Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

SELLA, Quintino

Ritratto di Quintino Sella, 1884 (Fondazione Sella)

 
 

Sella di Mosso (Biella), 7 luglio 1827 - Biella, 14 marzo 1884

Sesto di dieci figli, Quintino Sella discende sia per parte di padre, sia per parte di madre, dalla stessa famiglia Sella, attiva nel Biellese nel settore della lavorazione della lana fin dal Seicento. Durante il secondo decennio dell’Ottocento il prozio materno Pietro Sella ha un ruolo fondamentale nell’avviare la prima meccanizzazione dell’industria laniera in Italia, anche se limitata alla fase della filatura, grazie a macchinari importati dal Belgio. Il padre Maurizio fonda nel 1835 a suo nome un nuovo lanificio, che si caratterizza subito come uno degli stabilimenti tecnologicamente più avanzati non soltanto dell’area biellese, ma dell’intero Regno di Sardegna. Indirizzato dal padre agli studi di ingegneria idraulica, il giovane Sella si laurea presso l’Università di Torino nell’agosto 1847, a soli vent’anni. Accantonata l’iniziale intenzione di occuparsi dell’impresa di famiglia insieme ai fratelli, anche in seguito alla morte del padre avvenuta nel 1846, Sella decide di accettare l’offerta da parte del Ministero dell’interno di una borsa di studio per la frequentazione di un corso triennale di specializzazione presso l’École des Mines di Parigi. Oltre al programma di studi presso l’istituto francese, completato nel maggio del 1851, il governo piemontese offre al giovane Sella la possibilità di visitare i più importanti distretti minerari e industriali inglesi e tedeschi. Rientrato a Torino alla fine del 1852, viene nominato il 2 dicembre dello stesso anno professore di geometria applicata e mineralogia presso il Regio Istituto tecnico e l’anno successivo gli viene offerta la cattedra di matematica presso l’Università di Torino. Sempre nel 1853 diventa responsabile del Distretto minerario della Savoia e nel 1856 assume la carica di ingegnere di 2ª classe del Regio Corpo delle miniere. Appassionato collezionista di minerali, viene inoltre nominato direttore del museo mineralogico annesso al Regio istituto tecnico, dove cura, a partire dal 1853, l'opera di riorganizzazione delle raccolte museali, arricchendole con la propria collezione e portandole complessivamente a un totale di 18.000 campioni. Fra il 1854 e il 1861 pubblica numerosi e rilevanti contributi scientifici nel campo della cristallografia teorica, non disdegnando incursioni nel campo delle applicazioni industriali, dove si segnala per l’invenzione di una cernitrice elettromagnetica per separare i minerali di rame dalla magnetite, di cui ottiene il brevetto nel 1855. Per le sue ricerche nel campo della cristallografia gli viene intitolato il minerale “sellaite”, un fluoruro di magnesio da lui descritto per la prima volta nel 1868.
Il 25 marzo 1860 viene eletto deputato della destra nel collegio di Cossato (Biella), seggio in precedenza occupato dallo zio Gregorio Sella, e due anni dopo, il 2 marzo 1862, viene nominato ministro delle Finanze nel governo Rattazzi. Il compito che spetta al nuovo ministro appare subito estremamente arduo, viste le drammatiche condizioni finanziarie del nuovo Regno d’Italia, con una spesa pubblica che nel 1861 era risultata quasi doppia rispetto alle entrate.

 

Ritratto di Quintino Sella, 1884 (Fondazione Sella)

 
 

Il risanamento della finanza pubblica attraverso tagli di spesa e forti aumenti dell’imposizione fiscale appare fin da subito la vera stella polare dell’operato ministeriale di Sella, e contribuisce a farne il ministro delle Finanze più rappresentativo della Destra storica: ricoprirà la carica, oltre che nel gabinetto Rattazzi (marzo-dicembre 1862), anche nei periodi settembre 1864-dicembre 1865 (governo La Marmora) e dicembre 1869-luglio 1873 (governo Lanza). In questa veste persegue senza tentennamenti l’obiettivo del pareggio del bilancio statale – è lo stesso Sella a definire la propria politica una “economia fino all’osso” – privatizzando molti degli enti pubblici ereditati dagli Stati preunitari e degli immobili incamerati dallo Stato dopo la soppressione degli ordini religiosi nel 1866, ma soprattutto inasprendo buona parte delle imposte già esistenti e imponendone di nuove, tra cui in particolare la “tassa sul macinato”, da lui proposta nel 1865, che provoca pesanti proteste popolari e ne fa l’oggetto di un’ampia campagna avversa sulla stampa nazionale.
L’attività politica di Sella nel primo decennio unitario non è tuttavia limitata solo all’impegno sui temi economici. Nel 1866 ricopre la carica di Commissario straordinario per la provincia di Udine, appena ceduta dall’Impero Austriaco, mentre nell’agosto 1870 ha un ruolo di primo piano nel convincere re Vittorio Emanuele II a non appoggiare l’imperatore di Francia Napoleone II nel conflitto con la Prussia. Nei mesi successivi si schiera, in forte contrasto con settori del suo partito, tra i fautori dell’annessione di Roma e della sua elevazione a capitale del Regno d’Italia.
Nonostante l’appoggio all’occupazione di Roma lo accomuni per un breve momento agli esponenti della Sinistra storica, negli anni successivi l’opposizione torna a individuare in Sella il principale obiettivo polemico, a causa della sua contrastata politica fiscale. Terminata l’esperienza ministeriale nel giugno 1873, con la caduta del governo Lanza, Sella non smette di svolgere un ruolo di primo piano nelle vicende politiche ed economiche italiane. Nel 1873 viene nominato ambasciatore italiano a Vienna, carica che ricopre fino al 1876. Particolarmente importante si dimostra la sua gestione del riscatto delle ferrovie lombardo-venete e della loro separazione economica e amministrativa da quelle austriache, portata a compimento con la convenzione di Basilea del 17 novembre 1875, firmata da Sella e dal banchiere Alphonse Rothschild. In base a tale accordo, l’Italia s’impegnava a corrispondere all’Austria, a titolo di risarcimento per gli investimenti effettuati nel Lombardo-Veneto, la somma di 712 milioni di lire e, contemporaneamente, sanciva il principio dell’esercizio di Stato delle ferrovie in questione. La soluzione dell’esercizio pubblico, seppur fortemente criticata da parte del parlamento, era stata caldeggiata proprio da Sella con l’obiettivo di proteggere l’industria siderurgica nazionale e impedire la creazione di eventuali monopoli privati. Il 18 marzo 1876 il governo Minghetti viene tuttavia battuto in parlamento e la Sinistra va per la prima volta al governo con un gabinetto presieduto da Agostino Depretis, il quale - sconfessando l’operato di Sella - riconferma il ruolo delle società private nella gestione delle strade ferrate. Si tratta solo del primo episodio di una contrapposizione politica che negli anni successivi vedrà Sella assumere il ruolo di principale critico delle scelte politiche di Depretis, in cui ravvisa la causa di un progressivo degrado della moralità politica.