Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

MONTI, Vincenzo

Vincenzo Monti.

 
 

Civitella del Tronto (TE), 12 ottobre 1906 - Pescara, 2 febbraio 1981

Da giovane affianca il padre nel suo lavoro di venditore ambulante di tessuti; si trasferisce a Pescara agli inizi degli anni Trenta quando, con la nascita della Provincia, la crescita economica e demografica della città sembra offrire nuove prospettive commerciali. Apre quindi nel 1933 il suo primo negozio di vendita di tessuti all’ingrosso e negli anni successivi allarga lo smercio alla vendita al minuto.
Dopo la guerra l’attività commerciale riprende con vigore e nel 1950 la percezione di un mercato in decisa evoluzione, insieme a una crescita demografica eccezionale nel Pescarese, lo inducono a puntare sulla produzione industriale di capi di abbigliamento. Costituisce così la Monti srl, con lo scopo di produrre e commercializzare tessuti e vestiti; l’anno successivo apre a Pescara un primo stabilimento, che occupa 200 operai.

Cassa per il Mezzogiorno e nuovi successi
In quegli anni i finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno e gli aiuti concessi dall’amministrazione comunale rappresentano per Monti, così come per molti altri imprenditori pescaresi, un’occasione per potenziare l’impresa e raggiungere obiettivi molto ambiziosi. Nel 1954 fonda a Roseto degli Abruzzi la Monti confezioni spa, che occupa 300 addetti; i dipendenti diventano 1.300 in meno di un decennio.
Già dai primi anni di attività la produzione dello stabilimento di Roseto, circa 70.000 capi l’anno, è destinata in buona parte ai mercati stranieri , in particolare agli Stati Uniti, ed è proprio a seguito di un suo soggiorno in America che Monti decide di dotare il suo stabilimento di un sistema di elaborazione automatica dei modelli. L’innovazione porta a una notevole riduzione dei tempi e dei costi di lavorazione, che gli consente di sostenere anche la concorrenza sul mercato nazionale.
Tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta l’attività di produzione aumenta senza sosta: la necessità di disporre di maestranze qualificate lo porta a organizzare corsi periodici di aggiornamento per i propri dipendenti e soggiorni all’estero per i figurinisti e i sarti. Nel 1962 l’impresa produce con il marchio Monti più di 200.000 capi l’anno.
Sulla scia dei successi sui mercati nazionali e internazionali, Monti avvia la realizzazione di un nuovo stabilimento, questa volta a Pescara, su un’area di oltre 30.000 mq; anche in questo caso il supporto dei finanziamenti statali è determinante: il nuovo stabilimento entra in produzione nel 1964 con la nascita della Monti M.E.C. La struttura occupa 1.200 addetti e produce circa 300.000 capi di vestiario l’anno. In questa fase il gruppo investe in maniera sempre più consistente in massicce campagne pubblicitarie, sfruttando in particolare la televisione, con il Carosello, attraverso il quale lancia slogan efficaci come «Monti, abiti belli, abiti pronti». In questa fase l’imprenditore inizia una collaborazione sempre più stretta con i figli Attilio, Orlando e Olga, che affiancano il padre nella gestione delle aziende, nonché con il genero Achille Orsini.

 

La crisi degli anni Settanta e la messa in liquidazione
Alla fine degli anni Sessanta le aziende del gruppo danno lavoro a circa 4.000 dipendenti, mentre diverse migliaia sono gli occupati nell’indotto; offrono una notevole varietà di capi, a prezzo medio, che vengono esportavano verso i mercati arabi, europei e americani.
La realizzazione del terzo grande stabilimento, che entra in produzione a Montesilvano nel 1970, segna una svolta negativa nella storia imprenditoriale di Monti. La struttura, concepita per occupare 5.000 operai, rappresenta un investimento finanziario molto impegnativo mentre si avvicinano anni difficili per l’economia del Paese; nonostante i diversi tentativi di allargare le linee di produzione, in particolare nella direzione del consumo dei giovani, le attività dell’imprenditore pescarese entrano in una fase di profonda , dalla quale non riesce a risollevarsi.
Il mercato nel settore dell’abbigliamento sta cambiando, la comparsa delle griffe di alcune case di moda porta il settore tessile e dell’abbigliamento verso prodotti con caratteristiche diverse, più sofisticati e più costosi. A ciò si aggiunga il peggioramento della congiuntura economica, con la crisi petrolifera del 1973, che modifica brutalmente il panorama nel quale l’azienda ha operato sino a quel momento.
Il rallentamento delle vendite e le difficoltà nel controllare la produzione non trovano una reazione da parte di Monti, ma l’elemento che più di qualunque altro segna le sorti aziendali è rappresentato dalle rivendicazioni sindacali dei lavoratori. Con l’“autunno caldo” prende il via un intenso periodo di lotte operaie che, nel corso degli anni Settanta obbligano i vertici dell’impresa a contrattare le forme e i costi dell’utilizzo della forza lavoro.
Il piano di risanamento e di ristrutturazione proposto dall’azienda non è accettato dalle rappresentanze sindacali; la conseguenza è la cassa integrazione guadagni per molti lavoratori e, nel 1974, la messa in liquidazione delle aziende del gruppo, che vengono acquisite dalla Lanerossi di Vicenza, già di proprietà dell’Eni. Monti si ritira dagli affari e muore a Pescara all’inizio del 1981.

Risorse bibliografiche
Monti confezioni: 1.decennale, a cura di C. R. Baccalà, Pescara, Tip. Tontodonati &C., 1961; R. Colapietra, Pescara 1860-1960, Pescara, Costantini, 1980; O. Di Vincenzo, Pescaramia: rassegna di storia e cronistoria, Roma, Kappagraph, 1979.