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Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

MATTIOLI, Raffaele

Raffaele Mattioli.

 
 

Vasto (CH), 20 marzo 1895 - Roma, 27 luglio 1973

Nasce il 20 marzo 1895, terzo figlio di una famiglia della piccola borghesia. Dopo aver frequentato l’Istituto tecnico commerciale “Ferdinando Galiani” a Chieti, nell’autunno 1912 si iscrive all’Istituto superiore di studi commerciali di Genova.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, si arruola come volontario in fanteria. Dopo la fine del conflitto presta servizio nell’ufficio politico-militare del corpo d’occupazione interalleato di Fiume e in seguito si aggrega come osservatore alle legioni di Gabriele D’Annunzio, per il quale svolge mansioni di addetto all’ufficio stampa. Lasciato definitivamente l’esercito nel gennaio del 1920, ritorna agli studi universitari, laureandosi nel dicembre dello stesso anno con una tesi di Economia monetaria.
Dal 1921 al 1925 Mattioli lavora in qualità di assistente presso l’istituto di Economia politica dell’Università “Bocconi” di Milano. Parallelamente ricopre la posizione di segretario generale della Camera di commercio di Milano, dove cura in particolare il potenziamento dell’ufficio studi: uno dei primi frutti di questo impegno è l’inizio della pubblicazione regolare di statistiche sul commercio e sull’andamento dei prezzi. L’attività svolta alla Camera di commercio richiama l’attenzione dell’Amministratore delegato della Banca commerciale italiana, Giuseppe Toeplitz, che lo assume come proprio segretario di Gabinetto nel novembre del 1925.

 

Accanto a Toepliz, alla Banca commerciale
Mattioli collabora alla stesura delle relazioni annuali della Banca commerciale fin dall’esercizio 1925, contribuendo a mettere in luce i principali problemi strutturali del sistema bancario italiano: l’alto grado di concentrazione oligopolistica del settore creditizio, la scarsità di capitali di rischio e il peso preponderante del modello della banca mista, la cui funzione propulsiva del processo di sviluppo industriale risulta ancora insufficiente.
A partire dal 1926 la Banca commerciale inizia a soffrire di una preoccupante situazione di immobilizzo dei crediti vantati nei confronti di imprese industriali, mentre la crisi borsistica rende impossibile il ricorso al mercato finanziario interno. Toeplitz decide pertanto di ricorrere ai mercati esteri, trattando la concessione di prestiti con organismi finanziari inglesi, olandesi e, soprattutto, americani. Il passo successivo è un viaggio di Toeplitz negli Stati Uniti nel maggio 1928 – accompagnato da Mattioli, che viene promosso Direttore addetto nell’ottobre dello stesso anno – per rinsaldare i rapporti della banca con il mondo finanziario americano e tentare il collocamento di azioni della Banca commerciale sul mercato statunitense.
In seguito alle perturbazioni internazionali dovute alla “grande crisi” e alla svalutazione della sterlina, la Banca commerciale si trova costretta a chiedere l’intervento dello Stato, per porre rimedio a una gravissima crisi di liquidità.

La riforma sotto l’Iri
Mattioli, promosso nel frattempo Direttore centrale, redige su incarico di Toeplitz nel settembre del 1931 un memoriale per Mussolini – intitolato Per la regolamentazione dell’economia italiana – nel quale propone di affidare i pacchetti azionari industriali posseduti dalle banche miste e il coordinamento della politica industriale a un ente di natura tecnica, che vedrà poi effettivamente la luce con la costituzione dell’Istituto per la ricostruzione industriale (Iri), creato nel gennaio 1933 e presieduto da Alberto Beneduce. Il 31 ottobre del 1931 viene infine stipulata la convenzione per il salvataggio della Banca commerciale, con lo scorporo delle partecipazioni industriali tramite la società finanziaria di smobilizzo Sofindit.
Nel marzo 1934 la proprietà della Banca commerciale passa dal Consorzio mobiliare finanziario (controllato dalla banca stessa) all’Iri, e le azioni della banca in mano ai privati si riducono a una frazione trascurabile. Toeplitz è costretto a lasciare la guida della banca e, nell’assemblea del 25 marzo 1933, gli subentrano in qualità di nuovi amministratori delegati Michelangelo Facconi e lo stesso Mattioli. Questi ultimi, al fine di tutelare l’autonomia della Commerciale da possibili ingerenze del nuovo azionista pubblico, s’impegnano a realizzare in tempi brevi un sostanziale riequilibrio del bilancio e una rapida riforma dell’organizzazione interna. L’obiettivo è quello di aggiornare l’originario modello tedesco adottando – laddove possibile – le nuove soluzioni organizzative sviluppate dalle banche statunitensi nei primi decenni del Novecento: semplificazione dei servizi funzionali della Direzione centrale e abolizione delle gerarchie intermedie di funzionari; maggiore collegialità delle decisioni; avvio di nuove routines per migliorare i dati di controllo direzionale, l’erogazione dei crediti e l’attività di sviluppo commerciale; meccanizzazione della contabilità e conseguente riduzione del personale; selezione e cura delle risorse umane, vero fattore critico nella competizione tra le banche.