Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

I magazzini della memoria (Soprintendenza archivistica per la Sardegna, Iglesias, 2004)

Le prime strutture della miniera di Monteponi nella fase d'impianto, 1850 ca. (Comune di Iglesias, fondo Monteponi Montevecchio, Serie fotografica, tecnica e cartografica, n.18/33)

 
 

2004, Foresteria della miniera di Monteponi, Iglesias,

All’immenso patrimonio documentario prodotto dalle imprese minerarie italiane e straniere, attive in Sardegna fin dall’Ottocento, la Soprintendenza archivistica per la Sardegna ha dedicato la mostra allestita dal 26 maggio al 13 giugno 2004, in occasione della VI settimana della cultura, nei locali della foresteria della Miniera di Monteponi, ad Iglesias, che aveva come obiettivo primario la presentazione alla comunità del progetto di restauro dell’ex Magazzino centrale di Monteponi, scelto come sede unica del prezioso archivio minerario, attualmente di proprietà dell’Igea spa (Interventi geo ambientali).
L’ampio spazio offerto dai Magazzini, oltre ad assolvere il fondamentale ruolo di custode di un complesso documentario di rilevanza mondiale, consente, oggi, a lavori di restauro conclusi, di realizzare progetti integrati e altre molteplici iniziative interdisciplinari, rispondendo ad esigenze di diffusione della cultura e di nuovi sbocchi economici ed occupazionali.
I documenti esposti, tratti dagli archivi storici dell’Igea spa e del Comune di Iglesias, oltre a dare un notevole contributo alla conoscenza delle enormi potenzialità delle fonti archivistiche minerarie, hanno consentito di ripercorrere la storia dell’ex Magazzino di Monteponi con la descrizione delle sue funzioni all’interno della miniera e le modifiche apportate nel tempo all’edificio, fino al periodo precedente il restauro.
La mostra si articolava in tre settori: I magazzini della memoria; Il progetto di ristrutturazione del Magazzino centrale di Monteponi; L’impegno dell’Igea spa nella valorizzazione degli archivi minerari.
A corredo dei documenti sono stati esposti alcuni oggetti un tempo custoditi nel Magazzino, nonché alcuni pezzi della preziosissima collezione di modelli in legno delle parti meccaniche dei macchinari, un tempo in uso nella miniera, realizzati interamente nel villaggio e oggi conservati in un vecchio magazzino di Monteponi.

 

Il pozzo Sella e l'officina meccanica della miniera di Monteponi, 1900 ca. (Comune di Iglesias, fondo Monteponi Montevecchio, serie fotografica, tecnica e cartografica, n.5/33)

 
 

I magazzini della memoria
a cura di M. Patrizia Mameli

Nell’inoltrarci per il viale che conduce a Monteponi ci accolgono giganti muti, sono gli impianti della miniera: pozzi, opifici, magazzini, case; così appare il villaggio che un tempo pullulava di vita e di lavoro. Dei suoi abitanti che riempivano le strade nella giornata di paga, unico giorno di festa nel lungo mese di lavoro del minatore, oggi restano le orme indelebili del loro passaggio, storie scritte nel cuore del paesaggio iglesiente, che aspettano di essere lette.
L’Iglesiente è la zona della Sardegna maggiormente interessata dalla presenza dell’attività estrattiva, dove i sistemi di coltivazione, siano essi a giorno, come Cungiaus, o sotterranei, hanno influenzato variamente l’aspetto del territorio in cui la miniera è stata aperta.
Monteponi sul monte omonimo, l’antico Monte Paone, è una delle miniere più antiche d’Europa; le prime ricerche risalgono al dominio cartaginese per continuare sotto il dominio romano, pisano e poi spagnolo. Guidati dagli affioramenti esterni, gli antichi avevano praticato nei punti più elevati numerosissimi pozzetti, discendendo a profondità di oltre 100 metri, di cui ancora si vedono le tracce. Fino alla prima metà dell’Ottocento la produzione è molto modesta e le ricerche superficiali e senza regole, ma dalla metà del secolo il Governo comincia a riconoscere l’importanza dei depositi minerari quale cespite di rendita dello Stato e affitta la miniera ad una società privata per trent’anni. Ha inizio, così, il periodo più florido dell’attività di Monteponi che in pochi anni si ingigantisce realizzando importanti conquiste e costruendo, parallelamente, complesse strutture, segno tangibile della potenza raggiunta.
Una tale attività ha lasciato importanti vestigia di storia industriale non solo per i chilometri di gallerie e per le grandiose opere di ingegneria, ma anche per l’immenso patrimonio documentario, testimonianza unica di un recente passato che racconta della miniera.
Non si sarebbe potuta scegliere sede più adatta per conservare l’archivio storico minerario di un edificio come il Magazzino centrale di Monteponi che, fin dai primissimi tempi custode discreto dei materiali indispensabili alla miniera, si fa ora depositario della memoria scritta di questa comunità, diventando il Magazzino della memoria.
I documenti più antichi dell’archivio minerario ci consentono di ripercorrerne la storia e l’evoluzione.
Le poche foto superstiti che risalgono ai primi anni di attività della Società Monteponi, che nel 1850 si aggiudica l’affitto della miniera, mostrano un paesaggio con poche costruzioni ed esigue strutture. Ma il Magazzino centrale sembra già funzionale alle esigenze della miniera: negli anni ’60 dell’Ottocento lo stato delle merci “esistenti a Magazzeno” viene regolarmente monitorato e confrontato con il materiale elencato negli inventari annuali dei beni che appartengono alla  Società, tra cui il Magazzino è inserito con pari dignità, e il personale viene strettamente controllato perché non consumi oltre il necessario i materiali che vi sono custoditi. I magazzinieri, insieme ad altri dipendenti, vengono spesso proposti dal consiglio d’amministrazione per gratificazioni e aumenti salariali, destinati “a rialzare gli spiriti abbattuti dalle malattie e dai patimenti”, al fine di allontanare il più possibile il rischio di “trascuranza nel servizio” che danneggerebbe gli interessi della Società, il cui bene supremo solo conta.
Attraverso la descrizione minuziosa che ne fanno gli inventari compilati dalla Società, si possono conoscere quali materiali sono custoditi nel nostro Magazzino ed è facile ricostruire le caratteristiche architettoniche dei suoi locali che, negli anni ’70, appaiono già modificati, rispetto all’aspetto iniziale, e ampliati con l’aggiunta di una nuova costruzione, “ampio fabbricato costrutto dalla Società ed aggiustato per Magazzeno centrale rifatto a nuovo (…) con ingrandimenti di un altro magazzeno”.
Intanto, con l’evolversi del lavoro in miniera, le strutture si modificano e se ne aggiungono di nuove che si affiancano al magazzino e agli altri edifici esistenti: la palazzina Bellavista, per la direzione, la laveria calamina e la laveria magnetica, per il trattamento del minerale, l’officina meccanica e la fonderia di ghisa con annesso il laboratorio modellisti, le case per gli impiegati e per gli operai, fino all’imponente impianto per l’elettrolisi dello zinco, costruzioni che, con la loro presenza, accentuano sempre più l’entità delle trasformazioni intervenute, tanto da dominare ogni elemento del paesaggio che difficilmente potrà riconquistare gli spazi perduti.