Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

LAMARO, Antonio

Da Napoli alla Costa Azzurra
Gli anni Trenta sono per l’imprenditore edile quelli della maturità professionale e dell’affermazione all’estero; nel 1931 costituisce la Società Lamaro-Philippe (in cui figura il cognome della moglie), con sede prima a Marsiglia, poi a Parigi, che impianta il primo cantiere a Marsiglia: si tratta della costruzione del complesso Casa d’Italia, che comprende la sede del Consolato e della Camera di commercio. Tre anni dopo Lamaro avvia l’acquisto di terreni in Costa Azzurra, tra Nizza e Montecarlo, e realizza a Eze un complesso di 400 ville, costruendo il nucleo di un nuovo paese con strade, infrastrutture, negozi e un albergo.
Nel 1933 apre la sede di Napoli e dà il via alla realizzazione di immobili panoramici sul lungomare della città partenopea, mentre l’anno successivo viene costituita in Spagna la Sociedad Immobiliaria Lamaro-Berger con sedi a Barcellona e a Madrid.
Continua intanto l’attività a Roma, edificando i gruppi di palazzi presso la stazione Tuscolana, con oltre 3.500 locali economici; dello stesso periodo è il progetto per la costruzione a Milano di un vero e proprio “quartiere modello”: 156.000 metri cubi di fabbricati costruiti su terreni di proprietà presso piazzale Fiume, pensati secondo criteri urbanistici attenti alla situazione ambientale. Altre costruzioni sono avviate, sia in Italia che in Francia, alla fine degli anni Trenta, dai fabbricati costruiti a Roma sulla via Nomentana e sulla via Aurelia, al Parco Lamaro a Napoli, che comprende 13 edifici panoramici, ai 28 fabbricati nelle zone centrali di Marsiglia, fino alla riconversione del più importante e lussuoso albergo della Costa Azzurra, il Riviera Palace di Montecarlo. Nel 1937 è nominato cavaliere del lavoro.

 

Case Lamaro ad affitto mite
Nel 1940 firma un grandioso progetto che risponde alla sua strategia originaria e vuole dimostrare, scrive Lamaro, la possibilità di «una perfetta corrispondenza tra iniziativa privata, vantaggi per le masse ed interesse dello Stato»: al centro del piano è la costituzione delle società Clam - Case Lamaro ad affitto mite, per la costruzione di 758 alloggi distribuiti tra Apuania Massa, Forlì, Napoli, Avenza, Milano e il Lido di Roma. Approvato da Mussolini, il progetto, a causa della guerra, viene solo in parte realizzato.
Gli anni della guerra sono di stasi e attesa per l’intero settore delle costruzioni. Alla fine degli anni Quaranta, Lamaro apre due nuove sedi, una a Buenos Aires l’altra a Montevideo, ma la ripresa economica internazionale coinvolge tutte le società del gruppo, in Italia e in Europa.
La spinta principale viene dal suo progetto delle “case per tutti” che, negli anni della ricostruzione, diventa in Italia programma di Governo; ciò consente alle Imprese Lamaro di portare a compimento tutti i lavori interrotti per la guerra e di espandere ulteriormente l’attività sulla base di quelli che erano stati per circa trent’anni gli obiettivi imprenditoriali del fondatore. Sono migliaia gli alloggi progettati nel decennio 1950 su terreni di proprietà che contribuisco al rinnovamento edilizio di Roma, Milano, Napoli, Barcellona, Marsiglia, Buenos Aires e Montevideo.
In quegli stessi anni fonda la Scuola Edilizia Lamaro, con sede a Roma, per gli orfani dei lavoratori caduti sul lavoro, che dota di una sede e di diverse borse di studio.
Lamaro muore a Roma nella primavera del 1963, lasciando diversi scritti, nei quali sintetizza la sua visione imprenditoriale e politico-sociale dell’edilizia popolare: si ricordano i volumi Quello che tutti cerchiamo: maggiore giustizia sociale, La casa per le masse e l’ideologia fascista e L’edilizia economica del dopoguerra: previsioni e programmi.

Risorse bibliografiche
In memoria di Antonio Lamaro, a cura di G. Letta, Tip. A. Staderini, Roma 1963; P. Toscano, Le origini del capitalismo industriale nel Lazio. Imprese e imprenditori a Roma dall’Unità alla Seconda Guerra Mondiale, Cassino, Università degli studi di Cassino, 2002, ad indicem.