Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

BONDI, Massimo (Max)

Roma, 13 ottobre 1881 - ?

Il padre Vittorio e gli zii Angelo, Camillo e Ippolito, discendenti da una famiglia di banchieri-mercanti tedeschi, verso la fine del secolo erano soci accomandanti della ditta bancaria Moisè Bondi e Figli, con sedi a Firenze e a Roma, che resterà indivisa fino al luglio 1917. Il patrimonio era costituito in prevalenza da pacchetti azionari di imprese dei settori metallurgico, alimentare (soprattutto zuccheriero), edile e meccanico; la banca Bondi si dedicava inoltre alla compravendita di valori mobiliari. Ippolito e Vittorio curavano gli interessi della ditta a Roma e tra questi v’erano le azioni della Società generale immobiliare e della Società romana per la fabbricazione dello zucchero. Di quest’ultima, il giovane Max Bondi diventa nei primi anni del secolo consigliere d’amministrazione e direttore generale, dopo aver conseguito la laurea in Chimica industriale.
All’inizio del Novecento gli interessi di maggior consistenza della ditta di famiglia – in cui Max Bondi assume presto alte responsabilità – si orientano sullo sviluppo dell’impresa siderurgica di Piombino, in modo tale da qualificare i Bondi tra i protagonisti delle vicende della siderurgia italiana nel primo ventennio del secolo.

 

La Società anonima degli alti forni e fonderia di Piombino
Alla fine dell’Ottocento la siderurgia italiana è ancora molto in ritardo rispetto all’estero; riceve però a cavallo dei due secoli un notevole impulso dalle condizioni di favore garantite dallo Stato. Con il progetto di nuovi impianti era sorta a Firenze, nel 1897, la Società anonima degli alti forni e fonderia di Piombino. A partire dal 1899 i Bondi si erano impegnati nel finanziamento dell’impresa, di cui Angelo era diventato presidente e Ippolito uno dei consiglieri; dal 1908 sarà Max Bondi a ricoprire la carica di consigliere delegato della società di Piombino.
Il parallelo sviluppo della neo-costituita Elba - Società anonima di miniere e altiforni (sorta con la partecipazione del Credito italiano, delle Ferriere italiane e di altri investitori), spinge la Piombino a perseguire nuovi e più importanti obiettivi di crescita.
I Bondi si impegnano quindi in un programma di costruzioni di altiforni a coke, acciaieria e laminatoio, tale da realizzare il primo vero e proprio impianto a ciclo completo in Italia. Difficoltà finanziarie e tecniche ritardano però la messa in funzione definitiva degli impianti della Piombino, che avviene solo tra il 1908 ed il 1910. In vista di una ulteriore espansione della Piombino, i Bondi ampliano anche l’attività della controllata Società toscana di industrie agricole e minerarie, acquistando miniere ferrifere a Nurra, in Sardegna.