Ministero per i beni e le attivita' culturali e per il turismo-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Cuccia, Enrico

Enrico Cuccia in un ritratto degli anni Cinquanta (Archivio storico Mediobanca "Vincenzo Maranghi")

 
 

Secondo lo schema istitutivo, Mediobanca si configura essenzialmente come un istituto di credito industriale, la cui operatività dipende dalle filiali delle tre banche di interesse nazionale, sia per la raccolta (attraverso i libretti di deposito) sia per la prima selezione della clientela industriale da affidare alle cure dell’istituto. Cuccia rivendica però, sin dall’inizio, per Mediobanca una piena autonomia in materia di valutazione e concessione dei meriti di credito.

Negli anni della ricostruzione il particolare rapporto con le tre banche di interesse nazionale, ma soprattutto le relazioni preferenziali con la Banca commerciale di Mattioli e il Credito italiano di Brughera, permettono a Mediobanca di acquisire rapidamente spessore operativo, facendovi affluire risorse da impiegare nei finanziamenti a medio termine, ossia di durata inferiore ai cinque anni, alle imprese, nel rispetto sostanziale dei disegni originari definiti da Mattioli.

Ai finanziamenti a medio termine, mediante sconti e, successivamente, in conto corrente, l’istituto affianca poi la direzione dei sindacati per il collocamento delle emissioni obbligazionarie e, inizialmente in misura modesta, azionarie. Lo statuto di Mediobanca è modificato nel 1949, includendo l’assunzione di partecipazioni azionarie tra le tipiche operazioni attive: nel 1951 con le emissioni azionarie della Montecatini, della Fiat e della Sip, oltre a dirigerne i sindacati di collocamento, Mediobanca comincia quindi ad assumere partecipazioni in proprio nei maggiori gruppi industriali.
Sino alla metà degli anni Cinquanta i finanziamenti erogati dalla banca sono indirizzati essenzialmente a grandi imprese dell’Italia settentrionale (il primo finanziamento è concesso alla Olivetti per 200 milioni): tra il 1946 e il 1954 l'istituto concede complessivamente finanziamenti per oltre 54 miliardi di lire a imprese elettriche e telefoniche (30,8%), chimiche (22,8%), meccaniche e metallurgiche (13,6%) e tessili (13,2%). La buona redditività dell’istituto rende possibile a due riprese, tra il 1950 e il 1951, aumentare il capitale da uno a tre miliardi di lire.
Tra il 1955 e il 1956 Cuccia guida l’istituto verso una direzione non esplicitamente contemplata dai progetti originari, delineando l'estensione delle funzioni verso il merchant banking: nel 1956 vara un aumento di capitale di Mediobanca da 3 a 4 miliardi di lire per adeguare i mezzi alla crescita delle operazioni, prospettando i due settori di intervento dell’istituto: «operazioni tipicamente a medio termine» e «operazioni per promuovere e agevolare la costituzione e lo sviluppo di imprese, sia con il ricorso al mercato mobiliare, sia con capitali forniti direttamente dalla Banca».
 
Con la partecipazione al capitale, l’istituto di via Filodrammatici mira a instaurare relazioni di lungo periodo con i principali gruppi, senza limitarsi a finanziarne gli investimenti, ma affiancandosi alla direzione nelle decisioni strategiche. La funzione generale di Mediobanca come banca d’affari si precisa quindi in relazione a compiti di selezione e sostegno di imprese e settori giudicati strategici ai fini della crescita dell’intera economia italiana.
La svolta impressa da Cuccia alla struttura operativa dell’istituto è completata dall’ammissione alla quotazione in borsa delle azioni di Mediobanca, dal marzo 1956, e dall’allargamento della proprietà a importanti soci stranieri e privati. La Lazard Frères di New York rileva nel 1955 una modesta quota del capitale, insieme alla statunitense Lehman Brothers. Nel 1958 si aggiungono la tedesca Berliner Handels-Gesellschaft, la finanziaria belga Sofina e la Lazard Brothers di Londra. L’ingresso di istituzioni finanziarie internazionali di così alto profilo ha il duplice vantaggio di aprire a Mediobanca la possibilità di accesso ai migliori mercati finanziari con partner di peso e di apportare alla banca un rilevante, per quanto intangibile, capitale di esperienze, conoscenze e relazioni.
Contestualmente Cuccia procede alla revisione della struttura di controllo di Mediobanca, sia per convincere gli investitori esteri e privati dell’effettiva autonomia dell’istituto, sia per rafforzare i meccanismi di protezione verso eventuali, e probabili, pressioni da parte di forze politiche di governo attraverso l'azionista pubblico, l’Iri. A tutela dell’autonomia di Mediobanca, nell’aprile 1958, aumentato il capitale a sei miliardi di lire e collocato oltre il 30% delle azioni sul mercato, viene anche ricostituito il patto di sindacato con l’allargamento, per il complessivo 3,75% del capitale, ai soci stranieri; le tre banche di interesse nazionale, designando tre membri della direzione del sindacato su cinque, mantengono comunque il controllo della banca.
Con gli aumenti di capitale della metà degli anni Cinquanta e l’avvio delle attività di banca d’affari Cuccia imprime un ritmo nuovo allo sviluppo dell’istituto: dai 10 miliardi di lire di crediti industriali erogati durante il 1950 si arriva ai 96 miliardi del 1960. La partecipazione di Mediobanca a grandi imprese si estende fino a comprendere Montecatini, Sade, Bastogi, Assicurazioni Generali, Fondiaria, Finsider e Finelettrica, Pirelli, Fiat, Snia, Sip. Cuccia orienta la banca all’acquisizione di pacchetti non molto rilevanti quantitativamente, ma assai significativi negli assetti proprietari dei vari gruppi, anche mediante la partecipazione ai sindacati di blocco delle imprese. L'esito è il rafforzamento della funzione di banca d’affari, ovvero di partner di lungo termine dell’impresa a cui si offrono i servizi collaterali di consulenza e assistenza tecnica e finanziaria per le operazioni di finanza straordinaria, per i riassetti organizzativi e per le ristrutturazioni. Il sistema delle partecipazioni – spesso incrociate – rinsalda i legami tra la banca e l’impresa in una prospettiva di relazioni preferenziali di lungo termine. Nella stessa logica rientra anche la partecipazione dei maggiori gruppi industriali nella compagine proprietaria di Mediobanca, sancita dall’ingresso in consiglio di Leopoldo Pirelli [▶ v. scheda] nel 1958 e di Giovanni Agnelli nel 1962.