Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

LAVAZZA, Luigi

 
 

Murisengo (AL), 24 aprile 1859 - Murisengo (AL), 6 agosto 1949

Il modesto reddito del padre, agricoltore nelle colline del Monferrato, gli consente solo di completare gli studi elementari; trova quindi un impiego da contabile in una fornace della zona, ma nel 1885 decide di abbandonare la precaria situazione lavorativa per trasferirsi a Torino. Ottenuto dalla locale Società di mutuo soccorso un piccolo prestito di 50 lire, arrivato in città si dedica alle occupazioni temporanee e occasionali abitualmente riservate alla maestranza di origine contadina. Nel tempo libero si dedica al completamento degli studi, frequentando dapprima la scuola operaia festiva "Archimede", quindi la scuola serale di commercio e infine, nel biennio 1889-91, l’Istituto municipale di chimica "Cavour". Contemporaneamente decide di intraprendere l’attività commerciale e rileva una vecchia drogheria situata all’angolo tra le vie S. Tommaso e Barbaroux.
L’esercizio è in cattive condizioni ma, grazie all’ottima posizione e all’energia del nuovo titolare, l’attività progredisce rapidamente, facendo perno, oltre che sulla gamma di prodotti tradizionalmente smerciati dalle drogherie, sulla vendita del caffè, acquistato crudo attraverso uno spedizioniere genovese e tostato direttamente nel retro del negozio. Dati i limitati consumi dell’epoca, la torrefazione del caffè non costituisce per Lavazza un’attività particolarmente redditizia, ma conferisce prestigio alla piccola impresa commerciale, che acquista rapidamente clientela e notorietà.
Trasformata in società nel 1895 con l’ingresso del cugino di Lavazza, Pericle Franco, nel 1900 la ditta vanta un giro d’affari di 4.200 lire settimanali e dà lavoro a 6 dipendenti. Alcuni fra questi si dedicano esclusivamente alla tostatura del caffè, che diventa il prodotto simbolo della Lavazza. Con i proventi ricavati Lavazza comincia a estendere le vendite al di fuori della cinta urbana e, nel 1910, trasferisce la sede dell’esercizio in locali più ampi, situati nella stessa via S. Tommaso.

 

Olio, zucchero e caffè torrefatto
Allo stesso anno risale la prima fra le innovazioni che avrebbero scandito lo sviluppo dell’impresa: al posto delle singole qualità di caffè utilizzate fino ad allora, Lavazza comincia a impiegare per la tostatura miscele da lui stesso elaborate e realizzate. Il prodotto ottenuto, più armonico e soprattutto meno influenzato dall’andamento dei raccolti, ha un immediato successo, imprimendo una notevole accelerazione all’attività dell’azienda.
Alla vigilia del Primo conflitto mondiale la ditta annovera già una quarantina di dipendenti e può contare su un capitale di 320.000 lire. Con l’inizio della guerra si apre una fase di notevoli difficoltà per l’impresa, privata di buona parte del personale e della materia prima. Se alla prima carenza Lavazza pone riparo ricorrendo all’aiuto dei familiari, nulla può contro la crisi degli approvvigionamenti e la contrazione dei consumi: nel 1918 gli incassi settimanali sono scesi dalle 85.000 lire d’anteguerra a 20.000. La ripresa postbellica è segnata da un’ulteriore spinta verso la specializzazione; l’eterogeneità ereditata dalla vecchia drogheria è definitivamente abbandonata a favore di una ristretta gamma di prodotti: olio, zucchero e soprattutto caffè torrefatto.