione dell’azienda con altre tre imprese del settore e la costituzione della Società anonima Lanificio Rossicon un capitale, per l’epoca ingentissimo, di trenta milioni di lire. La nuova società, di cui Rossi sottoscrive il 25% delle azioni e assume la carica di presidente, comprende in tutto otto stabilimenti e rappresenta il massimo complesso industriale nazionale. La grave crisi che colpisce il settore tessile italiano fra il 1873 e il 1878 fornisce inoltre l’occasione per introdurre una ristrutturazione dell’organizzazione aziendale dal contenuto piuttosto innovativo: la società viene divisa in quattro sezioni autonome, ognuna delle quali affidata a un manager, mentre le competenze del consiglio di amministrazione vengono limitate alla semplice funzione di controllo amministrativo. Per compensare il calo delle vendite sul mercato italiano vengono inoltre aperte due filiali commerciali in Argentina. Grazie a questa riorganizzazione e razionalizzazione produttiva l’azienda è messa in grado di cogliere appieno le rinnovate occasioni di crescita sul mercato interno che si presentano dopo il varo dei nuovi dazi doganali nell’estate del 1878. Vent’anni dopo, alla morte di Rossi, gli stabilimenti che fanno parte del Lanificio occupano un’area di 160.000 metri quadri, impiegano circa 5.000 operai, con una produzione annua valutabile intorno ai 20 milioni di lire, cifre che rendono evidente la posizione di egemonia acquisita dall’azienda all’interno dei confini nazionali.
Le iniziative dell'imprenditore non si fermano all’ambito strettamente produttivo. In parte rifacendosi all’esempio dei villaggi operai su modello inglese e francese, Rossi finanzia a partire dal 1872 l’ammodernamento dell’abitato di Schio in base a un razionale piano regolatore che include la costruzione di un nuovo quartiere operaio, dotato di scuole, bagni pubblici, chiesa ed ospedale. Nello stesso periodo promuove la costruzione di una rete di vie di comunicazione stradali e ferroviarie nell’area alto-vicentina, fra cui la ferrovia Schio-Arsiero. Portatore di una visione interclassista della società, basata sulla collaborazione tra imprenditori e operai impegnati insieme nel progresso della nazione, promuove la diffusione dell’istruzione fra gli operai e i contadini, istituisce numerosi servizi di assistenza per i suoi dipendenti, incoraggiando la formazione tra questi ultimi di società di mutuo soccorso e nel 1878 fonda, a Vicenza, la Scuola tecnica.
Nel 1892 si dimette dalla presidenza del Lanificio, continuando a svolgere solamente attività politica.
Muore all'inizio del 1898.
 
 
Risorse archivistiche e bibliografiche
L'Archivio storico Lanerossi di Schio conserva fondi documentari che coprono il periodo dal 1817 al 1987.
L. Avagliano, Alessandro Rossi e le origini dell’Italia industriale, Napoli, Libreria scientifica editrice, 1970; Schio e Alessandro Rossi: imprenditorialità, politica, cultura e paesaggi sociali del secondo Ottocento, a cura di G. L. Fontana, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1985.