Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

FRIGESSI di RATTALMA, Arnoldo

Accentra tutte le funzioni direttive
Nel 1932 muore Giovanni Pavia – amministratore delegato della Direzione italiana della Ras – mentre lavora a un progetto di riorganizzazione e potenziamento strutturale del mercato italiano, da sempre fondamentale per la vitalità e lo sviluppo della società. Frigessi assume quindi provvisoriamente la carica di Pavia e porta a termine la ristrutturazione avviata; un anno dopo gli viene affidata anche la carica di presidente della Compagnia, già ricoperta da Eugenio Brunner, e arriva così ad accentrare su di sé tutte le funzioni direttive della Ras. 
Da Pavia eredita anche il ruolo di consigliere del Credito italiano. Solo nel 1934 decide di trasferire le cariche di direttore generale e amministratore delegato della Ras a Enrico Marchesano, già alto dirigente della Banca commerciale italiana. Fino al 1939 Frigessi e Marchesano s’impegnano a rafforzare la Compagnia, che esordisce, accanto alle Assicurazioni generali, quale interlocutrice diretta e autorevole dei gruppi industriali dominanti. All’indomani della fine della banca mista, la Ras gioca un ruolo di primo piano nella sottoscrizione delle obbligazioni dei cosiddetti «enti Beneduce» (Frigessi è consigliere dell’Icipu e di Finmare), del capitale azionario dell’Imi (20 milioni su 551) – istituto presieduto da un altro triestino, Teodoro Mayer – e nella privatizzazione della holding elettrica Bastogi (partecipando al blocco con 25.000 azioni su 301.350 poste a sindacato). Quale consigliere della Bastogi, si affianca definitivamente al gotha dell’industria italiana rappresentato da Giovanni Agnelli, Ettore Conti, Alberto Pirelli e Giuseppe Volpi.
 
Le leggi razziali e la clandestinità
Dopo aver esplorato, nel 1936, nuove possibilità di sviluppo per la Ras in Sudamerica e nel Messico, comincia per Frigessi un periodo amaro, in conseguenza della promulgazione delle leggi razziali in Italia nel 1938, che colpiscono i maggiori assicuratori d’origine ebraica (Morpurgo delle Generali e Treves di Fondiaria). È destituito da presidente della Ras e sostituito dall’amico Fulvio Suvich, il quale s’adopera per fargli ottenere la «discriminazione» (un atto che, se provoca i vivi risentimenti degli ambienti della finanza ebraica nordamericana, serve tuttavia a fargli mantenere le cariche di direttore generale e amministratore delegato della Ras). Dopo l’8 settembre 1943 le persecuzioni antiebraiche condotte dagli occupanti nazisti lo costringono alla clandestinità.
Lasciato il timone della Direzione della Ras al fidato Marchesano, con documenti falsi forniti dal Cln si rifugia prima a Perugia, poi a Laviano e infine a Roma, da dove – dopo la liberazione della città (giugno 1944) – instaura numerosi contatti con le imprese assicuratrici nordamericane in vista della fine del conflitto.
Il 13 maggio 1945 è arrestato per ordine del Governo militare alleato a Firenze sotto l’accusa di collaborazionismo con i tedeschi. La Commissione alleata di controllo lo accusa di aver promosso con le compagnie italiane e tedesche un pool riassicurativo europeo. Nel settembre dello stesso anno il Governo militare alleato decide la sua rimozione da qualsiasi carica sociale; egli diventa inoltre oggetto di una violenta campagna accusatoria da parte della stampa italiana e della risentita lobby ebraica americana.
 
Dopoguerra, la ricostruzione della Compagnia
Nel 1946 contribuisce comunque all’attività della nascente Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania), e poi al lavoro preparatorio delle commissioni del Ministero della costituente sulle materie concernenti le assicurazioni private. Si mostra inoltre molto polemico contro alcune clausole imposte dal trattato di pace del 1947, a causa dei limiti nei confronti delle attività di carattere internazionale, come le assicurazioni; queste difficoltà si andavano ad aggiungere alla perdita delle piazze storiche della Ras, colpite dall’ondata di nazionalizzazioni nei Paesi in cui si affermano i regimi comunisti (Ungheria, Bulgaria, Polonia, Cecoslovacchia e Jugoslavia); per effetto dell’«accordo La Malfa» del dicembre 1947 – che prevede la cessione, in conto riparazioni, di tutti i beni italiani posseduti in questi paesi –, la Ras perde inoltre un notevole patrimonio. Frattanto, fra il 1946 e il 1947, temendo per le sorti del territorio di Trieste la cui cessione è richiesta dalla Jugoslavia comunista, Frigessi decide di trasferire la sede legale della Compagnia a Milano.
Grazie a una paziente serie di trattative, che giunge sino al Presidente degli Stati Uniti Truman, nel maggio del 1947 è reintegrato ai vertici della Ras. Passa gli ultimi anni della sua vita lavorando alla paziente ricostruzione della Compagnia, puntando soprattutto a una nuova e massiccia espansione all’estero. Parallelamente promuove una serie di aumenti del capitale sociale, portato da 100 a 800 milioni di lire e poi da 800 a 2.400 milioni, necessari ai fini dell’adeguamento ai nuovi livelli monetari postbellici, e compiuti mediante apporto di capitale fresco.
Muore a Trieste nella primavera del 1950. Con la sua morte si verifica un radicale cambiamento della natura patrimoniale della Ras, con il definitivo distacco dell’azionariato dalle grandi famiglie triestine.
 
Risorse archivistiche e bibliografiche
Utili informazioni sull’attività di Frigessi provengono dal suo archivio privato, recentemente donato dal figlio, Adolfo, all’Archivio storico di Intesa San Paolo (vedi R. Baglioni, L’Archivio A. F. di Rattalma, in «Archivi e imprese», 1997 (VIII), 15, pp. 155-174; nell’Archivio storico della Ras a Trieste si possono consultare i documenti degli organi societari). Si veda anche Nel primo centenario della Riunione Adriatica di Sicurtà (1838-1938): volume commemorativo pubblicato in occasione dell'approvazione del 100. bilancio sociale, Trieste, La Compagnia, 1939; A. Millo, Trieste, le assicurazioni, l’Europa. Arnoldo Frigessi di Rattalma e la Ras, Milano, Franco Angeli, 2004