Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

BARNABO', Alessandro Marco

Domegge (Belluno), 7 aprile 1886 - Padova, 29 dicembre 1971

Ancora adolescente, si trasferisce a Lubiana per frequentare l'istituto commerciale, ma interrompe presto gli studi per motivi di salute. Nel 1907 avvia la sua prima iniziativa imprenditoriale locale, una società per il trasporto di merci con autocarri tra Belluno e il territorio del Cadore, una zona di confine con l’Austria dove sono in costruzione infrastrutture militari e civili, collegamenti viari, opere fortificate. Durante la guerra di Libia si trasferisce a Tripoli alla guida di un'impresa impegnata in costruzioni di varia natura, in particolare portuali.

Ritornato in Italia nel 1916, si arruola volontario nell'aeronautica. Alla fine della guerra riprende l'attività di costruzioni, orientandola verso il settore stradale nel Casentino; contemporaneamente, nella stessa zona avvia anche un'azienda impegnata nell'attività agricolo-boschiva, e una successiva intrapresa per la lavorazione del legname in uno stabilimento installato a Roma, presso porta S. Paolo.
A Roma stringe una serie di relazioni che gli consentono di ampliare le sue esperienze imprenditoriali. Con un gruppo finanziario inglese, che nel 1923 aveva costituito una società mineraria, la Miniere cave di Predil per l'estrazione dello zinco mediante procedimento elettrolitico dalle blende di Raibl, nell'Udinese, progetta la costruzione di impianti idroelettrici nell'alto corso del Piave e del suo affluente Ansiei: si costituisce quindi nel 1924 la Società forze idrauliche Alto Cadore (Sfiac), con sede a Roma, che tra il 1929 e il 1932 realizza due dighe di contenimento per i bacini sui due corsi d'acqua e una centrale a Pelos. Barnabò è consigliere di amministrazione della società fino al 1930.
Sempre negli anni Venti costituisce con alcuni soci, fra cui il chimico Federico Giolitti (figlio dello statista Giovanni) e Giovanni Battista Zanardo, una serie di imprese finanziarie e di engineering. Tra queste, la Società idroelettrica Dolomiti (Sid), sorta nel 1925: attraverso la Sid Barnabò entra nel 1928 in relazione con il potente gruppo elettrico Sip (Società idroelettrica piemontese) di Torino, al quale cede parte del pacchetto azionario, e con la Sade (Società adriatica di elettricità), la più importante impresa elettrica dell'Italia orientale. Il legame stabilito con i due gruppi consente inoltre a Barnabò di partecipare nel 1928 alla ristrutturazione finanziaria e organizzativa della Telve (Società telefonica delle Venezie), del cui consiglio di amministrazione fa parte fino al 1932, insieme a importanti esponenti del settore elettrico come Vittorio Cini [►v. scheda] (presidente), Giangiacomo Ponti (vicepresidente) e Rinaldo Panzarasa.
 

Parallelamente agli interessi nel settore elettrico, Barnabò sviluppa le sue intraprese nel settore dell'alluminio: al 1926 risalgono i legami con un altro importante gruppo economico svizzero, la Aluminium Industrie AG (Aiag) di Neuhausen, con cui fonda la Sava (Società alluminio veneto anonima): il capitale iniziale di 200.000 lire passa a 5 milioni di lire dopo tre mesi e a 20 milioni nel 1928. La produzione di alluminio, un metallo di nuova e diffusa applicazione, può contare infatti su un mercato in rapida espansione, mentre la localizzazione nella nuova zona industriale di Marghera sfrutta i vantaggi dell'insediamento portuale, delle esenzioni fiscali e di una ampia disponibilità di manodopera. Lo stabilimento entra in funzione nel 1928 e arriva subito a coprire il 34% della produzione nazionale di alluminio, una quota che supera il 50% già nel 1933; l'occupazione cresce in parallelo dai 260 addetti del 1928 ai 533 del 1933. In questa prima fase la produzione del metallo è collocata prevalentemente sul mercato interno, soprattutto nel settore elettrico, e segna un incremento anche nel periodo della grande crisi, connesso con la contemporanea espansione dell'elettricità.

È ancora in questo settore che Barnabò amplia la sua attività: per fornire autonomamente l'energia elettrica necessaria alla produzione di alluminio con il procedimento elettrotermico agli impianti della Sava, costituisce due nuove società collegate: la Società idroelettrica Val Cismon, di cui sarà amministratore delegato fino al 1950, e la Smirrel (Serbatoi montani per irrigazione ed elettricità), che gestirà da amministratore unico fino al 1940, entrambe con il concorso finanziario della svizzera Aiag.
Gli interessi imprenditoriali, insieme a ragioni di prestigio, portano intanto Barnabò a stabilirsi a Venezia nel palazzo Malipiero a San Samuele, sul Canal Grande. Il suo attivismo provoca negli anni Trenta una ramificazione delle attività in diversi settori: nel 1933 la Sade rileva il pacchetto azionario della Sfiac ancora nelle mani del gruppo finanziario inglese dalla fondazione e nel 1934-35 avvia consistenti lavori di ampliamento dell'impianto, la cui potenzialità energetica è destinata a soddisfare il fabbisogno della Società anonima San Marco elettrometallurgica veneta di Porto Marghera (costituita nel 1930, di cui Barnabò è amministratore delegato fino al 1933), produttrice di ferroleghe e carburo di calcio; le due società – la Sfiac e la San Marco – si fondono poi nel 1937, costituendo una nuova impresa con la denominazione di Società industriale San Marco, destinata anche alla produzione di calciocianammide.