Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Barovier&Toso

Cortile della storica vetreria artistica Barovier con membri della famiglia e maestranze, Murano 1875 ca. (Collezione privata)

 
 

La famiglia Barovier vanta una tradizione plurisecolare nella produzione delle vetrerie artistiche a Venezia. Fra i più importanti membri della famiglia si ricorda Angelo Barovier, che alla metà del Quattrocento realizzò il vetro cristallino, ovvero il vetro puro, incolore, che conosciamo oggi. Con la caduta della Serenissima, l’arte della produzione del vetro era andata incontro a una profonda crisi e solo nella seconda metà dell’Ottocento alcuni produttori riuscivano a far rivivere l’antica arte. Giovanni e Antonio Barovier lavorano per diversi anni nelle fornaci di Antonio Salviati, così come i loro figli, Benvenuto, Benedetto e Giuseppe; nel 1878 questi ultimi costituiscono una società propria, la Fratelli Barovier, che pochi anni dopo assume la denominazione di Artisti Barovier. L'impresa mantiene per decenni con Salviati rapporti esclusivi di fornitura con precedenza sugli altri clienti. Al 1896 risale la ricostituzione dell'impresa sotto il nome di Artisti Barovier & C. Durante questo periodo la produzione appare sostanzialmente ancorata agli stili e alle forme tradizionali, ma alcuni esperimenti creativi portano alla fine del secolo alla produzione del vetro murrino, detto anche vetro-mosaico. L'innovazione della produzione artistica vede poi i Barovier accogliere le influenze stilistiche dell'Art Nouveau: le loro composizioni diventano celebri grazie alla Esposizione di scelti vetri artistici ed oggetti affini di Murano e Venezia del 1895. Fino alla prima guerra mondiale la produzione di vetro murrino continua con crescente popolarità, proponendo esemplari sempre più complessi, anche grazie alla collaborazione, nella fase del disegno, di artisti esterni all'impresa. La partecipazione alle esposizioni è in questa fase il principale veicolo di pubblicità dei prodotti, come nel caso del Salone d’arte di Windhager di Monaco (1913) e della Biennale di Venezia (1914).

 

Campionario dei vetri artistici Barovier di Murano, 1890 ca. (Collezione privata)

 
 
La prima guerra mondiale obbliga i Barovier a spostare l'attività a Livorno, per evitare il blocco della produzione. Terminata la guerra, nel 1919, la società, che occupa una cinquantina di persone, prende il nome di Vetreria Artistica Barovier & C., con l'ingresso di due figli di Benvenuto (Ercole e Nicolò) e del figlio di Giuseppe (Napoleone). Ercole Barovier è la figura più innovativa in questa fase di storia dell'azienda familiare: assunta la direzione nel 1926, non lavora il vetro, ma disegna i prodotti, ne segue la realizzazione e si occupa delle possibilità tecnologiche che il materiale combinato con altri può offrire alla produzione di vetri artistici. Le innovazioni riguardano in particolare la produzione del vetro-mosaico: il vetro detto ‘primavera’, realizzato nel 1929 con una miscela inedita, dal colore biancastro opaco a effetto craquelé, viene presentato negli anni successivi alla Biennale di Venezia e alla Triennale di Monza. Ercole Barovier realizza anche una serie di vetri destinati a usi funzionali, mentre i pezzi decorativi prodotti grazie alla tecnica di colorazione a caldo ottenuta senza fusione vengono premiati alla Biennale di Venezia del 1936 e all’Esposizione di Parigi del 1937. Gli impianti produttivi sono in questi anni ancora concentrati a Murano. Le innovazioni introdotte dalla Barovier nella lavorazione del vetro sono presentate nelle riviste specializzate, come Domus, Dedalo, Le tre Venezie, che ospitano negli anni Venti e Trenta intere pagine di illustrazioni e descrizioni della produzione artistica dell'impresa.
La crisi internazionale colpisce anche Murano e causa un periodo di grande difficoltà per tutte le aziende del settore. Ercole Barovier, rimasto unico responsabile dell'impresa, la liquida nel 1936, facendola confluire nella S.A.I.A.R. (Società Anonima Industrie Artistiche Riunite), società fondata nel 1919 a Napoli dagli ex-soci della Ferro Toso & C., da un imprenditore trevigiano e da finanziatori partenopei. La S.A.I.A.R. viene quindi assorbita da una nuova società, la Ferro Toso e Barovier Vetrerie Artistiche Riunite S.A., con un capitale sociale di 600.000 lire, Ercole Barovier come consigliere delegato, affiancato dai fratelli Artemio e Decio Toso. Nel 1939 l’azienda prende il nome di Barovier Toso & C. – Vetrerie Artistiche Riunite S.A. Sommando le competenze e le tradizioni delle due società originarie, l'impresa appare in fase di rilancio, e riesce in breve a depositare numerosi brevetti; la guerra mondiale impone un rallentamento della produzione, ma non un blocco.