Ministero per i beni e le attivita' culturali e per il turismo-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

UCELLI, Guido

Recuperando la storia nel lago di Nemi
Nel periodo tra le due guerre, la Riva risente delle forti oscillazioni cicliche sofferte dall’economia italiana e in particolare dell’andamento delle costruzioni elettriche. Negli anni Venti, per assecondare l’andamento di una domanda in forte crescita, decide di ampliare gli impianti ma, anziché procedere alla costruzione di un nuovo stabilimento a Milano, rileva la Calzoni di Bologna per trasferirvi tutte le lavorazioni di fonderia. Meno positivi sono invece gli anni Trenta, i primi nella lunga storia aziendale segnati da una brusca contrazione del fatturato e degli utili e da riduzioni del personale; l’andamento negativo è solo parzialmente compensato dalla domanda di pompe idrauliche per opere di bonifica.
In questi anni Ucelli, impegnato nell’opera di promozione dell’istruzione tecnica come Presidente del Consorzio provinciale per l’istruzione tecnica di Milano, partecipa in qualità di esperto italiano di ingegneria idraulica a diverse conferenze internazionali sull’energia (Londra 1924, Barcellona 1929, Berlino 1930) e lega il suo nome alla grande operazione di recupero delle navi romane del lago di Nemi. Utilizzando macchine, tecnici e risorse della Riva, all’inizio degli anni Trenta il lago viene svuotato sino a far affiorare le navi, che nel 1939 saranno collocate in un museo costruito appositamente (che purtroppo andrà distrutto insieme alle due navi da un incendio nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno 1944). Il successo dell’operazione vale a Ucelli il titolo nobiliare e il predicato “di Nemi”.
Lo scoppio della guerra inaugura una stagione difficile per le imprese non direttamente coinvolte nello sforzo bellico. Nel 1944, Ucelli è arrestato insieme alla moglie con l’accusa di aver favorito l’espatrio di un gruppo di ebrei (e trascorre alcuni mesi nel carcere milanese di San Vittore). È il segno di una distanza ormai incolmabile fra l’imprenditore e il Regime fascista, con il quale non aveva mancato di collaborare sul piano istituzionale, ma nel quale non si era mai identificato.
 

 

Il museo della scienza: un sogno realizzato
Nella primavera del 1945, la fine della guerra apre nuove prospettive: si tratta di ricostruire le strutture materiali del Paese ma anche di ripensare al ruolo dell’imprenditore in una società attraversata da forti tensioni. In breve, la Riva riprende il suo cammino e, forte della sua reputazione, partecipa con successo anche a grandi costruzioni all’estero. Affiancato dal figlio Gianfranco, a cui lascia progressivamente la guida operativa dell’azienda, Ucelli può dare finalmente corpo al progetto a cui ha cominciato a lavorare all’inizio degli anni Trenta (ma a cui pensa da quando, nel 1906, ancora studente universitario, ha visitato la grande Esposizione internazionale di Milano): creare un grande museo della scienza e della tecnica, un centro attivo di divulgazione di quella cultura tecnico-scientifica che ancora faceva difetto in Italia. Nel 1945, il Comune di Milano concede in uso al costituendo museo i locali del convento di San Vittore, gravemente danneggiato dai bombardamenti. Otto anni più tardi, il 15 febbraio 1953, il nuovo museo, al cui progetto hanno lavorato gli architetti Piero Portaluppi e Ferdinando Reggiori, è inaugurato, alla presenza del Presidente del Consiglio De Gasperi, con una mostra dedicata al genio di Leonardo.
Gli ultimi anni di vita sono ricchi di soddisfazioni e riconoscimenti (tra l’altro, nel 1963, riceve il premio Bruno Rezzara per la divulgazione scientifica), anche se ormai l’epoca d’oro delle grandi costruzioni idroelettriche va esaurendosi e la nazionalizzazione dell’industria elettrica apre scenari inediti. Ucelli muore a Milano nell’estate del 1964.

Risorse bibliografiche
Guido Ucelli di Nemi. Industriale, umanista, innovatore. 1885-1964, a cura di Giovanna Majno, Milano, Hoepli, 2011.