Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Asproni, Giorgio

Giorgio Asproni.

 
 

Bitti (SS), 1841 - Seddas Moddizzis (CA), 1936

Nipote di Giorgio Asproni senior, Deputato per nove legislature – prima nel Parlamento subalpino e poi in quello italiano – e amico personale di Garibaldi e Mazzini; il giovane Asproni, dopo gli studi medi a Sassari, si laurea a Genova in Matematica (nel 1861) e a Torino in Ingegneria (nel 1863), specializzandosi in Mineralogia nel 1864 – come ingénieur civil des mines – in Francia, a St. Etienne.
Nel 1866 si reca in Inghilterra e in Belgio per completare la sua preparazione tecnica e anche negli anni successivi intraprenderà vari viaggi d’istruzione e aggiornamento nei Paesi dell’Europa industriale. Nello stesso anno 1866 assume il primo incarico importante, la Direzione della miniera di Montevecchio, nella Sardegna Sud-occidentale; proprietario della miniera è l’industriale minerario Giovanni Antonio Sanna, uno dei pochi imprenditori isolani in un comparto che vede la prevalenza del capitale internazionale. Asproni dirige la miniera di piombo argentifero per un decennio.  

La miniera di Montevecchio
Quintino Sella, nell’ambito della prima Commissione parlamentare sui problemi della Sardegna, visita nel 1869 la miniera di Montevecchio, accompagnato da Asproni, per il quale ha parole di elogio nella sua relazione ufficiale. Durante la Direzione di Asproni la miniera occupa fino a 1.100 operai (fra questi, un decimo di donne e bambini). Nel periodo della sua Direzione, per lo sfruttamento del ricchissimo giacimento, l’ingegnere sardo progetta e realizza una laveria a vapore, che permette il riutilizzo di minerali poveri.
Nel 1877, incaricato di valutare la miniera tunisina di Gebel Rsass, con filoni di piombo e zinco, Asproni conferma la ricchezza del giacimento e, nel 1880, entra a far parte del Comitato di amministrazione per il salvataggio della miniera, in un contesto internazionale che vede l’improvviso disimpegno del Governo italiano dopo l’espansione francese in Tunisia e la fine del progetto di alcuni imprenditori sardi di avviare un’impresa per la quale si era sperato in un forte appoggio politico ed economico. L’impresa mineraria tunisina finirà con un fallimento.
Nel 1899 Asproni entra in società con F. Birocchi, imprenditore e consigliere della Camera di commercio di Cagliari, per la costruzione di uno stabilimento nell’area termale di Sardara, sfruttata già in epoca romana. L’impresa realizza un albergo e bonifica la zona malarica. Asproni progetta inoltre diversi palazzi e ville padronali a Bitti, Nuoro e Piscinas. Nel 1896 fonda a Iglesias l’Associazione mineraria sarda, che raggruppa industriali e dirigenti minerari attivi nell’isola, e ne assume la Presidenza per alcuni anni. Dal 1895 al 1912 è membro della giunta della Camera di Commercio e Arti di Cagliari, con la carica di Vicepresidente nel biennio 1907-1908. A lui è dedicata la scuola mineraria di Iglesias, alla quale aveva fatto una cospicua donazione. È nominato Cavaliere del lavoro nel 1902.
 
Seddas Moddizzis: da dirigente a proprietario
Dagli anni Ottanta dell’Ottocento, Asproni è dirigente della miniera di Seddas Moddizzis (vicino a Iglesias); ne diventa poi azionista e, prima della guerra, proprietario esclusivo (dal 1930 in regime di concessione perpetua). L’insediamento produttivo di Seddas Moddizzis è nel dopoguerra miniera e villaggio, azienda agricola e polo di sviluppo industriale. Asproni aveva fatto costruire i forni di calcinazione, la laveria, gli uffici, la chiesa, le case per i minatori, aveva realizzato la bonifica e promosso la coltivazione delle terre limitrofe, costruendo un acquedotto per far arrivare l’acqua dalla montagna e ridisegnando l’intera viabilità tra il centro minerario e il paese di Gonnesa. Anche questo polo produttivo risente delle tendenze depressive del settore nei primi decenni del nuovo secolo. La fine della guerra aggrava infatti ulteriormente la crisi delle miniere sarde, che producevano i 4/5 del piombo e dello zinco italiani. In appena un anno, dal settembre 1918 al settembre 1919, si registra la perdita di 2.000 addetti, da 13.200 a 11.189; in quattro anni, dal 1914, la produzione di zinco crolla alla metà, e quella di piombo di un terzo. Si colloca appunto nel Primo dopoguerra il tramonto di quell’industria mineraria sarda che aveva avuto in Asproni uno dei suoi pionieri. L’ingegnere-imprenditore, portatore di una concezione paternalistica dei rapporti con i minatori, gestisce direttamente la vertenza con i lavoratori nei giorni delle proteste dell’autunno del 1919, con l’obiettivo di salvaguardare la centrale elettrica di Portovesme, la miniera di Baccu Abis e le linee elettriche di collegamento, oggetto di numerosi attentati. Proprio durante il “biennio rosso” Asproni prende posizione, come decano degli industriali minerari, contro lo sciopero generale e contro i sabotaggi, rivendicando ancora la forza modernizzatrice dell’attività mineraria per la società e l’economia dell’isola: «Nessuna industria […] si svolge secondo il ritmo speciale che regola i rapporti tra industriali e lavoratori nelle miniere di Sardegna. L’isolamento di quasi tutte le miniere in mezzo a lande deserte o tra gole di montagne lontane da luoghi abitati ha fatto sì che gradatamente ogni miniera ha costituito un centro a sé, con le sue case operaie, le sue scuole con refezione gratuita, il suo ufficio postelegrafico, il suo ospedale, la sua cantina cooperativa, insomma con una vita personale creata ad esclusivo profitto della popolazione operaia».
Asproni muore a 95 anni, il 6 marzo 1936.
 
Risorse archivistiche e bibliografiche
Grazie al diario dello zio Deputato è possibile seguire di Asproni, per i primi trentacinque anni, sia la vita professionale, sia quella privata, in ognuno dei sette volumi pubblicati sono presenti decine di citazioni dedicate al nipote, cfr. G. Asproni, Diario Politico, 1855-1876, voll. I-VII, a cura di C. Sole e T. Orrù, Milano, Giuffré, 1976-1991. Per una ricostruzione completa delle complesse vicende di Montevecchio cfr. W. Schoeneberger, Giorgio Asproni e Giovanni Antonio Sanna, in Giorgio Asproni e il suo "Diario Politico"- Atti del Convegno Internazionale, Cagliari, Cuec, 1994. Sul ruolo di Asproni come imprenditore cfr. L. Del Piano, Questione sarda e unità nazionale, in La Camera di Commercio di Cagliari (1862-1997) - Storia economia e società in Sardegna dal dominio sabaudo al periodo repubblicano, 1720-1900, Cagliari, 1997, vol. I , p. 266-271.