Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

MASERATI, Alfieri

Alfieri Maserati al Gran Premio di Monza nel 1929

 
 

Voghera, 23 settembre 1887 - Bologna, 3 marzo 1932

Il padre Rodolfo era macchinista delle ferrovie prima a Piacenza, poi a Voghera. Il primogenito Carlo entra presto nel settore automobilistico, come meccanico e pilota, e verrà presto seguito dai fratelli Bindo, Alfieri ed Ettore, con i quali condivide la passione per la meccanica e le automobili. Il giovane Maserati inizia a lavorare a dodici anni in una fabbrica di biciclette; nel 1903, il fratello maggiore è assunto alla Isotta Fraschini di Milano quale tecnico collaudatore e facilita l'inserimento nella stessa impresa dei fratelli più piccoli.

All'Isotta Fraschini il sedicenne Maserati inizia la sua formazione come meccanico e in poco tempo viene destinato al Reparto Corse: nel 1908 è impegnato nel circuito delle competizioni al seguito della Targa Florio. Nel 1911 assume l'incarico di delegato tecnico e si trasferisce, assieme al giovanissimo fratello Ettore, prima in Argentina e poi in Inghilterra e in Francia, per effettuare dimostrazioni delle auto della casa. Nel 1912 i due fratelli tornano in Italia e l’Isotta Fraschini li invia a Bologna per organizzarvi la locale officina di assistenza.

A Bologna Maserati decide di avviare un'impresa in proprio e costituisce, nel dicembre del 1914, la Società Anonima Officine Alfieri Maserati, impegnata nell'assistenza e nell'elaborazione di autovetture di diverse case, fra cui la Isotta Fraschini. Nel piccolo impianto, con sede in via de' Pepoli, lavorano all'inizio cinque operai, oltre al titolare e al fratello Ettore. A un altro fratello, Mario, pittore, si deve l’ideazione del marchio di fabbrica della Maserati, che rappresenta il tridente della statua del Nettuno del Giambologna, nella nota fontana vicino a Piazza Maggiore a Bologna. Allo scoppio della guerra Maserati e il fratello Ettore sono richiamati alle armi, e resta in città ad occuparsi dell'officina il giovanissimo fratello Ernesto. Prima della fine del conflitto i due vengono congedati, e inviati a lavorare in due fabbriche milanesi impegnate nel montaggio dei motori per aeroplani: il primo nelle officine Nagliati, dove si svolge il montaggio dei motori Hispano Suiza a 8 cilindri, e il secondo alla Franco Tosi, che realizza i motori Isotta Fraschini a 12 cilindri. In questo periodo Maserati brevetta una candela d’accensione isolata alla mica, molto più resistente ed efficiente di quelle fino ad allora in uso. Si tratta di una innovazione importante per il mondo dei motori, perché consente di ovviare a molti problemi legati al malfunzionamento degli impianti elettrici e dei propulsori nelle automobili del periodo; l'imprenditore ne avvia la produzione a Milano, costituendo la Fabbrica Candele Maserati.

 

 

Terminata la guerra, torna a Bologna. Le prospettive di diffusione dell’automobilismo in Italia lo inducono allora a trasferire l’azienda in locali più ampi, alla periferia est di Bologna, in una località nota come Ponte Vecchio, dove una ex fabbrica di damigiane viene ristrutturata e adibita a officina, magazzino, abitazione e uffici; nello stesso edificio è trasferita anche la produzione delle candele d'accensione alla mica. Nella nuova sede l’attività principale è l’elaborazione di auto di serie (sempre Isotta Fraschini e altre case) da destinare alle competizioni: è lo stesso Maserati che si cimenta in pista a partire dal 1920, con risultati alterni. Nel 1921 riesce a gareggiare con una vettura interamente assemblata da lui con un telaio Diatto e un motore aeronautico Isotta Fraschini a 8 cilindri ridotto a 4, di oltre 6300 cc, con cui raccoglie importanti vittorie nell'anno seguente.

La Automobili Diatto, un'impresa fondata a Torino nel 1905, nel dopoguerra comincia a guardare con interesse anche alle competizioni e attribuisce quindi a Maserati, nei primi anni Venti, il ruolo di pilota e consulente per la modifica di un proprio modello di serie in una vettura da corsa. Gli scarsi successi della collaborazione e la crisi della casa automobilistica portano alla risoluzione del contratto, e Maserati decide di realizzare autonomamente le proprie auto da competizione.