Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

MIRAGLIA, Nicola

Nicola Miraglia.

 
 

Lauria Superiore (PZ), 3 settembre 1835 - Napoli, 26 marzo 1928

Dall’originario paese della Lucania si trasferisce a Napoli presso uno zio, e nel 1853, a seguito di un concorso, entra come allievo al Ministero dell’Interno borbonico. Si laurea in legge e nel 1858, vincendo un nuovo concorso, passa al Ministero degli Esteri. Si avvia verso la carriera burocratica, non interrotta dalle vicende del movimento unitario a favore del quale si schiera. È assegnato quindi alla Segreteria generale della Dittatura dell’Italia meridionale. Sul finire del 1861, è assegnato alla Direzione speciale di Napoli della Cassa ecclesiastica delle provincie meridionali, alle dipendenze del Ministero di Grazia e Giustizia. Nel 1863 è promosso capo sezione.
Nel 1864, trasferitosi a Torino, passa al Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio (Maic), in qualità di capo ufficio della segreteria del Consiglio forestale. Tra il 1866 ed il 1883 percorre tutti i gradi della carriera fino alla massima carica di Direttore Generale, che raggiunge neppure cinquantenne.
Nei primi anni Novanta Miraglia affianca all’attività burocratica quella politica, risultando eletto deputato per il circondario di Lagonegro (PZ) nel 1892 e nel 1895. Collabora con il Senatore Lampertico, relatore per la parte agraria dell’inchiesta sul regime doganale (1884-1886); nel 1892 è inserito da Di Rudinì nella commissione per la stipula di un nuovo trattato di commercio con la Svizzera, insieme a Bonaldo Stringher (inizia qui l’importante rapporto con il futuro Direttore Generale della Banca d’Italia, allora ispettore al Ministero delle Finanze).

 

Al Banco di Napoli
Nel 1896 Miraglia si dimette da ogni incarico per accettare l’impegno di Direttore Generale di uno dei tre istituti di emissione, il Banco di Napoli, travolto dalle speculazioni e dalla crisi bancaria. In seguito all’inchiesta del 1893 e all’ispezione del 1894, le condizioni dell’istituto di credito napoletano risultavano critiche. Dalle indagini era emerso che le perdite effettive del Banco superavano l’intero patrimonio, e che l’imperante clientelismo comprometteva ogni possibile equilibrio nei conti economici.
Miraglia ottiene la più ampia libertà di azione e, nel 1897, i conferimenti statali che consentono un immediato miglioramento del conto economico. Il risanamento del Banco di Napoli, obiettivo prioritario della gestione del nuovo Direttore Generale, procede in tempi lunghi a causa delle enormi perdite. Miraglia si concentra con autorevolezza sulle questioni inerenti il personale, riorganizzandolo in un nuovo organico e operando per ridurlo allo stretto necessario. Contemporaneamente si adopera per scoraggiare quella clientela abituata ad avvalersi di un credito facile. Punta al rafforzamento dei servizi già esistenti, come quello della Cassa di risparmio del Banco (che durante la sua gestione diventa la seconda in Italia, dopo la Cariplo), e alla creazione di nuovi, come la gestione della raccolta delle rimesse degli emigranti italiani in America.
Tra gli altri servizi offerti dalla banca, oltre a un Credito fondiario fortemente ridimensionato, vi è la gestione del Monte di pietà che, attraverso l’anticipazione di denaro contro pegni, contribuisce ad alleviare i danni della diffusissima usura. Nel 1903, però, l’edificio di via S. Biagio dei Librai, sede in cui erano custoditi oggetti preziosi, è distrutto da un incendio, con danni notevoli per l’istituto.