Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Pigini, Oliviero

Ritratto di Oliviero Pigini, 1965 ca. (Tecnostampa, fondo Oliviero Pigini).

 
 

Castelfidardo (AN), 22 agosto 1922 - Recanati (MC), 10 febbraio 1967

Il padre, Alfredo, è fattore e amministra le proprietà fondiarie dei De Bosis, possidenti locali. Pigini frequenta la scuola fino all’avviamento professionale, quindi trova impiego nella bottega di Pasquale Loretani, un artigiano specializzato in decorazioni per fisarmoniche. In seguito è assunto dal prozio, Sante Crucianelli, uno dei maggiori produttori fidardensi di fisarmoniche. Nel 1950 sposa Milena Ficosecco, figlia e nipote di due imprenditori impegnati nello stesso settore.
Nel Secondo dopoguerra, dopo avere lavorato per qualche tempo per lo zio Marino e il cugino Gaetano, entrambi attivi nell’industria degli strumenti musicali, decide di mettersi in proprio. Nel 1952 affitta i locali della ditta Crucianelli, trasferitasi in un altro stabilimento, e comincia a curare la rappresentanza di materiali e accessori per fisarmoniche. A metà del decennio è il più pronto fra gli imprenditori locali nel cogliere le opportunità offerte dal successo del rock’n’roll, la cui moda sconvolge il mercato degli strumenti tradizionali, interrompendo bruscamente il favorevole trend postbellico e imponendo una rapida riconversione produttiva. Nel 1956 Pigini abbandona le fisarmoniche e inizia a commercializzare, con il marchio Gmi (Giocattoli musicali italiani), chitarre di fabbricazione jugoslava. Sebbene la qualità di queste ultime non sia sempre impeccabile e costringa l’imprenditore marchigiano ad attraversare più volte l’Adriatico per controllare i suoi fornitori, l’attività va incontro a un immediato successo, che molto deve alle vendite per corrispondenza e alla campagna pubblicitaria su magazine a elevata tiratura. Ciò rende indispensabile l’affitto di un secondo stabilimento nei pressi della stazione di Osimo, vicino dunque alla ferrovia, posizione che garantisce un significativo contenimento dei costi di trasporto.

 

Stabilimento della Eko, Montecassiano (NC), 1966 ca. (Tecnostampa, fondo Oliviero Pigini).

 
 

Dalle fisarmoniche alle chitarre elettriche
Allo scadere degli anni Cinquanta Pigini chiama dalla Sicilia due esperti del settore (i fratelli Paladino), si affida a un artigiano locale (Augusto Pierdominici) e attinge ancora una volta alle risorse di famiglia – rilevando i locali e parte delle maestranze della ditta dello zio Marino, ormai cessata – per ampliare e diversificare ulteriormente l’attività. Comincia così a dedicarsi alla riparazione e alla vendita in Italia delle chitarre elettriche realizzate dalla ditta tedesca Roger, quindi alla commercializzazione dei relativi amplificatori e infine alla produzione in proprio di chitarre classiche e da studio, che dal 1960 distribuisce con il marchio Eko.
Società in accomandita semplice, la Eko, viene fondata da Pigini insieme a un altro industriale del settore, Lido Ballone Burini, il quale più tardi è sostituito da Augusto Pierdominici e da Giovanni Vignoni. Lo stabilimento di Castelfidardo si rivela presto insufficiente per le esigenze della nuova impresa. Non trovando valide alternative nella sua cittadina, Pigini decide di portare la fabbrica a Recanati, dove l’amministrazione comunale gli offre l’uso gratuito di alcuni servizi.
Nel volgere di pochi anni la Eko compie un balzo tecnologico e di mercato, passando alla fabbricazione diretta di strumenti elettrici (chitarre) ed elettronici (organi). In questa fase Pigini viaggia in Germania e negli Stati Uniti allo scopo di apprendere i più aggiornati sistemi di produzione.