Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

BENNI, Antonio Stefano

Il ritorno alla Marelli
Nel gennaio del 1935 Benni è nominato da Mussolini Ministro delle Comunicazioni. All’atto della nomina egli si dimette dalla Presidenza del Banco di Roma, carica assunta fin dal 1928, nonché dalla Presidenza della Marelli. Resta al Ministero per quasi cinque anni, e lega il suo nome soprattutto alla vasta opera di elettrificazione della rete ferroviaria italiana, alla riorganizzazione della Marina mercantile – con la formazione di quattro grandi compagnie armatoriali di proprietà statale – e al miglioramento dei servizi postali e telefonici.
Benni lascia il Ministero nel novembre 1939, riassumendo allora gli incarichi di Presidente e Amministratore delegato della Marelli. La sua attività ai vertici delle imprese italiane l’aveva visto anche presidente dell’Anic (Azienda nazionale idrogenazione combustibili), della Italcable, della Larderello, membro del Consiglio di amministrazione della Società italiana strade ferrate meridionali, della Edison, della Società adriatica elettrica di Venezia, della Società adriatica di sicurtà di Trieste, consigliere della Stipel di Torino, della Eternit di Genova, della Montecatini, e di numerose altre società elettriche e immobiliari. Benni risulta inoltre proprietario di partecipazioni azionarie di diversa entità in numerose delle imprese in cui ricopre responsabilità di gestione; durante l’incarico ministeriale aveva però sospeso gli impegni di consigliere nelle diverse imprese, per riassumerli alla fine del mandato governativo, fra il 1939 e il 1940.
Nel gennaio del 1942 l’Università di Bologna gli conferisce la laurea honoris causa in Ingegneria industriale elettrotecnica. Negli ultimi anni della sua vita Benni riduce considerevolmente l’attività politica. Dopo l’8 settembre si rifiuta di aderire alla Repubblica sociale italiana; nell’agosto del 1944, mentre si trova a Stresa, è arrestato da agenti fascisti agli ordini del Prefetto di Novara e rinchiuso in carcere. Viene liberato dopo circa un mese. Per sottrarsi tanto alle persecuzioni dei fascisti quanto alle minacce dei partigiani, emigra in Svizzera prima della fine del conflitto. Muore a Losanna nel dicembre del 1945.
 

 

Risorse archivistiche e bibliografiche
P. Melograni, ad vocem, in DBI, VIII, 1966; si veda inoltre alla voce curata da F. A. Adler, in Dizionario del fascismo, vol. I, Torino, Einaudi, 2002, pp. 158-159. Sui rapporti con il Fascismo, P. Melograni, Gli industriali e Mussolini: rapporti tra Confindustria e fascismo 1919-1929, Milano, Longanesi e C., 1972, passim. Per l’attività imprenditoriale si rimanda ai documenti dell’Archivio della Marelli conservati dalla Fondazione Isec di Sesto San Giovanni; si veda inoltre S. Licini, Ercole Marelli e Tecnomasio Italiano dalle origini agli anni Trenta: un tentativo di comparazione, in Annali di storia dell’impresa,1989-1990, 5-6, pp. 299-321 e P. R. Wilson, La fabbrica orologio. Donne e lavoro alla Magneti Marelli nell’Italia fascista, Milano, Franco Angeli, 2003 (ed. ingl. 1993), pp. 34-35 e passim.