Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

INTRONA, Niccolò

Niccolò Introna, 1945 ca. (Archivio storico Banca d'Italia, Archivio storico fotografico, Fondo Corradini)

 
 

Bari, 13 maggio 1868 - Roma, 10 maggio 1955

Nasce in una famiglia benestante, di lontane origini nobiliari. Si avvicina giovanissimo alla Chiesa valdese. Diplomatosi ragioniere, viene assunto ventenne dalla Banca nazionale nel Regno d'Italia. Nel 1902 – dopo che la legge bancaria del 1893 ha sancito la fusione della Nazionale con altri istituti, dando vita alla Banca d'Italia – viene nominato direttore della filiale di Lecce e successivamente, nel 1905, ispettore. L’anno successivo viene inviato in missione in Eritrea allo scopo di analizzare le capacità economiche delle piazze locali in vista della possibile apertura di filiali, per verificare se la situazione economica della colonia giustifichi l'apertura di una filiale. Nel marzo 1907 gli viene affidata la liquidazione dei crediti immobilizzati ereditati dagli istituti bancari assorbiti nel 1893, in particolare quelli della Banca Romana.

La collaborazione con Stringher e la nomina a ispettore generale

Nel 1911 lntrona diventa il principale collaboratore, all'interno della Banca, del direttore generale Bonaldo Stringher nella pianificazione e messa in atto del salvataggio dell’industria siderurgica, in grave crisi finanziaria. L’operazione si concretizza in un progetto articolato su tre piani: commerciale, industriale e finanziario. Viene costituita la Società anonima Ferro e Acciaio, un cartello a cui viene assegnato il compito di regolare e controllare la vendita dei prodotti e quasi tutti i grandi stabilimenti siderurgici vengono posti sotto una direzione amministrativa unica, quella della società Ilva, mentre la Banca commerciale e il Credito Italiano, i maggiori istituti di credito del Paese, sotto la regia della Banca d'Italia, forniscono le risorse necessarie per la ristrutturazione dei debiti. È Stringher a occuparsi dei rapporti con il mondo politico e con gli industriali, a Introna è invece affidata la gestione degli aspetti operativi e finanziari del salvataggio.

Nel gennaio 1912 viene promosso capo servizio dell'Ispettorato. Un anno più tardi, nel 1913, entra a far parte del consiglio di amministrazione dell'Istituto nazionale di credito per la cooperazione, un ente pubblico creato su iniziativa di Francesco Saverio Nitti con la finalità di fornire assistenza finanziaria alle cooperative. Introna partecipa attivamente alla gestione di questo organismo fino al 1927, quando si dimette dopo aver manifestato riserve sulla sua conversione in banca ordinaria – ribattezzata Banca nazionale del lavoro e della cooperazione – caldeggiata dal nuovo direttore generale Arturo Osio.

 

Da sinistra: Niccolò Introna, Vincenzo Azzolini e Pasquale Troise, Fregene, 2 aprile 1938 (Archivio storico Banca d'Italia, Archivio storico fotografico, Fondo Corradini)

 
 

Nel 1918 viene nominato ispettore generale, con l'incarico di sovrintendere all'attività ispettiva interna, alla verifica delle spese, agli approvvigionamenti, alle operazioni di sconto e di anticipazione. L’incarico include anche la direzione dell'Ufficio centrale per il mercato serico, costituito per decreto nel settembre 1918 al fine di stabilizzare i prezzi di una delle principali industrie nazionali. La stretta collaborazione con Stringher si arricchisce di un nuovo capitolo in occasione della crisi industriale del dopoguerra, che causa gravi difficoltà agli istituti bancari che avevano scommesso su una ulteriore crescita della produzione industriale e dei prezzi, primo fra tutti il Banco di Roma. Costretta ad un nuovo salvataggio, la Banca d’Italia affida a Introna la gestione dell’operazione e l’acquisizione delle partecipazioni industriali dell’istituto romano, che vengono trasferite ad un nuovo ente, la Società finanziaria per l'industria e il commercio. Oltre a venire nominato nel comitato direttivo di quest’ultima, negli stessi anni entra a far parte dei consigli di amministrazione della Società italiana per le strade ferrate meridionali e della Società per la bonifica dei terreni ferraresi e per imprese agricole. 

Alla testa della vigilanza bancaria

Quando, nel 1926, la legge sulla tutela del risparmio affida alla Banca d'Italia la vigilanza sugli istituti di credito, assume la direzione della nuova funzione, occupandosi della redazione delle relative norme di attuazione e gestendo i contrasti che si vengono a creare con gli altri istituti bancari, contrari alle nuove norme. Grazie a questo nuovo ruolo Introna si colloca al centro del processo di riforma del settore creditizio, come testimoniato dalla vicenda del crack, nel 1927, del gruppo bancario di Alvaro Marinelli, un finanziere che, grazie all’appoggio di ambienti del regime, è riuscito ad acquisire il controllo di numerosi istituti di credito dell’Italia centrale attraverso una serie di operazioni finanziarie illegali. Sono proprio le ispezioni disposte da Introna a rilevare la natura fraudolenta delle speculazioni di Marinelli e a permettere di limitarne le ripercussioni sul resto del settore bancario.

Nel luglio 1928, in seguito all’approvazione del nuovo statuto della Banca d’Italia, viene nominato vicedirettore generale della Banca, mentre l’economista Vincenzo Azzolini, proveniente dal ministero delle Finanze, diventa direttore generale e Stringher occupa la nuova posizione di governatore.
Dopo la morte di Stringher e la nomina di Azzolini al governatorato, Introna si vede preferire per la carica di direttore generale Pasquale Troise, proveniente dal ministero delle Finanze. Alle origini di questa scelta ci sono in parte le accanite campagne diffamatorie condotte contro di lui fra il 1927 e il 1933 dal giornale “L’Impero”, vicino a Bottai e Marinelli, che lo accusano di "partigianeria antifascista, sadismo ispettivo e fanatismo religioso-settario". A Introna vengono imputate in particolare la freddezza nei confronti del regime fascista – aderirà al Partito nazionale fascista solo nel 1939 – e la sua militanza attiva nella chiesa valdese, testimoniata dai numerosi incarichi ricoperti all’interno della comunità valdese di Roma.
Lo scarso gradimento politico del regime nei suoi confronti contribuisce a tenerlo ai margini delle vicende riguardanti il salvataggio delle grandi banche miste nel 1931-1934, nonostante la nomina nel consiglio di amministrazione della sezione smobilizzi dell’Istituto per la ricostruzione industriale (IRI).