Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

PIAGGIO, Enrico

Prima pubblicità della Vespa

 
 

Già nel 1944 a Biella, dove erano sfollati gli impianti di Pontedera, tecnici e ingegneri avevano lavorato alla costruzione di un piccolo scooter, l'MP5, battezzato dagli stessi operai Paperino, per la sua strana forma. Nel 1945, a guerra finita, Piaggio accompagna D'Ascanio a Biella e ha modo di esaminare questo prototipo: rimane colpito dall’idea di un veicolo piccolo e leggero, ma non è soddisfatto del risultato ottenuto; incarica quindi l’ingegnere di riprogettare lo scooter sviluppando l'idea di un mezzo di trasporto agile che possa avere un ampio impiego e risponda alla domanda di mobilità individuale espressa dagli italiani all’indomani del conflitto bellico. In poche settimane D’Ascanio porta a termine il progetto di un motoveicolo con scocca portante, motore di 98 cc. a presa diretta, cambio sul manubrio per facilitare la guida, senza forcella ma con un braccio di supporto laterale, tale da consentire agevolmente il cambio della ruota in caso di foratura, costruito con materiali resistenti e leggeri, derivati dalla produzione aeronautica.

Il nuovo prodotto – un motociclo ribattezzato Vespa per via del suono del motore e delle forme della carrozzeria – viene brevettato nell’aprile del 1946. Nonostante i 100 esemplari pre-serie vengano venduti con qualche difficoltà, Piaggio decide di avviare la produzione in serie di un primo lotto di 2.500 esemplari: le vendite testimoniano il successo del prodotto, perché 2.181 Vespe vengono acquistate nel 1946; il risultato è destinato a moltiplicarsi l'anno successivo, con 10.535 veicoli venduti. Il prezzo di 68.000 lire equivale a diversi mesi di lavoro di un impiegato, tuttavia la possibilità del pagamento rateizzato rappresenta uno stimolo notevole per le vendite. La diffusione della Vespa dà così il primo impulso alla motorizzazione di massa in Italia, anticipando l’arrivo dell'altra grande protagonista di questo cambiamento, la Fiat 500 negli anni Cinquanta. Nel 1947 viene inoltre commercializzato l'Ape, il furgone a tre ruote costruito con la stessa filosofia progettuale che aveva ispirato Piaggio per la Vespa, indirizzata a soddisfare le esigenze di trasporto individuale (in questo caso, di merci) nell'Italia della ricostruzione. Nel 1948, con l'uscita della Vespa 125, prende avvio una fase di straordinaria crescita produttiva: nel 1953 vengono prodotti 171.200 esemplari (nello stesso anno esce dagli stabilimenti la cinquecentomillesima Vespa e, solo tre anni dopo, la milionesima).
 

Enrico Piaggio festeggia la produzione della milionesima Vespa, 1956 (Archivio storico Piaggio, Pontedera, Fondo Fotografico)

 
 

Nel 1950 le prime aziende licenziatarie avviano la produzione dello scooter in Inghilterra, in Germania, in Spagna e in Francia, e già nel 1953 la rete commerciale della Piaggio è presente in 114 paesi in tutto il mondo, con oltre 10.000 punti vendita. Insignito della laurea in ingegneria honoris causa dall’Università di Pisa nel 1951, Piaggio punta nella seconda metà degli anni Cinquanta a espandere la presenza dell’impresa al settore automobilistico, avviando gli studi per la produzione di una microvettura. Il risultato è la Vespa 400, una piccola automobile con un motore di 400cc, progettata ancora una volta da D'Ascanio, che viene presentata per la prima volta a Montecarlo nel settembre del 1957. Le linee di produzione vengono approntate a Fourchambault, nello stabilimento della Ateliers de Construction de Motocycles et Automobiles (ACMA), una consociata francese dell’azienda italiana. Prodotta in circa 34.000 esemplari fra il 1958 e il 1964, la Vespa 400 non si rivela però quel successo commerciale atteso da Piaggio, soprattutto a causa della decisione di non importarla in Italia, per evitare rapporti conflittuali con la Fiat; questa scelta obbliga l’impresa a operare in una situazione di difficile concorrenza sui mercati europei.

Nel febbraio 1964 i due fratelli Piaggio giungono a una consensuale separazione dei rami dell'impresa: nascono la Piaggio & C., che si occupa di ciclomotori, e la Industrie aeronautiche e meccaniche Piaggio (IAM), centrata sulle costruzioni aeronautiche e ferroviarie, giacché quelle navali sono ormai marginali.

L’azienda guidata da Enrico ha nella Vespa il suo prodotto di punta: conta ormai oltre 10.000 dipendenti e rappresenta uno dei motori economici più importanti della Toscana. Alla metà degli anni Sessanta cade un periodo di elevata tensione sociale tra la dirigenza dell’azienda e i lavoratori, causata principalmente dagli effetti sulla produzione e l’occupazione di un primo calo, solo temporaneo, delle vendite, sperimentato nel corso del 1963. L’imprenditore non assiste alla fase di rilancio successiva, perché muore nell’autunno del 1965.
 
 
Risorse archivistiche e bibliografiche
Il Museo Piaggio di Pontedera conserva la documentazione sulla biografia dell’imprenditore e sull’impresa.
Una leggenda verso il futuro: i centodieci anni di storia della Piaggio, a cura di T. Fanfani, 1994; L’aereonautica italiana. Una storia del Novecento, a cura di P. Ferrari, Milano, Franco Angeli, 2003; A. Rapini, La nazionalizzazione a due ruote: genesi e decollo di uno scooter italiano, Bologna, Il Mulino, 2007.