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Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

FERRARI, Enzo

Enzo Ferrari.

 
 

Modena, 20 febbraio 1898 - Modena, 14 agosto 1988

Il padre, proprietario di una piccola azienda produttrice di materiale ferroviario, aveva raggiunto una certa agiatezza, tanto da possedere – già all’inizio del secolo – diverse automobili. Il giovane Ferrari abbandona gli studi alla seconda classe dell’Istituto tecnico superiore per dedicarsi al giornalismo, e collabora con «La Gazzetta dello sport». Gli anni della Prima guerra mondiale lo segnano con dure esperienze: nel 1916 muoiono il padre e il fratello maggiore, si interrompe l’attività della piccola impresa di famiglia e lo stesso Ferrari, arruolato, si ammala gravemente e viene ricoverato per diversi mesi in un ospedale militare di Bologna. Dopo la fine del conflitto si trasferisce a Torino e tenta senza successo di farsi assumere dalla Fiat; resta nell’ambiente automobilistico perché trova lavoro in una piccola ditta che riadatta autocarri Lancia; in seguito si impiega come collaudatore a Milano alla Costruzioni meccaniche nazionali (Cmn), per passare poi nel 1920 all’Alfa Romeo. La casa del Portello vive in quegli anni una difficilissima fase seguita alla sproporzionata espansione degli anni del conflitto e cerca una propria collocazione nel panorama automobilistico italiano fabbricando vetture veloci e da competizione. Ferrari si cimenta in questi anni come pilota: nel 1919 su una Cmn 3.000; in seguito corre per l’Isotta Fraschini, prima di approdare all’Alfa, con cui ottiene buoni piazzamenti e qualche successo. In occasione della vittoria conseguita nel 1923 nel Circuito del Savio a Ravenna, la madre dell’aviatore medaglia d’oro Francesco Baracca lo invita a fregiarsi dello stemma di suo figlio, il cavallino rampante, un simbolo che accompagnerà tutta la sua carriera di imprenditore.
Ferrari decide di ritirarsi dalle competizioni nel 1932, anno in cui nasce suo figlio Dino, ma sin dagli anni Venti il suo impegno si volge anche alle attività organizzative e commerciali. È concessionario dell’Alfa Romeo per l’Emilia Romagna e per le Marche e nel 1925 apre a Modena un’autorimessa con officina per riparazioni e assistenza alle vetture. Nel 1929 stringe un accordo con alcuni imprenditori del settore tessile interessati alle corse automobilistiche, e costituisce la Società anonima Scuderia Ferrari, alla quale partecipano come azionisti anche l’Alfa Romeo e alcune importanti imprese produttrici di componentistica quali la Bosch e la Pirelli.

 

La Scuderia con i migliori piloti
La Scuderia Ferrari, con sede a Modena, ha come obiettivo l’assistenza e il sostegno a piloti dilettanti che intendono affrontare le competizioni. Per questo dispone già dal primo anno di tre vetture Alfa Romeo GL 1750, mentre l’officina è adeguatamente attrezzata di pezzi di ricambio e macchinari. Viene inoltre creata una squadra corse che ingaggia i migliori piloti professionisti già affermati, come Tazio Nuvolari e Achille Varzi, e altri che vengono formati all’interno. In questo modo la Scuderia sfrutta i vantaggi economici derivanti dalle competizioni sotto forma di ingaggi e premi. Strettissimo è il rapporto con l’Alfa Romeo, di cui la Scuderia Ferrari costituisce in breve tempo un secondo reparto corse e in alcune fasi è delegata a rappresentarne interamente l’attività sportiva. Sebbene non manchino episodi di rivalità nelle competizioni fra l’Alfa e la Scuderia, l’interesse per il successo del suo marchio spinge l’impresa milanese a indirizzare a Modena risorse tecniche e umane di alto valore.
La Scuderia diventa negli anni Trenta un vero e proprio centro di sperimentazione, dove si studiano carrozzerie esclusive, le vetture vengono profondamente elaborate e si realizzano originali modifiche e assemblaggi. Nel 1937, l’Alfa Romeo decentra a Modena la progettazione e la costruzione della nuova monoposto Tipo 158, dotata di un motore di 1.500 cm³ con compressore, cioè l’Alfetta che nel dopoguerra vincerà due campionati mondiali. Ben presto l’iniziativa di Ferrari si dimostra di consistente impegno: nel 1933, la Scuderia si avvale di ventuno piloti professionisti, sei piloti motociclisti e ventisette meccanici altamente qualificati; nel 1936, Ferrari ricopre al carica di Presidente. Notevoli sono in questi anni i successi sportivi della Scuderia, ma questa esperienza ha termine nel 1938, quando viene assorbita dall’Alfa corse, della quale Ferrari è nominato Direttore. La casa automobilistica milanese punta in tal modo a controllare più strettamente l’attività sportiva, a cui il regime fascista attribuisce una notevole importanza per il prestigio nazionale. Ferrari non resiste a lungo nella nuova posizione e alla fine del 1939 abbandona la società. Il documento che sancisce la rottura con l’Alfa Romeo impedisce a Ferrari l’utilizzo del marchio della Scuderia per quattro anni. L’imprenditore modenese crea quindi una nuova ditta individuale, l’Auto avio costruzioni, che nei locali appartenuti alla Scuderia comincia a fabbricare piccoli motori per aerei-scuola per la Compagnia nazionale aeronautica di Roma, e in seguito rettificatrici oleodinamiche. Nel 1943, quando l’azienda conta più di cento dipendenti, la legge sul decentramento industriale spinge Ferrari a trasferire la produzione a Maranello, un piccolo centro distante pochi chilometri da Modena ai piedi dell’Appennino, dove l’attività prosegue nonostante lo stabilimento subisca due bombardamenti.