Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

MAYER, Teodoro

Trieste, 17 febbraio 1860 - Roma, 7 dicembre 1942

Nasce a Trieste in una famiglia ebraica attiva nel commercio e originaria, nel ramo paterno, dall’Ungheria. Le case commerciali facenti capo ai Mayer nei primi anni Settanta dell’Ottocento avevano subito un tracollo. Nel 1873 il giovane Mayer è costretto ad abbandonare gli studi e si mette alla ricerca di un impiego, dimostrando un precoce interesse per l’editoria: si tratta di un campo che il progressivo allargamento del pubblico dei lettori, grazie alla crescente alfabetizzazione, apre a nuove sperimentazioni giornalistico-imprenditoriali anche senza il possesso di elevati capitali d’investimento iniziale.

Nel 1876 rileva la proprietà di un periodico filatelico a carattere divulgativo, il «Corriere dei francobolli», che dirige fino al 1879, quando passa a curare un foglio di pubblicità distribuito gratuitamente, l’«Inevitabile». Si indirizza, quindi, verso la formula di un quotidiano orientato specificamente alla cronaca locale, «Il Piccolo», che esordisce alla fine del 1881.

Il giornale ottiene rapidamente il favore di un pubblico di estrazione popolare e di lingua italiana, socialmente maggioritario a Trieste. Una decina di anni dopo, quando la testata si è conquistata uno stabile successo, Mayer accetta le offerte di un gruppo di sottoscrittori contigui all’irredentismo. Grazie a tali finanziamenti è in condizione di pagare la cauzione di 6000 fiorini, richiesta dalla normativa in vigore per i giornali politici, e di acquistare nuovi e più moderni macchinari di stampa. Nel 1893 compare per la prima volta nelle note tipografiche la dizione: Stabilimento editoriale del Piccolo di Teodoro Mayer.
Già negli anni precedenti era entrato a far parte del gruppo dirigente del partito liberalnazionale di F. Venezian, espressione della locale borghesia italiana e interprete di una linea di difesa dell’italianità e di valorizzazione dell’ampio statuto di autonomia locale che le leggi austriache riconoscevano alla città. Ai primi anni Novanta, inoltre, sembra risalire la sua adesione al Grande Oriente d’Italia, al cui interno raggiungerà i più alti gradi: tra il 1908 e il 1912 è grande ispettore di rito scozzese, gran tesoriere e membro della giunta esecutiva dell’ordine. Per il tramite dei suoi legami massonici, che hanno ramificazioni anche all’interno della Società Dante Alighieri, Mayer agisce, in varie occasioni, da intermediario nel far pervenire a Trieste i finanziamenti che il governo e la corona italiani destinavano ai liberalnazionali, soprattutto in occasione delle competizioni elettorali.
 

Le vaste conoscenze acquisite nel mondo del giornalismo e della politica italiani – da Alberto Bergamini a Luigi Albertini, da Sidney Sonnino a Giovanni Giolitti, a Luigi Luzzatti – consentono a Mayer di portare a termine nel 1902 un’importante operazione editoriale: l'acquisto della metà del pacchetto azionario dell’Agenzia Stefani, della quale riorganizza il settore amministrativo e la rete dei corrispondenti.

Portavoce ufficiale del governo italiano, l’Agenzia Stefani svolge una importante funzione, insieme giornalistica e politica, fornendo servizi a una stampa nazionale frammentata in una molteplicità di testate locali; l’ingresso di Mayer nella proprietà è probabilmente frutto dell’assenso di alti esponenti governativi, forse dello stesso Giolitti.

Nel 1902 Mayer ottiene, insieme con la moglie e i due figli, la cancellazione dalla comunità ebraica di Trieste. La scelta lo accomuna a molti ebrei triestini, che in quel periodo segnano così anche formalmente il distacco dalla religione dei padri, nel nome di quegli ideali di liberalismo e di laicismo che vedono attuati non nella cattolica e antisemita Austria, quanto piuttosto nell’Italia nata dal Risorgimento.
I frequenti soggiorni a Roma non interrompono la sua attività politica a Trieste. Chiamato dal partito - tra il 1902 e il 1906 - ad alcuni incarichi pubblici, è in seguito eletto consigliere comunale tra il 1906 e il 1909 e dal 1913 fino allo scoppio della prima guerra mondiale.
La sera del 23 maggio 1915 la sede de «Il Piccolo» viene distrutta nell’incendio appiccato da un gruppo di filoaustriaci che manifestano alla notizia della dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria. Mayer si è nel frattempo trasferito a Roma dove, nel periodo che precede l’entrata in guerra dell’Italia contro gli imperi centrali, svolge un’intensa attività di propaganda interventista, utilizzando la fitta rete di relazioni che da tempo lo collega a importanti esponenti politici e, in particolare, a Sonnino. Verso la conclusione della guerra assume, insieme con altri rappresentanti dell’emigrazione triestina, una posizione contraria al cosiddetto “patto di Roma”, considerando irrinunciabili le richieste italiane su Fiume e sulla Dalmazia; firma, inoltre, la dichiarazione di solidarietà espressa dalla massoneria alla delegazione italiana che ha abbandonato il tavolo della conferenza di pace a Versailles.