Ministero per i beni e le attivita' culturali e per il turismo-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

BORGHI, Giovanni

Giovanni Borghi davanti allo stabilimento Ignis di Cassinetta di Biandronno (VA), 1965 (Whirlpool Emea).

 
 

Solo, alla guida
Giovanni Borghi è ormai da tempo l’unico responsabile della Direzione dell’impresa: nel 1954 era morto il fratello Giuseppe e nel 1957 il padre Guido, mentre nel 1963 anche il fratello Gaetano lascia l’azienda di famiglia.
Sempre alla ricerca di soluzioni tecniche innovative capaci di ridurre i costi di produzione e di conseguenza i prezzi di vendita dei frigoriferi, nel 1964 Borghi inaugura, primo nel mondo, l’applicazione in grande serie del sistema sperimentale statunitense di isolamento termico per mezzo di una struttura portante di poliuretano espanso. A differenza del sistema di isolamento tradizionale in lana di vetro, l’uso del poliuretano richiede solo un sottile rivestimento, permettendo di ridurre ulteriormente le dimensioni, ma non la capacità interna dei frigoriferi. Per quanto riguarda l’aspetto estetico, Borghi aggiunge al classico colore bianco degli elettrodomestici una nuova gamma cromatica mediante l’applicazione di speciali pannelli plastici.
A metà degli anni Sessanta la Ignis è il maggiore produttore di frigoriferi d’Europa e uno dei più importanti del mondo, dispone di tre stabilimenti in Italia e di una cinquantina di filiali, anche all’estero (in Germania, Spagna, Francia e Olanda), per un totale di 7.000 dipendenti. Con una capacità produttiva di 8.000 frigoriferi al giorno, copre il 40% della produzione nazionale e sostiene una cospicua esportazione.
La straordinaria vicenda imprenditoriale di Giovanni Borghi nasconde tuttavia alcuni elementi di debolezza. Se, da un lato, la personalità accentratrice dell’imprenditore aveva impedito il formarsi di una struttura direttiva d’impresa organica e competente, dall’altro, proprio il carattere familiare dell’azienda evidenzia il problema dei mezzi finanziari necessari per la crescita di un’impresa che aveva raggiunto così ragguardevoli dimensioni: l’autofinanziamento è ormai insufficiente, e Borghi giudica troppo gravoso un sistematico ricorso agli istituti di finanziamento industriale. Nel 1969 stringe quindi a un accordo con il gruppo olandese Philips, già da tempo uno dei distributori europei dei prodotti Ignis. Viene costituita la Ire (Industrie riunite di elettrodomestici), una società a metà fra la Philips e la Ignis, impegnata solo sul versante dell’attività industriale. La rete di vendita rimane invece in mano allo stesso Borghi, che trasforma la Ignis in società commerciale.

 

Giovanni Borghi, 1967 (Whirlpool Emea).

 
 

La personalità di mister Ignis
In realtà la nuova combinazione societaria non dà i frutti sperati e Borghi si trova spesso in aspro contrasto con i soci olandesi, mentre si verifica in Europa una inversione di tendenza nel settore dei frigoriferi, con una sempre più netta divergenza tra la capacità produttiva degli impianti e le possibilità di assorbimento del mercato. L’andamento negativo della sovrapproduzione si riflette soprattutto nei deludenti risultati di bilancio ottenuti dalla Ire nei suoi primi anni di vita. I rilevanti investimenti effettuati in quel periodo si ripercuotono in una crescente esposizione debitoria della società.
Di fronte all’aggravarsi della crisi societaria, alla fine Giovanni Borghi si risolve a cedere tutta la sua quota alla Philips: il gruppo olandese ottiene pertanto il controllo della Ire e della Ignis.
La figura imprenditoriale di Borghi appare emblematica della nuova Italia industriale che cresce dal dopoguerra e arriva al successo negli anni del "miracolo economico", in un percorso che coniuga alla tradizione una inedita capacità di sostenere la domanda di un mercato dinamico e consumista. La famiglia di origine artigianale, la scarsa cultura scolastica (anche se ottiene nel 1966 la laurea honoris causa in Ingegneria), l’uso costante del dialetto milanese, caratterizzano la personalità e l’azione dell’imprenditore, molto tradizionale anche nei rapporti con la forza lavoro, improntati a un ruvido paternalismo segnato dal sostanziale rifiuto di ogni normale dialettica sindacale.
Capace di innovare costantemente sul versante produttivo, Borghi ha contribuito inoltre a diffondere una nuova immagine dell’imprenditore attento a instaurare, attraverso un abile uso dei mezzi di comunicazione di massa, un rapporto diretto con il pubblico dei consumatori: in particolare la sua attività si rivela pionieristica nell’adozione del sistema della sponsorizzazione di squadre sportive (il marchio Ignis acquista visibilità nelle discipline del ciclismo, della pallacanestro, del pugilato e del calcio).
Dopo la vendita della Ignis, Borghi non si ritira completamente dagli affari: si dedica alla produzione di macchine a gettone distributrici di bibite e si occupa della società Emerson, di cui aveva acquisito il controllo negli anni Sessanta, che impegna – senza esiti di rilievo – nel progetto di produzione di apparecchi televisivi a colori.
Borghi muore a Comerio nel settembre del 1975.

Risorse bibliografiche
Oltre ad R. Romano, ad vocem, in Dizionario biografico degli italiani, XXXIV, 1988, l’unica ricostruzione complessiva della figura di Borghi è il volume, di taglio giornalistico, di G. Spartà, Mister Ignis. Giovanni Borghi nell’Italia del miracolo, Milano, Mondadori, 2002.