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Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

LAMARO, Antonio

Roma, 2 marzo 1893 - Roma, 25 marzo 1963

Rimasto orfano a undici anni, si trasferisce in Sicilia, a Leni, terra di origine della famiglia, sotto la tutela dello zio sacerdote; frequenta le scuole superiori a Torino e l’università a Roma, dove si laurea in Ingegneria alla vigilia dello scoppio della Prima guerra mondiale. Prende parte al conflitto raggiungendo il grado di maggiore; nel dopoguerra avvia nella capitale l’attività edile, costruendo una piccola casa in aperta campagna all’Arco Oscuro, con l’apporto di soli cinque operai; i primi capitali investiti sono i risparmi accumulati con lo stipendio di ufficiale in guerra.
Nel 1920 costituisce le Imprese Lamaro insieme al fratello Guglielmo, ai cugini Vincenzo e Giuseppe e al cognato Giuseppe Carbone. In particolare sarà Vincenzo Lamaro ad affiancare l’imprenditore nella gestione dei cantieri, a partire dalla costruzione di 20 fabbricati con 200 alloggi presso la Stazione Trastevere della capitale.
Le Imprese Lamaro cominciarono a operare a Roma in un periodo turbolento dal punto di vista politico-sociale, ma economicamente vantaggioso per il settore edilizio, a cui il Regime fascista rivolge particolare attenzione.
 

 

“Case per tutti”
Dopo la Prima guerra mondiale, a Roma si cominciano a intravedere i segnali di un certo dinamismo economico, ma è il settore dell’edilizia che concentra i maggiori interessi: durante il ventennio fascista infatti, sia per la ripresa della crescita demografica, che forma la domanda di abitazioni, sia per lo sventramento urbanistico della città, sia per le possibilità di realizzare ingenti opere pubbliche nei territori coloniali, sono molteplici le occasioni per le società di costruzioni di realizzare ingenti guadagni.
Dopo i primi anni di difficile avvio, le Imprese Lamaro, in società dal 1924 al 1934 con l’imprenditore edile Guglielmo Persichetti, iniziano nel 1925 la loro ascesa con la costruzione di 26 palazzine a Roma, nella zona di Monteverde, mettendo in vendita gli appartamenti a prezzi bassi e con notevoli facilitazioni di pagamento; Lamaro individua presto la linea altamente vantaggiosa dell’edilizia residenziale popolare – che qualifica con il programma “case per tutti” – centrata sulla costruzione del “condominio economico”.
Le prime affermazioni sul mercato edilizio di Roma spingono Lamaro ad aprire una seconda sede a Milano. La formula dell’edilizia popolare permette all’azienda di contrastare gli effetti della crisi che colpisce anche il settore delle costruzioni alla fine del 1929. Lamaro descriverà nel dopoguerra la sua attività come la «formula socialmente avanzata di ripartizione della proprietà edilizia, specialmente urbana, capace di rendere possibile anche ai classificati economicamente modesti l’accesso all’alloggio, da proprietari e non da locatari».