Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Fiat

Linea di montaggio della Fiat 128 in un reparto dello Stabilimento Fiat Rivalta di Torino, 1970 (Archivio e centro storico Fiat, Fondo iconografico).

 
 

     La grande espansione occupazionale indotta dal boom della produzione di mezzi di trasporto fece della provincia di Torino una delle aree industriali del Nord maggiormente investite dai movimenti migratori. La città di Torino registrò i più rapidi tassi di crescita della popolazione tra tutte le grandi città italiane. Il numero degli abitanti raddoppiò in poco più di dieci anni, tra il 1950 e il 1963. I problemi dell’inserimento delle decine di migliaia di immigrati che si riversavano ogni anno in città e nel suo hinterland sovrastarono la capacità di risposta delle istituzioni pubbliche e delle iniziative private. La carenza di abitazioni e l’insufficienza dei servizi determinarono tensioni sociali che aggravarono le difficoltà di adattamento al lavoro e alla società industriale. Il miracolo economico accese aspettative e lasciò irrisolte tensioni che esplosero alla fine del grande ciclo di espansione internazionale. Nel 1969 la Fiat decise investimenti per 250 miliardi, da realizzarsi nel triennio successivo, per la costruzione di impianti produttivi nel Mezzogiorno (tra i quali gli stabilimenti di Termini Imerese, Cassino e Termoli); ma l’area torinese era ormai congestionata. Si aprì nell’autunno di quell’anno, in occasione del rinnovo del contratto nazionale di lavoro per l’industria metalmeccanica, una fase di conflittualità destinata a durare per tutti gli anni Settanta, con pesanti ripercussioni sulla redditività aziendale, che sarebbe stata messa sotto pressione anche dagli squilibri negli scambi internazionali determinati dalla fine della stabilità dei cambi e dalla prima crisi petrolifera del 1974. La risposta della Fiat fu ancora una volta basata sull’innovazione tecnologica e dei prodotti. Nel 1971 fu lanciata la 127, la prima Fiat a trazione anteriore. Nel 1972 entrarono in funzione a Mirafiori i primi robot, nella produzione della 132. Si studiarono soluzioni per migliorare le condizioni di lavoro nei punti critici del ciclo produttivo, quali la saldatura e le cabine di verniciatura, e si sperimentarono interventi di ricomposizione della mansioni, quali la Lavorazione asincrona motori (Lam), che sostituiva il lavoro in linea con quello su isole e banchi nel montaggio motori. Nel 1978 fu varato il Robogate, un sistema di automazione della saldatura delle scocche realizzato dalla Comau, che sarebbe presto diventata leader mondiale in questo campo.
 

Dipendenti Fiat durante un consiglio di fabbrica davanti allo Stabilimento Fiat Mirafiori, Torino 1980 (Archivio e centro storico Fiat, Fondo iconografico).

 
 
Sul finire degli anni Settanta giunse a compimento il piano di decentramento gestionale e riorganizzazione della Fiat in holding, un processo che aveva visto Umberto Agnelli in un ruolo di protagonista in qualità di amministratore delegato. I diversi comparti produttivi, che nel periodo vallettiano erano raggruppati in Sezioni, furono costituiti in società autonome: Fiat Auto, Fiat Ferroviaria, Fiat Avio, Fiat Veicoli industriali, Fiat Trattori e così via, coordinate dalla capogruppo Fiat spa. Nel 1980 Cesare Romiti, entrato alla Fiat nel 1974 come direttore finanziario, assunse la carica di amministratore delegato unico, per guidare l’azienda nella più impegnativa opera di ristrutturazione della sua storia.
     Nonostante le innovazioni tecniche, organizzative e gestionali, la redditività dell’azienda continuava a restare problematica, in relazione all’elevata turbolenza sociale. Nel 1979 il combinarsi del secondo shock petrolifero con l’entrata in funzione del Sistema monetario europeo creò nuove difficoltà e vincoli sui mercati internazionali. Divenne improcrastinabile un’azione decisa di riorganizzazione in direzione del recupero di competitività. Nell’autunno del 1980 una lunga vertenza sindacale originata dalla richiesta della Fiat di ridimensionare gli organici ebbe una conclusione favorevole all’azienda, dopo la cosiddetta “marcia dei quarantamila” quadri, impiegati e lavoratori contraria alla prosecuzione dell’agitazione. Con il ricorso alla cassa integrazione speciale come ammortizzatore sociale fu condotta nei primi anni Ottanta un’intensa opera di riorganizzazione che si servì della progressiva introduzione delle tecnologie informatiche finalizzate ad una automazione flessibile.
     L’innovazione di processo si accompagnò ancora una volta all’innovazione di prodotto. Nel 1983 fu lanciata la Uno, vettura economica che presentava radicali innovazioni nell’elettronica, nei materiali alternativi e nel motore “pulito”, il Fire 1000. Nel 1989 la Fiat Tipo, costruita dall’anno precedente nello stabilimento di Cassino, si guadagnò il titolo di «Auto dell’anno» per le sue caratteristiche innovative. Il diffondersi, all’interno di una società industriale ormai matura, della nuova consapevolezza delle esigenze della tutela ambientale, spingerà la Fiat ad avviare, nel 1991, un progetto per il recupero e il riciclaggio integrale delle vetture destinate alla demolizione.
     Un grande sviluppo ebbe il settore dei veicoli industriali, con il marchio internazionale Iveco che riuniva, dalla metà degli anni Settanta, i marchi Fiat, Om, Lancia, Magirus, Unic (e al quale si aggiungerà nel 1991 lo spagnolo Pegaso). La Fiat Ferroviaria toccò un primato tecnologico con la realizzazione dei treni ad alta velocità con carrelli a ruote indipendenti e ad assetto variabile.