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Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

OSIO, Arturo

Arturo Osio.

 
 

Bozzolo (MN), 23 giugno 1890 - Roma, 3 giugno 1968

Rimasto orfano del padre, maresciallo dei carabinieri, in giovanissima età, riesce, nonostante le difficoltà economiche in cui viene a trovarsi la famiglia, a essere ammesso all’Istituto Ghislieri di Pavia, dove si laurea in Legge a pieni voti. Inizia ad esercitare la professione di avvocato a Milano, specializzandosi nell’attività di consulenza per la costituzione e organizzazione di cooperative, e mettendosi in luce come esponente del sindacalismo cattolico. Arruolato nell’esercito allo scoppio del conflitto mondiale, viene decorato con due medaglie di bronzo al valore.
Nell’immediato dopoguerra Osio fa le sue prime esperienze politiche iscrivendosi al Partito popolare: viene quindi eletto nel Consiglio comunale di Milano alle elezioni amministrative del 1922. Nel 1923 entra nel direttorio dei sindacati provinciali del commercio e della piccola industria, in qualità di rappresentante dei macellai cattolici di Milano. Tale scelta lo mette tuttavia in contrasto con il Partito popolare, dal quale esce nei primi mesi del 1924, dando contemporaneamente le dimissioni da Consigliere comunale. L’anno successivo si accosta al Fascismo e nello stesso anno, grazie all’appoggio del segretario del partito fascista Roberto Farinacci, viene nominato da Mussolini Direttore Generale dell’Istituto nazionale di credito per la cooperazione. L’Istituto, un ente pubblico creato da Francesco Saverio Nitti nel 1913 con la finalità di fornire assistenza finanziaria alle cooperative, versa in condizioni finanziarie precarie, per l’impossibilità di recuperare i crediti erogati prima della guerra. La scelta di Osio, privo di legami politici, ma appoggiato da un gerarca potente come Farinacci, rientra in un’operazione politica mirata a sostituire il precedente Direttore dell’Istituto, Paolo Teruzzi, e a garantire al Regime il pieno controllo dell’Istituto.
 

 

Da ente pubblico a banca
Nella seconda metà degli anni Venti, Osio si dedica alla ristrutturazione e alla progressiva conversione dell’Istituto in banca ordinaria. Il suo progetto consiste nella creazione di una banca pubblica specializzata nel fornire i servizi necessari a gestire le risorse finanziarie erogate dallo Stato agli enti pubblici. L’Istituto era già, fin dal 1913, un ente pubblico e l’occasione per convertirlo in una banca viene colta da Osio nel 1927, quando riesce a ottenere l’autorizzazione alla trasformazione in istituto di credito di diritto pubblico – formula elaborata l’anno precedente per il riassetto del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia – con la nuova denominazione di Banca nazionale del lavoro e della cooperazione, nonché l’autorizzazione all’esercizio del credito a favore di tutte le branche della Pubblica Amministrazione. In tal modo Osio può porre le basi per la sua nuova strategia di sostegno creditizio agli organismi operanti per fini pubblici, assumendo nel 1927 i primi sevizi di cassa delle associazioni sindacali fasciste e di alcune mutue assistenziali; estende poi, in breve tempo, il campo d’azione ai principali enti previdenziali e alle corporazioni, fino a diventare tesoriere di tutte le confederazioni, sia delle imprese che dei lavoratori. Nel corso del 1928 Osio elabora un nuovo progetto di ristrutturazione complessiva della banca, che diviene operativo con un decreto legislativo promulgato l’anno seguente (r.d.l 18 marzo 1929, n. 416). La denominazione dell’istituto viene modificata in Banca nazionale del lavoro (Bnl), eliminando così, anche formalmente, ogni legame con le precedenti esperienze di credito per la cooperazione. Il Regime, desideroso di rafforzare il nuovo istituto a discapito delle grandi banche private, accetta la richiesta di un ulteriore allargamento della sfera operativa, concedendo l’autorizzazione all’esercizio del credito agrario, immobiliare e industriale.