Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

CONTI, Ettore

Un tecnico prestato alla politica

Dopo l’entrata in guerra dell’Italia Conti è chiamato a far parte della Commissione tecnico-amministrativa per le industrie di guerra, assumendovi un ruolo di rilievo. Nel dicembre 1918 viene nominato senatore e gli viene assegnato l’incarico di sottosegretario del Tesoro per la liquidazione dei servizi delle armi e munizioni e dell’aeronautica, carica che ricopre fino all’ottobre del 1919. Alla fine dello stesso anno guida una missione diplomatica in Georgia, Azerbaigian e Armenia per verificare le possibilità di espansione economica italiana in quelle repubbliche. Ritornato in Italia nel marzo del 1920 viene nominato vicepresidente della Banca commerciale italiana (Comit), mentre alcuni mesi dopo è designato alla presidenza della Confederazione generale dell’industria, carica che ricopre fino all’anno successivo. Nel marzo 1922 viene nominato presidente della Associazione fra le società italiane per azioni (Assonime), il che comporta la partecipazione al Comitato centrale industriale, organo di raccordo con la Confindustria e sede di elaborazione della politica economica e finanziaria delle organizzazioni industriali.
 

L’incontro con il regime

Favorevole alla stabilizzazione del quadro politico e sociale promessa dal fascismo, è una delle personalità imprenditoriali più influenti nel complesso gioco che porta alla formazione del primo governo Mussolini nell’ottobre del 1922. Mantiene un atteggiamento filogovernativo anche dopo il delitto Matteotti nel giugno 1924, nonostante nel settembre dello stesso anno partecipi, insieme a Gino Olivetti, Antonio Stefano Benni e Alberto Pirelli, a una delegazione confindustriale che presenta a Mussolini un memorandum nel quale si chiede il ristabilimento della fiducia nell’ordine costituzionale e la protezione delle libertà economiche dalle interferenze politiche. Nello stesso periodo matura il suo forzato distacco dalla Conti & C., che viene assorbita dalla controllante Edison. L’allontanamento dalla società da lui fondata, esito di un vero e proprio scontro con i vertici della Edison, lo spinge ad impegnarsi in altri incarichi: entra come rappresentante della Banca commerciale nel consiglio di amministrazione della Terni; assume la presidenza della Chatillon, difendendola dai tentativi di acquisizione della Snia di Riccardo Gualino; si occupa della SIP (Società idroelettrica Piemonte); viene nominato presidente della Riva, della Vizzola, del Tecnomasio italiano, della Società lombarda per distribuzione di energia elettrica, e di altre società.