Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

AMATO, Antonio

Un moderno impianto molitorio
Nel 1963-1964 Amato introduce nello stabilimento di Mercatello un moderno impianto molitorio, anch’esso all’avanguardia in Italia: un complesso completamente automatizzato per vagliare, pulire, lavare, condizionare (cioè permettere l’asportazione della crusca) e finalmente macinare il grano. In questo modo l’imprenditore porta a compimento il processo di progressivo aggiornamento tecnologico che, a partire dall’immediato dopoguerra, aveva trasformato del tutto le tradizionali lavorazioni di produzione molitoria e pastaria in un impianto capace di realizzare le maggiori economie di scala del settore nel panorama nazionale.
Amato dedica una personale e particolare cura alla scelta e al controllo della qualità del grano: quello tenero di produzione italiana e – per un terzo – di provenienza estera; quello duro prevalentemente di produzione meridionale. Il grano viene poi stipato in grandi silos di stoccaggio e quindi avviato alla macinazione. Il mulino comprende due impianti: quello del grano duro, per la produzione di semola destinata ad essere trasformata dalla stessa azienda (perciò non viene insaccata ed è condotta direttamente agli impianti di pastificazione); quella del grano tenero, per la produzione di farina destinata ai panifici, alle fabbriche e ai laboratori dolciari, ma in parte anche alla vendita al dettaglio. Nel complesso, alla metà degli anni Sessanta il mulino di Mercatello raggiunge una potenzialità di macinazione di 2.500 quintali di grano al giorno, mentre la produzione di pasta – potenziata con altre macchine continue – si attesta intorno a 1.000 quintali nelle 24 ore, con l’impiego di circa 450 addetti. Negli anni successivi la produzione del pastificio cresce ulteriormente: la produzione complessiva comprende paste di semola, all’uovo e speciali, farine, semole e cruscami. L’incremento produttivo è accompagnato e sostenuto dallo sviluppo del settore distributivo dell’impresa, con l’ampliamento della rete commerciale: negli anni Sessanta sono più di 30 i depositi e i concessionari sul territorio nazionale, con poco meno di 100 agenti di vendita.
 

 

La Campania ai vertici del settore
L’espansione dell’impresa negli anni Sessanta si rivela fondamentale nel mantenimento della produzione regionale campana ai vertici del settore nazionale. Nel 1970 la Campania è la seconda regione del Paese nella produzione di pasta (dopo l’Emilia), con il 16% sul totale nazionale, ad opera di una cinquantina di pastifici: circa un quarto di questa produzione proviene dalla Antonio Amato. Analoga è l’importanza dell’azienda nel settore della molitura.
Fin dalla metà degli anni Quaranta il Presidente Antonio Amato è affiancato nell’attività imprenditoriale dal nipote Giuseppe, nominato nel 1960 Amministratore delegato dell’azienda.
Superata la crisi del settore dei primi anni Settanta, l’azienda guidata dal fondatore e da Giuseppe Amato si mostra ancora capace di progresso, attraverso l’innalzamento del capitale sociale, l’introduzione di nuove linee produttive, l’ampliamento dello stabilimento molitorio e l’impiego complessivo di 600 dipendenti.
Antonio Amato muore a Salerno nel gennaio del 1979.

Risorse bibliografiche
Artefici del lavoro italiano, II, Istituto di Arti e Mestieri per gli orfani dei lavoratori italiani caduti in guerra “F. D. Roosvelt”, Roma, 1959, ad vocem; A. Picarelli, L’industria della pasta alimentare nel Mezzogiorno, Napoli, Cesan, 1971; A. Castagnoli e E. Scarpellini, Storia degli imprenditori italiani, Torino, Einaudi, 2003, p. 394.