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Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Cuccia, Enrico

La domanda di finanziamenti rivolta a Mediobanca dai grandi gruppi privati aumenta all’inizio degli anni Sessanta, quando la disponibilità della borsa si riduce significativamente. Da quel momento Cuccia interviene con sempre maggiore frequenza e misura nella riorganizzazione dei grandi gruppi privati, promuovendo fusioni, razionalizzazione degli impianti e ristrutturazione delle imprese. Diventa così l’indiscusso riferimento di tutte le maggiori imprese private italiane. La ridefinizione degli equilibri tra gruppi e settori seguita alla nazionalizzazione dell’industria elettrica è frutto anche delle scelte selettive di Mediobanca. Il banchiere opera con l'obiettivo di incanalare i fondi degli indennizzi nell’industria chimica, settore giudicato strategico per la crescita dell’intera economia nazionale, e per rivitalizzare l’imprenditoria privata. Nel 1965 studia quindi la fusione tra Montecatini ed Edison: la più grande fusione fino allora realizzata in ambito industriale in Italia è portata a compimento all’inizio dell’anno seguente. La Montedison, un gruppo con circa 700 miliardi di lire di capitale e oltre 170 stabilimenti, non si rivela, tuttavia, in grado di armonizzare le strutture organizzative e gestionali delle due società preesistenti. Lo schema di fusione messo a punto da Mediobanca prevede di fatto il mantenimento delle due originarie strutture, con l’effetto di duplicare funzioni e responsabilità lungo l’intera gerarchia aziendale.

Le crescenti difficoltà dell’industria chimica e la mancata ristrutturazione della Montedison peggiorano nell’arco di pochi anni la posizione di quello che è ormai diventato, perdendo il primato fin lì detenuto, il secondo gruppo industriale privato italiano, dopo la Fiat. Per arginare le perdite e razionalizzare alcune produzioni chimiche su scala nazionale Cuccia sostiene allora la scalata, tra il 1967 e il 1968, da parte dell’Eni di Eugenio Cefis, anche a prezzo di un consistente allargamento della sfera di controllo delle imprese pubbliche. Sul piano industriale la razionalità della scalata viene giustificata dall’opportunità di riorganizzare gli stabilimenti chimici dei due gruppi, progetto condiviso dal governatore della Banca d’Italia, Guido Carli, e dal ministro delle Partecipazioni statali, Giorgio Bo. A Cuccia, i gruppi rappresentati nel sindacato di blocco affidano il compito di mediare tra pubblico e privato con la riproposizione di fatto degli equilibri esistenti nel patto di sindacato della stessa Mediobanca.
 

Le tormentate vicende della Montedison dei primi anni Settanta vedono ancora Cuccia protagonista, quando Mediobanca è chiamata a difendere la Bastogi dalla scalata messa in atto dal discusso finanziere siciliano Michele Sindona: la sconfitta di quest'ultimo rappresenta l'affermazione di quella filosofia della stabilità negli assetti di pochi grandi gruppi privati che sarà sempre più tenacemente propugnata da Cuccia negli anni seguenti.

Assente fino a quel momento dalle cronache economiche e conosciuto quasi esclusivamente da banchieri e industriali, Cuccia comincia a diventare un personaggio pubblico dalla metà degli anni Settanta, noto per il suo stile di vita sobrio, il rigore dei comportamenti individuali, la riservatezza estrema, l’inclinazione ad accentrare il lavoro e seguire sin nei minimi dettagli le operazioni, la competenza e il presenzialismo silenzioso ma determinante, le frequentazioni internazionali.
La centralità acquisita da Mediobanca nel sistema finanziario e industriale nazionale deriva sia dalla peculiare posizione dell’istituto – metà pubblico e metà privato – in un’economia mista come quella italiana, sia dalla specificità e dalla professionalità delle competenze acquisite, sia dai saldi legami internazionali, rafforzati dall’ottima reputazione che Cuccia gode presso i banchieri d’affari europei e americani. L’unicità di Mediobanca appare inoltre il portato di un’autonomia operativa e strategica perseguita e difesa da Cuccia sin dagli esordi, alimentata dalla valutazione sovente negativa dei ceti dirigenti dell’economia e della politica italiana.
Con la crisi economica della metà degli anni Settanta le risorse e le competenze di Mediobanca nei servizi di corporate finance e di riallocazione proprietaria sono indispensabili per superare le difficoltà dei principali gruppi. Nel corso del decennio l'istituto interviene in operazioni di salvataggio e ristrutturazione con l’obiettivo primario di salvaguardare il ristretto nucleo delle grandi imprese private: lo studio e la supervisione dei piani di riassetto sono compiuti direttamente da Cuccia, che estende in tale modo la propria influenza a quasi tutti i comparti dell’industria italiana.