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Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Napoli 1896 - 1918: La prima industralizzazione

Cartolina riproducente i Cantieri Armstrong di Napoli, 1900. La fabbrica metallurgica per la costruzione di artiglierie navali era stata impiantata a Pozzuoli dalla Societa' Armstrong nel 1885 e dopo la guerra fu rilevata dall'Ansaldo (Istituto campano per la storia della resistenza, dell'antifascismo e dell'eta' contemporanea, Fondo Chiocca)

 
 

Il 20 marzo 1899 nasce a Napoli la Società meridionale di elettricità (Sme) con un capitale di 1 milione di lire sottoscritto dalla finanziaria ginevrina Société Franco Suisse pour l’industrie électrique (64%), dalla Compagnie napolitaine d’Éclaraige et de Chauffage par le Gaz (18%), dalla Banca commerciale italiana (10%) e da un gruppo di possidenti locali. Per i primi 25 anni e fino alla sua scomparsa la società è retta in qualità di Amministratore delegato da Maurizio Capuano, e in breve diviene la principale produttrice di energia elettrica del Mezzogiorno. La sua costituzione riassume anche il passaggio dall’illuminazione a gas a quella elettrica, che si compie rapidamente nei primi anni del secolo.
Nel 1900, pochi giorni dopo la morte dell’industriale piemontese Francesco Cirio, viene costituita a San Giovanni a Teduccio la fabbrica di conserve alimentari Cirio, con capitale sociale di 4 milioni, apportato in parte da imprenditori. Si tratta dello sbocco finale verso il comparto conserviero di una attività crescente e durata quasi un cinquantennio, incentrata sulla raccolta e sulla esportazione di frutta e ortaggi freschi, di cui Cirio è protagonista. La Campania è zona di larga produzione agricola e perciò si presta felicemente quale centro di attività industriale di trasformazione alimentare, in particolare conserviera, che all’inizio del secolo si propone di sfruttare la grande richiesta di prodotti locali che giunge d’Oltreoceano dai connazionali espatriati.
Nello stesso periodo è di grande rilievo anche lo sviluppo di altre due società del settore, la Del Gaizo e la Santarsiero, che in seguito (1920) si fonderanno. Nella provincia di Napoli, si sviluppano inoltre decine di piccole e medie industrie che consentono alla Campania di raggiungere il primato nazionale per numero di esercizi e per addetti. Ciò è possibile grazie alla notevole intensificazione della produzione di pomodori, e all’assoluto successo delle esportazioni italiane, passate dai 35.000 quintali del 1898 ai 468.000 del 1913.

 

Veduta frontale dello stabilimento Ansaldo di Pozzuoli, Napoli 1900 (Istituto campano per la storia della resistenza, dell'antifascismo e dell'eta' contemporanea, Fondo Chiocca)

 
 

All’alba del nuovo secolo una delle vicende più interessanti dal punto di vista industriale e finanziario è quella che riguarda il tentativo di ristrutturazione di alcuni pastifici a Torre Annunziata. L’iniziativa è opera dell’imprenditore ebreo Massimo Levi e di Carlo e Teodoro Cutolo (padre e figlio), i quali, con il concorso della Società di assicurazioni diverse (Sad), rivoluzionano la tradizionale gestione familiare degli opifici attraverso l’accollo dei debiti e la costituzione di cinque società anonime, di cui assumono la direzione tecnica.
Negli stessi anni, i Cutolo sono anche protagonisti della trasformazione della Società anonima ferroviaria Napoli-Ottaviano nella Società anonima strade ferrate secondarie meridionali, in seguito all’autorizzazione per la costruzione di un nuovo tronco fino a Poggiomarino, passando per Torre Annunziata, e al prolungamento fino a Sarno della linea già attiva, in modo da congiungere in un anello tutti i paesi alle falde del Vesuvio (Circumvesuviana).
La legge per il risorgimento economico di Napoli del 1904, voluta da Giolitti e scritta da Nitti, concede larghe agevolazioni agli stabilimenti siderurgici localmente ubicati. Ne consegue un accordo tra i principali produttori e il progetto di un grande stabilimento Ilva, che si decide di impiantare a Bagnoli, in un’area di oltre 1,2 milioni di mq. I lavori sono ritardati dalle grave crisi del settore, che è presto oggetto del “salvataggio” da parte della Banca d’Italia e del suo direttore Stringher.